figli di un dio minore: ut     
di mario biserni (no ©)




Le UT si formarono a New York nel Dicembre 1978 ma nel 1981, dopo vari concerti e prima di avere pubblicato alcunché, si spostarono a Londra. Appena installatesi sulle rive del Tamigi pubblicarono una prima cassetta, incisa su un solo lato, con alcune registrazioni effettuate al Venue (locale londinese di proprietà della Virgin). Essendo un trio di donne vennero subito a collocarsi come parte di quella scena, esplosa proprio in quegli anni, di gruppi a componente totalmente o prevalentemente femminile: Bush Tetras, Snatch, The Slits, The Raincoats .... Possono pertanto essere considerate antesignane del movimento a radice femminista conosciuto come Riot Grrrl, e Le Tigre di Kathleen Hanna non mancheranno di citarle nella loro Hot Topic (un omaggio alle grandi figure femminili della musica). Il nome può significare varie cose, tra l’altro in origine indicava la nota musicale poi chiamata Do, ma nel loro caso credo sia da intendere come una contrazione di youth, e a tal proposito è bene sottolineare come, al pari dei Sonic Youth, rappresentino l’anello di congiunzione fra No Wave e Noise.
La loro vera particolarità sta però nel fatto che le tre ruotavano al canto e agli strumenti (chitarre, chitarra basso e batteria), un fatto piuttosto inusuale nel contesto della musica rock. Rispetto al gruppo di Moore e Ranaldo va detto che se quello poneva una maggiore attenzione alla melodia, tanto che potremmo inserirlo fra i gruppi che si rifacevano a una tradizione di tipo più beatlesiano, le Ut sono sicuramente più portate verso soluzioni ritmico-tribali e di conseguenza tendono più a un’impostazione di tipo rollingstoniano (logicamente sto cercando di semplificare, anche banalizzandoli, i riferimenti possibili). Fra le altre e numerose influenze presenti nella loro musica vanno citati i suoni più graffianti e dissonanti dei Velvet Underground, il proto-punk schizzato di Richard Hell, il minimalismo elettronico-urbano dei Suicide (pur essendo la loro musica suonata su una classica strumentazione elettrica), le soluzioni disarticolate del free jazz e il free-rock impiantatosi al di qua e al di là dell’Atlantico, come dire da Beefheart agli Henry Cow e al Pop Group, influenza quest’ultima dimostrata da un Tim Hodgkinson che si è prestato a registrare e a suonare in alcuni brani di “Confidential”, “Conviction” e “Griller”.
L’alternarsi delle tre al canto, agli strumenti e alla composizione crea una certa variabilità d’atmosfere. Tendenzialmente, e pur in presenza di episodi nei quali vengono mescolate la carte, Jacqui Ham sembra più legata a modalità punk e post-punk, Nina Canal ha una predisposizione maggiore verso atmosfere free e di derivazione popolare, Sally Young ha invece un approccio più melodico. Fra coloro che nei vari dischi hanno collaborato con le Ut, producendo e/o suonando in qualche brano, oltre a Hodgkinson ci sono il produttore / multi strumentista Paul Kendall, la batterista Allison Phillips, la chitarrista Karen Achenbach, il batterista Charlie Dinsdale e il notorio Steve Albini. Il loro suono era sperimentale senza che venissero effettuati particolari esperimenti di studio, fra questi pochi la sequela di nastri al contrario di Kcahsmahs e la psichedelia dissennata, acida e pereubuista di Mouse Sleep (entrambi i brani sono in “Conviction”). Grande importanza nella vita della band è rivestita da almeno quattro episodi.
Il trasferimento a Londra, del quale s’è già detto.
Il passaggio dalla propria etichetta Out Records alla Blast First, che nel 1987 diede alle stampe lo splendido “In Gut’s House”, sotto veste di doppio EP, seguito nel 1989 dal testamento finale “Griller” registrato da Steve Albini, e tale collaborazione rappresenta un’altra delle tappe fondamentali nel loro percorso.
Inoltre c’è la pubblicazione di “Early Live Life” avvenuta nel 1987, sempre da parte della Blast First, un disco di registrazioni pubbliche che ne evidenzia l’evoluzione negli anni, a partire da alcune esibizioni newyorchesi del 1979 per tornare sei anni dopo, passando attraverso alcuni concerti inglesi a Londra e Brighton, di nuovo a Nuova York. Un percorso e una crescita in completa autogestione, e un disco di registrazioni grezze ma essenziali che va ad affiancare l’ottima produzione in proprio (una cassetta, due EP e un LP) a testimonianza dei loro primi anni di vita.
“In Gut’s House” rappresenta il passaggio a un suono più raffinato, sia sotto l’aspetto compositivo sia per quanto concerne la qualità delle registrazioni, con inserimento di strumenti quali armonica, pianoforte e violino ad affiancare in alcuni brani i classici chitarra, basso e batteria. Un'evoluzione che porta anche alla ballata semiacustica (la dylaniana Homebleed) o si spinge verso moderne traiettorie funk (Mosquitto Botticelli).
La collaborazione ultima con Albini rappresenta indubbiamente una tappa importante e definitiva, dal momento che in quegli anni registrare con l’ex Big Black equivaleva a farlo con Phil Spector negli anni ’60 o Brian Eno negli anni ’70. I suoni acquistano ancor più in nitidezza, ma anche in pesantezza, e “Griller” termina con l’essere il loro disco più canonicamente rock (alcuni passaggi fanno pensare ai Pretenders). L’unico titolo a uscire dalle righe è quello che da il nome al disco e che, guarda caso, non è registrato da Albini ma da Hodgkinson. Il disco è comunque buono e non contiene nulla di scandalosamente scadente, si badi bene, ma forse la loro vicenda meritava un suggello migliore.


DISCOGRAFIA:
• "Ut Live Nov 1981” (MC) – Out Tapes 1982 (ristampato in vinile nel 2018 su Out Records come “Live At The Venue”)
• "Ut" (EP) – Out Records 1984
• "Confidential" (EP) – Out Records 1985
• "Conviction" (LP) – Out Records 1985
• "In Gut’s House" (2 x LP) – Blast First 1987
• "Early Live Life " (LP) – Blast First 1987
• "Griller" (CD / LP) – Blast First 1989




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