jacopo andreini    
intervista di e. g. (no ©)





New York… un giorno qualsiasi del nuovo millennio…
Un pompiere torna a casa tardi, stanco e affranto….
La moglie, il figlio, la figlia, la madre, il padre, un familiare qualsiasi domanda: «Cos’è successo?»
Il pompiere: «Zitti, zitti!!!! Una giornata terribile, un disgraziato è precipitato dall’ultimo piano di un grattacielo»
Un familiare: «Poveretto… è morto?»
Il pompiere: «Per fortuna eravamo nei pressi e siamo riusciti a stendere una rete…»
Un familiare (confortato): «Whew!!! Lo avete salvato?»
Il pompiere: «Macché… l’impatto è stato troppo forte e, forse, la rete era troppo tesa, fatto sta che è rimbalzato…»
Un familiare: «Che sfiga… allora è morto?»
Il pompiere: «Fortuitamente è riuscito ad attaccarsi all’asta di una bandiera…»
Un familiare: « Whooho! E poi qualcuno dice che le bandiere non servono a niente!!!»
Il pompiere: «Però dovrebbero farle più robuste…»
Un familiare: «Cazzo di Buddha!!! S’è rotta?»
Il pompiere: «Sì, per fortuna eravamo ancora nei pressi e abbiamo risistemato la rete…»
Un familiare: «Quando le cose devono finire bene…»
Il pompiere: «Nient’affatto, è rimbalzato di nuovo….»
Un familiare: «Non vorrai dire che dopo tutto questo lavorio è comunque morto?»
Il pompiere: «La sorte ha voluto che in quel momento passasse un elicottero e lui è riuscito ad attaccasi sotto….»
Un familiare: «Uffa, l’hanno tirato su?»
Il pompiere: «Non hanno fatto a tempo, perché il disgraziato ormai era stanco e non ce l’ha fatta a tenere la presa…»
I familiari (tutti insieme e al limite della sopportazione): «Ma insomma, come cazzo è andata a finire?»
Il pompiere: «Non ci crederete, ma alla fine s’è dovuto sparargli!!!!»

Questa barzelletta è una buona metafora per aprire la parentesi su un personaggio sempre in movimento e inafferrabile qual è Jacopo Andreini. L’intervista che segue era nell’aria da tempo, ma cercavo di ritardarla perché mi preoccupava calarmi nel vortice di parole e di iniziative che caratterizzano il batterista dell’Enfance Rouge. Poi, dal momento che quel che s’ha da fare va fatto, l’intervista è iniziata e, come prevedevo, è stata una faticaccia, però è stata anche un’esperienza utile e divertente. Quella che vedete è una versione leggermente limata di quanto s’è scritto in 4-5 mesi di botta e risposta – wow! – e spero che possa esservi utile come lo è stata per me. Spero anche che, ammesso che non lo abbiate già fatto, questo fiume in piena possa rapirvi e trascinarvi dentro a quei caotici universi che sono il suo mondo e la sua discografia…
Passo così la palla al giudizio inappellabile dei lettori usando la stessa frase che Jacopo rivolge al pubblico quando inizia i concerti con l'Achref Chargui Trio: «Siete voi il nostro fonico».




Se dovessi descriverti per un identikit, pur non essendo un grande fisionomista, credo che non avrei problemi mentre di fronte all’Andreini musicista vado proprio in difficoltà…. Chi sei in realtà?
Sarebbe bello partire dalla fine della tua domanda: c'è l'obbligo di essere una cosa sola per essere reali? Ho letto un saggio parzialmente interessante di Amin Maluuf ("Les identités meurtieres") che sviscera parte di questa domanda. Ma comunque, senza addentrarci nelle fisime della filosofia: l'Andreini musicista sin da ragazzetto ha la malattia dell'eclettismo - molta curiosità per tante cose diverse, mondi diversi, fin’anche a motivi diversi per fare le stesse cose. Ma come dicono in Francia, «touche à tout - bon à rien». Per stringere: suonare uno strumento non mi è mai bastato, ho costruito delle pesudo-chitarre prima di potermene permettere una, ho messo insieme set di percussioni prima di comprarmi una vera batteria, ho registrato oggetti, suoni e radio ad onde corte ancor prima d’essere raggiunto dal pensiero di voler suonare musica.il_primo_concerto_1989 Tutto questo è rimasto, esplorato ed ampliato, fino ad oggi: amo registrare nelle situazioni più assurde (in questo momento sono in un fortino sul mare a Lampedusa, col mio nuovo studio mobile, per registrare il primo album degli SS1 SCUD, amo mettere le mani su strumenti che non so (ancora) padroneggiare, preferisco provare a cercare una cosa nuova piuttosto che ripetere qualcosa che ho già fatto. I risultati sono talvolta discutibili, a volte esaltanti, altre inutili. Ma non è la vita tutta ad essere così?

La tua attività ‘pubblica’ di musicista, se non sbaglio, è però iniziata in qualità di batterista?
La prima esibizione è effettivamente stata in qualità di batterista: prestavo un'asta per un piatto ad un amico che suonava in parrocchia, e tamburellando su un mobile nell'attesa di incontrarlo sono stato assunto da un altro ragazzo che suonava la stessa sera. Con la mia maglietta degli Iron Maiden l'ho accompagnato mentre suonava Viva la Mamma di Bennato.
L'amico a cui prestavo l'asta (Raffele Ferro/Rankin Alpha) ha poi realizzato molti progetti, nei quali ho suonato spesso: Ragariddim, Dubital, Delegators, Flappa & Nagades, producendo dischi con Mad Professor, Madaski e molti altri. Continuiamo a vederci e a collaborare quando possibile.

E il primo gruppo da te fondato, o nella cui nascita hai comunque rivestito un ruolo attivo, qual è stato?
Nel 1988 io e Stefano Francaviglia fondammo i Sues Sumus. Non avendo nemmeno gli strumenti, iniziammo con lo scrivere testi e disegnare magliette. Nel giro di un anno ci siamo comprati una chitarra classica e una batteria, ma abbiamo scoperto che i volumi dei due strumenti non erano compatibili. Illuminazione: ecco perché nel rock si usa la chitarra elettrica! Ne compriamo una e inseriamo la cuffia nell'ingresso del jack.Nando_Meet_Corrosion Delusione: non si sente niente, e pensiamo seriamente che ci abbiano venduto una chitarra rotta. Rivelazione: le chitarre elettriche vanno attaccate agli amplificatori. Ci costruiamo un amplificatore con un vecchio stereo Philips, un ingresso pentapolico e due casse artigianali. La differenza di impedenza crea una distorsione che per il momento ci basta a sentirci punk e iniziamo a scrivere i primi pezzi, grossomodo di ispirazione punk medievale. Suoniamo in vari contesti improbabili fino al 1992, registrando le prove e i concerti e assemblando un demo postumo duplicato in, probabilmente, meno di dieci copie. Nel frattempo arriva l'età dell'università: Stefano se ne va a Pisa, il bassista smette di suonare per dedicarsi al calcio, io incontro Andrea e Camillo e fondiamo i Nando Meet Corrosion e da lì inizia un altro modo di fare le cose.

Si trattava di un modo sicuramente più professionale di fare musica e, se non sbaglio, arrivarono anche le prime registrazioni con relativa produzione discografica? A quel punto avevi già deciso che volevi fare il musicista?
C'è un altro piccolo distinguo da fare al proposito: dalla pubblicazione di album in cassetta (che fossero demo, esplorazioni col walkman, diari, documentazione di incontri/scontri sul palco eccetera) a quella in CD passò poco, ma ci sono state cassette che reputo ancora molto importanti. Esisteva un tape network attivissimo in gran parte dell'occidente, e le mie cassette giravano negli Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Belgio. Esistevano fanzines dedicate alle sole produzioni casalinghe e attraverso quegli indirizzi, flyers cartacei inseriti nelle buste e altre piccole strategie eravamo tutti informati su quello che usciva un po' dappertutto.andreini_discografia Cito a memoria perlomeno Autoreverse, Destroy All Music, EF Tapes, ChupaVerga. Grazie a questo network ho potuto scambiare la mia musica con quella di molti altri gruppi: Cock E.S.P. / Wrong, Funeral Girl , Small Things, Harlan Lyman, Trumans Water... Tramite i Cock ESP, ad esempio, mi scrisse Thurston Moore per avere il catalogo della mia etichetta e facemmo degli scambi. Ero anche in un circuito di tape trading di world music: ad un certo punto Andy Moor degli Ex mi spedì una cassetta di Mahmoud Ahmed, registrata solo sul canale di sinistra, e la mia vita non è più stata la stessa!
Comunque nell'aprile del 1994 registrammo il primo CD dei Nando Meet Corrosion (“Pellow", uscito per Antichrist Dionysus) e il primo miniCD degli Bz Bz Ueu (per El Borracho rec). Quasi in contemporanea uscirono anche "Music Against Ourselves" della BURP con un brano degli Bz Bz Ueu (in mezzo a Jealousy Party (http://www.burpenterprise.com/burp/units/jealousy-party/ ), Edoardo Ricci, Erasermen, Dum Dum Power, Gi Napajo, Le Forbici di Manitù e molti altri) e "Orchestre Meccaniche Italiane" di Snowdonia (con Nando Meet Corrosion, Bz Bz Ueu, Jealousy Party, Pangolinorchestra, Gi Napajo, Maisie ecc.). Ricordo che sull'onda di un'intervista su Jammai che Giovanni "Pennello" Meli fece a John Peel, che ammetteva di non conoscere gruppi italiani a parte il Banco del Mutuo Soccorso e gli Uzeda, gli scrissi mandandogli i dischi di Nando e Bz Bz Ueu, e lui mi rispose con una cortese lettera, scritta a mano. Altri tempi, decisamente.
Per cui non so se lì decisi che volevo fare il musicista: credo piuttosto che lo stessi facendo senza pormi la domanda, perché mi piaceva quello che stava succedendo. Ed era bello sentirsi parte di una cosa più grande, insieme a molte altre persone.

Capisco, ma il circuito delle cassette (anche nel suo momento d'oro) era comunque molto più limitato e di nicchia rispetto a quello dei CD e dei vinili... quindi credo non ci siano dubbi nell'affermare che Nando Meet Corrosion e Bz Bz Ueu (entrambi, soprattutto i secondi, considerati come gruppi fondamentali della musica italiana) ti abbiano fatto conoscere presso un pubblico più vasto... La collisione con la Burp, poi, ti ha portato a collaborazioni importanti con musicisti come Edoardo Ricci e Eugenio Sanna, e a partecipazioni in progetti quali Bron Y Aur, NEEM e, soprattutto, quei Jealousy Party che ritengo essere una delle tue esperienze più significative.... Puoi parlarci del tuo rapporto con la Burp e con i musicisti legati a quell'ambiente?
Nando e Bz Bz Ueu hanno suonato rispettivamente circa 25 e 40 concerti (di cui 30 in provincia di Bari) in 10 anni di attività, pubblicando i primi 2 cd e i secondi due minicd e due 7"split. Ma si torna lì, erano altri tempi e c'era a mio avviso più attenzione a quel che circolava. Non abbiamo mai avuto interviste né recensioni, se non da parte di fanzinari, però evidentemente c'era qualcosa dentro quel modo di far musica che parlava a qualcun altro che non fossimo solo noi (restando beninteso nel sub-underground). Ad un concerto dei Nando abbiamo incontrato Roberta / WJ Meatball e di sicuro quell'incontro ha aperto molte altre porte. Sentivo parlare del Tempo Urbano da molti amici, sono andato a vederli e Roberta mi ha presentato al resto della band, che in quell'occasione includeva Edoardo Ricci e Matteo Bennici, sedicenne, al violoncello e voce grindcore. Stavo organizzando delle session di improvvisazione al CS Indiano e invitai Edoardo, Mat Pogo, Massimiliano De Vuono, che portarono anche un gruppo di milanesi, tra cui Giuseppe Ielasi. Sto parlando all'incirca del 1995... In quel periodo invitai anche una formazione pesarese in cui suonava Vittorio Ondedei, futuro Aerodynamics e adesso Camillas ....
Dopo aver visto suonare Eugenio Sanna ed Edoardo varie volte (la prima credo sia stata in una Muscle Head Night organizzata dalla Burp all'Auditorium Flog, con Bz Bz Ueu e vari sottogruppi con membri di Tempo Urbano, Renato Cordovani, Nicotina, il Dr Kick, e fu anche la prima volta che ho suonato col Jealousy Party), e soprattutto dopo averli frequentati come persone abbiamo provato a mettere su un trio: abbiamo registrato due sessions (una al CPA FI-Sud, l'altra alla chiesa di S. Zeno a Pisa) piene di idee, canzoni e sketch teatrali, tutto rigorosamente improvvisato, abbiamo suonato qualche concerto, e ho provato a trovarne altri all'estero senza riuscirci. Nel frattempo era ripartito il NEEM, come E-NEEM (Ectoplasma delle Nuove Esperienze di Eresia Musicale) ed è stata un'altra occasione per mescolarsi con Ricci e Sanna (e WJ Meatball, Mat Pogo, Francesco Donnini, Pippo Picchietti, Carlo Monni, eccetera). Abbiamo suonato una decina di concerti in formazione piena (dalle 35 alle 42 persone), registrato "Lo Jodel del Segafanciullo" e poi esplorato una serie di concerti con sottoformazioni. Negli ultimi anni il NEEM (non più Ectoplasma) si è fuso con le Officine Croma e sta facendo saltuariamente dei concerti in cui mescolano l'improvvisazione brut con certe idee della classica contemporanea. Lo zoccolo duro del NEEM per oltre 4 anni ha prodotto la trasmissione radiofonica settimanale "Bar Crosta" su Novaradio, con oltre 15.000 pagine di dialoghi recitati dalla parte teatrale del NEEM e ospiti vari.
C'è stata la parentesi dei CRAP: io con Edoardo Ricci, Helmut (del Tempo Urbano) al basso e Roy Paci alla tromba. Abbiamo fatto una dozzina di concerti e registrato un album, pubblicato quasi dieci anni dopo da Megaplomb. La formazione era coeva (e con la stessa strumentazione!) degli ZU, ma con intenti decisamente diversi.Jealousy_Party
E poi il Jealousy Party: da quel concerto alla Flog abbiamo suonato il più possibile, e nelle più svariate situazioni, in una prima versione acustica (Mat Pogo voce, WJ Meatball percussioni, Ricci e Andreini sax contralti, e talvolta Nicotina, Steve Rozz e altri). Poi, dopo una pausa durante la quale l'esplorazione ha coinvolto l'utilizzo creativo dei lettori di memorie registrate, ci siamo ritrovati di nuovo in quartetto con Mat Pogo alla voce (e successivamente al secondo lettore cd), WJ Meatball a una consolle (due lettori cd, minidisc e mixer), Edoardo Ricci ai fiati (negli anni cornetta, sax contralto, soprano, sopranino e basso, clarinetto basso, flauto traverso, trombone) e io alla batteria + oggetti. Questa formazione, più ospiti, ha registrato varie cassette e il primo album "Now"; per "Again" ci siamo concentrati su una formazione molto più larga (con Jimmy Gelli, anche membro dei Sistemi Audiofobici Burp) e anche la scrittura dei pezzi ne è stata influenzata; inoltre abbiamo cominciato a produrre le registrazioni allo studio di Nipozzano con Andrea Caprara. Altro esempio di quel momento creativo in studio è il 10" per PhonoMetak. "Live" documenta la formazione free-funk in quintetto, uno dei campi esplorativi della fine degli anni 2000. Infine c'è "Mercato Centrale" che metabolizza tutte le esperienze degli ultimi 15 anni di JP. Adesso Mat e Roberta suonano in duo, esplorando al massimo l'interazione tra le due consolles e la potenza del suono elettronico.Nicotina A lato di questo c'è anche un periodo durato dieci anni di collaborazioni con Nicotina (in America, ma anche in Italia con almeno due formazioni delle LEGS e l'album "Five Feet From Home"), gli incroci tra Ass Cult press e NEEM, i concerti con Carlo Monni (e l'ultimo nell'agosto 2013 per commemorare la sua morte, all'Anfiteatro delle Cascine davanti a 5000 persone), e una serie infinita di cene, pranzi, suonate, registrazioni, viaggi, discussioni e litigate che sono servite, allo stesso livello della musica suonata con gli strumenti, per creare tutta quella roba.

Il Monni ci porta inevitabilmente al tuo essere toscano.... Ma ci arriviamo poi, prima voglio chiederti di un tuo CD-R solista, che mi capitò in mano all'epoca ,dove c'era un pezzo incredibile intitolato, più o meno, tornando da un concerto degli Starfuckers... in seguito, forse a Pistoia, ho visto il Jealousy Party (mi sembra che c'eri anche tu) ballare per tutto un concerto del gruppo tosco-bolognese... uno spettacolo nello spettacolo e una cosa incredibile a dirsi... ne deduco che gli intrepidi portavoce del rock asincrono rappresentarono una folgorazione anche per voi?
Assolutamente sì. Per me è l'unico - lo so, è esagerato e supponente dirlo, ma 'sti cazzi - è l'unico gruppo che in Italia ha saputo non solo sviluppare un suo modo di fare musica, ma anche una poetica che andasse di pari passo, da "Sinistri" - che mescolava le pagine degli spartiti del post-cage col feedback e la carta stagnola davanti agli ampli, e con un pezzo come Ordine Pubblico che condensava in pochi minuti serialità, punk, tempo in 5/4 e testo antisociale (ne facemmo una cover con La Republique du Sauvage, sull'omonimo disco e soprattutto dal vivo nei festivaloni francesi, dove fortunatamente qualcuno ogni tanto si scandalizzava per il contenuto del testo tradotto) - dicevo, da "Sinistri" a "Infrantumi”,Sinistri titolo esplicativo di un modo ancora più estremo di intendere il suonare insieme di un trio (senza parlare degli splendidi testi e del modo di interpretarli di Manuele Giannini). Per suonare nel JP, ma soprattutto con gli scarti ritmici delle loro consolles ho dovuto imparare sia dall'asincronia di Roberto Bertacchini che dal tagliaffetta di WJ Meatball, restando funk (non funky) e utilizzando la serie di pentolini accordati che avevo esplorato negli anni '90. E sì, la loro musica ci ha sempre preso nelle budella e ci ha fatto ballare per molti anni. Io ho usato i loro dischi nei set di DJ Faccia Di Merda come ausilio ritmico per molto tempo.
Il pezzo che dici dovrebbe essere "Soundfucker" sul cd-r cartonato che uscì nel 1999, ed effettivamente lo suonai dopo aver visto per la prima volta gli Starfuckers al CPA. Era fatto con un jack inserito in un amplificatore, un campione di batteria suonato dal vecchio Casio SK-1 (distorto dal transistor dello stesso ampli) e un sax contralto.
Ho provato a più riprese a collaborare con gli Starfuckers ma, per mille motivi, non ci siamo mai riusciti davvero. Avevo sviluppato un progetto ideale di triplo trio, tra improvvisazione e conduzione, metal/funk/free ma non se n'è mai fatto di niente. Mi invitarono a suonare un paio di pezzi con loro ad un TagoFest (il primo forse?) e Alessandro Bocci fece una sorta di composizione/remix di un brano che gli avevo sottoposto per "Jacopo Andreini vs 900 vol.2", un disco mai uscito.

E adesso parlaci dell’Andreini ‘toscanaccio’…. Un aspetto sicuramente importante nel tuo essere comunicativo, con i fiumi di parole, gli aneddoti esilaranti (ne ricordo uno spassosissimo che t’ho sentito raccontare di recente sul ‘poro’ Monni che insegnava come si vive a Sergio Endrigo), racconti e aneddoti nei quali, come da miglior tradizione, non riesci mai a capire dove finisce la realtà e dove inizia la fantasia… Ecco, voglio chiederti, questo tuo essere toscano ti è utile solo nella comunicazione verbale o influenza anche il tuo modo di suonare e/o di fare musica?
Se posso aggiungere un altro po' di spocchia in questa intervista, credo di essere toscano in Toscana, e cittadino del mondo in tutti gli altri posti. Ho imparato presto che la toscanità è una tara e un difetto insopportabile per molte altre persone e vivendo per qualche anno prima permanentemente in tour e poi in Salento ho imparato a relativizzare tutto questo. Ho cercato di ripulire il mio accento (anche se Bruno Dorella mi disse «tu hai l'accento toscano anche quando canti in greco») e di imparare qualcos'altro. 12 anni di frequentazione stretta di Bari, 5 di Salento, reiterate permanenze in Campania, Sicilia, Sardegna, Veneto, Lombardia (ma anche Francia, Tunisia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Stati Uniti) mi hanno permesso di assorbire espressioni, accenti, modi di dire, esclamazioni, bestemmie e aneddoti che fanno ormai parte di me.

Comunque non me la dai a bere, certi imprinting non si cancellano e, quindi, sono pienamente d’accordo con Bruno Dorella e, prima ancora di lui, con Carosone…. Comunque hai introdotto un altro bell’argomento, quello dell’Andreini che naviga nelle acque del globo, e non lo fa solamente in rete come ormai sono ridotto a fare io…. Autunni americani, primavere arabe, estati e inverni in ogni dove, raccontaci un po’ qualcosa a proposito di queste esperienze che, se ben ti conosco, travalicano l’aspetto puramente musicale per approdare in quello umano?
Mi piace l'asse Dorella-Carosone (tu vuò fà il Tunisino...)... comunque, montiamo sulla nave e facciamoci un giro del globo: gli autunni americani sono stati il mio primo tentativo di musica all'estero: a 27 anni stavo componendo della musica che sentivo abbisognare di strumenti che non avevo sotto mano e che non sapevo suonare da soloRosenberg_De_Dionyso_&_Andreini (ho anche messo un freno al mio istinto di «sento che in questo pezzo serve il sax, mi piace il sax, imparo a suonarlo»). Parlandone con Francesco Donnini gli dissi «ho scritto un pezzo in cui servono violoncello e trombone, ma non conosco nessuno che li suoni, butterò via il pezzo» e lui mi disse «no, trova qualcuno che li suoni!», e io li trovai a Chicago, dietro l'angolo. Grazie ai consigli dei Cock E.S.P. e di Weasel Walter (e a una primitiva connessione internet, eravamo nell'anno 2000!) mi organizzai tre formazioni, una a Chicago (e grazie a ciò conobbi Scott Rosenberg, ma questa è un'altra storia!), una a Providence (col Nicotina e con quelli che di lì a poco diventarono gli Eyesores, oggi su Cuneiform) e un'altra a New York (in realtà un duo/trio col Nicotina e un bassista pazzo, ma questa è davvero una lunga storia). Parte di quella musica finì su "vs 900 vol.1".
Negli Stati Uniti sono andato in tutto quattro volte: una seconda per un bel tour di 28 date con Scott Rosenberg e Arrington de Dionyso (e anche due conduzioni dei miei brani per big band, con le Tiptons, i Brassiosaurus, Rosenberg, George Cremaschi, John Shiurba e molti altri; proprio durante quel viaggio conobbi anche Thollem McDonas col quale ho realizzato vari progetti e poi Tsigoti), una terza per 6 settimane con Tsigoti (35 concerti in 42 giorni, dalle panetterie anarchiche alle radio universitarie, i concerti con RLLRBLL e Moodring, Zdrastvootie e Careerers, le migliaia di km nei deserti, le comunità artistiche di Detroit e St.Louis, la west coast, la malefica NY, il Modern Art Museum di Philadelphia davanti da 1300 persone e il giorno dopo un primo maggio alternativo in mezzo a otto band country... questo solo per parlare della musica ovviamente!). Il quarto viaggio è stato per registrare una meravigliosa follia del mio fratello Scott: una big band afrorock di 12 elementi, live in studio, con i più bei musicisti creativi della mia generazione (tra cui Nate Wooley, Ava Mendoza, Gino Robair, John Shiurba, Nehemiah St.Danger, Jesse Gilbert ..).
E invece la Tunisia, scoperta e vissuta grazie a L'Enfance Rouge: nel 2007 per registrare "Trapani-Alq Al Waady" con Mohamed Abid, Mohamed Gharbi, Lotfi Soua e molti altri, imparare a girare nella Medina, utilizzare quelle 5 parole di arabo apprese dai libri e capire come funziona la mente dei musicisti orientali;L_Enfance_Rouge_&_Lotfi_Bouchnak una seconda puntata per suonare al Festival de la Guitare, tra gruppi death metal libanesi e hard rock tunisini; una terza per parlare con Lotfi Bouchnak e mettere le basi per fare un disco insieme (in realtà poi ritrovarsi a comporre nella sua cucina, ascoltandolo improvvisare su ritmi creati sul momento); e l'ultima - per ora - per registrare l'album vero e proprio con lui e i suoi musicisti nello studio che si è costruito negli anni, pezzo per pezzo. In ognuno di questi viaggi ho anche stretto amicizie sempre più importanti con Hamadi Bousselmi, il nostro tipografo anarchico della Medina (che a forza di bottiglie di vino mi ha stampato le copertine di "Cogli Ossi" e "Desseardore Desseardar" in duo con Gi Gasparin) e soprattutto con Achref Chargui, al quale l'ultima volta ho proposto di venire a registrare il suo album a casa mia a Firenze e provare a suonare insieme - e dopo un anno stiamo mixando l'album del nostro trio con Piero Spitilli.
Questo per la musica, per l'aspetto umano è ancora più lunga... affettando davvero grossolanamente posso dire che gli Stati Uniti sono una palestra per chiunque: impari ad essere autonomo ed efficace e capisci perché i gruppi che sopravvivono a quella miseria quando arrivano in Europa (e in Italia) sono superiori alla media. Però allo stesso modo so che io non ci vivrei: culturalmente ed umanamente sono lo specchio di quel che sta diventando l'Europa e non è esaltante. Ovvio che ho incontrato decine di attivisti, artisti, menti libere, persone forti e determinate e amici per la vita, ma sono meno dell'1% e il resto, dal cibo all'economia alla società è desolante. Però ho anche capito l'american dream: se hai un'idea e ci credi riesci a realizzarla, qualunque sia. C'è spazio, c'è modo e nessuno ti fermerà finché non gli chiederai altro tempo o altro spazio (o altri soldi!) rispetto a quello che è disposto a darti.
L'Europa l'ho girata quasi tutta: il Mediterraneo, dalla Turchia all'Andalusia (più quella meravigliosa anomalia che è il Portogallo) mi corrispondono, non c'è dubbio. OvO_&_NNYMi sono sentito a casa a bere il (primo) caffè (della mia vita!) sulle colline di Patras come a fumare il narghilè a Tunis o a camminare per le vie di Sevilla, o a sedermi per terra nei quartieri di Lisboa e camminare da un capo all'altro del porto di Marseille, a mangiare con gli amici di Ljubljana o a parlare con i punk di Istanbul. Davvero una sensazione di cultura comune, di sensibilità compatibili. Meno a mio agio nell'organizzatissimo nord: il Belgio, l'Olanda, la Danimarca (spaventosa nella sua pulizia), la Germania in cui le vecchiette di campagna spazzano le provinciali - e tutto quell'apparente benessere e welfare basato sullo sfruttamento coloniale e post-coloniale degli ultimi secoli. E l'est: dalle miserie del post-totalitarismo della Bulgaria e della Macedonia, il crollo verticale dopo l'ingresso in Europa della Slovacchia e della repubblica Ceca, separate in casa da vecchi rancori; la Polonia e l'Ungheria che, con il loro grandioso passato, mi hanno fatto pensare all'Italia, che sogna di essere ancora nel Rinascimento e di aver fatto «la Storia d'i mondo» come si vantano i fiorentini a corto di argomenti per affrontare la realtà odierna.
I Tunisini invece mi hanno fatto sognare in un mondo nuovo: la vitalità e la voglia di fare che ho sentito all'indomani della rivolta, i ragazzi e le ragazze che volevano riprendersi il loro posto e fare, fare, fare mi hanno mostrato quanto siamo diventati rassegnati tutti noi europei. Abbiamo smesso di sognare e di trovare la forza per realizzare i nostri sogni, convincendoci che fossero capricci da bambini o diritti che non avevamo.

Perpignan e, prima, il Salento ci trasportano su un’altra spiaggia, esattamente quella frequentata dai bagnanti de L’Enfance Rouge. Ti eri trasferito nel Salento (terra meravigliosa a detta di tutti) perché avevi iniziato a suonare con Chiara e François o, viceversa, li hai incrociati spostandoti nel Salento?
Ma prima ti chiedo di dire due parole in più sul Portogallo, che definisci come una ‘meravigliosa anomalia’?

dUASsEMIcOLCHEIASiNVERTIDAS Il Portogallo dunque: irrazionalmente è una terra che mi apre il cuore e mi fa sentire immediatamente meglio. Le persone sono di una gentilezza estrema, fino a farti star male e sentirti in colpa. Abbiamo degli amici splendidi, che vivono intensamente un attivismo punk col tentativo di un'espressione artistica creativa. Parlo soprattutto del collettivo Associaçao Terapeutica do Ruido, di cui fanno parte i dUASsEMIcOLCHEIASiNVERTIDAS di Lisboa, che organizza concerti, tournée in tutta Europa. Ho suonato con loro in quattro o cinque concerti/performances e mi son divertito tantissimo, soprattutto per la freschezza e la voglia di esistere oltre i limiti del 'far le cose come si deve'. E poi André Mendes, che organizza da solo un super festival a Porto (Amplificasom / Amplifest) e altri concerti di bei gruppi di mezzo mondo. E comunque, sopra e prima di tutto, la luce, l'aria, il cibo, l'architettura popolare, l'oceano. Insomma, le vere cose importanti della vita, altro che post-rock o lower case!
Il Salento, dunque: stesso concetto rispetto al Portogallo, gentilezza, cibo, aria, mare, qualità dei rapporti interpersonali, voglia di creare e non di sopravvivere. L_Enfance_RougeNegli anni ci siamo fatti una rete di amici veri, famiglia ormai. Ed è una cosa che aiuta moltissimo nell'erranza.
Il mio incontro con l'Enfance Rouge è leggermente più complesso: ancora prima di suonare negli BzBzUeu (1994) Pino Montecalvo mi spediva cassette di dischi che ascoltava e mi faceva scoprire (si torna a quel discorso sul tape network, che funzionava benissimo senza internet e YouTube). In una di quelle cassette c'erano dei pezzi de Il Gran Teatro Amaro, il secondo gruppo in cui suonava François R. Cambuzat. Qualche anno dopo (1998) vedo che all'Auditorium Flog di Firenze suonano François R. Cambuzat & Les Enfants Rouges e ci vado convinto di ascoltare un concerto di canzone mitteleuropea acustica. Assisto invece a un bel concerto noise industriale, uno scontro sonoro con la maggior parte del pubblico presente che voleva palesemente ascoltare altro. Decido istantaneamente che quelle due persone (François e Chiara) mi piacciono molto. L'anno successivo seguo le Allun per fargli da fonico su tre date, una delle quali in apertura a L'ER a Novara. Chiara viene a comprare dei libri di AssCultPress e riesco a venderle anche la copertina di un album non ancora uscito (quel cartonato di cui sopra). François mi chiede subito se voglio diventare il loro batterista, e io rifiuto perché non riesco nemmeno ad immaginare una batteria in mezzo a quei due (e questo la dice lunga sulla mia capacità di immaginazione). L'anno dopo, dal Belgio, mi chiama per un progetto ex-novo: musicare "La Prose du Transsiberién" di Blaise Cendrars. Accetto, ma nel frattempo loro si trasferiscono in Salento e quel progetto non partirà mai. Però mi invitano a suonare per una data in Calabria, vedere come va e poi decidere insieme.AssCultPress Scendo con tutta la batteria in treno e facciamo una settimana di prove (è la settimana del G8 a Genova), poi il concerto, e decidiamo di proseguire. Adesso sono quasi 13 anni che suoniamo insieme. Per cui sì, in qualche modo, mi sono trasferito per qualche anno a Copertino perché suonavamo insieme, e dopo una decina di anni di Bari scoprire una parte ancora più bella di Puglia è stata una meravigliosa sorpresa.

Hai citato l'AssCultPress, puoi dirci qualcosa di più preciso a tal proposito?
AssCultPress è nata a Pistoia verso il 1992, co-fondata da Simone Molinaroli, Andrea Betti, David Napolitano e me, 'con l'intento di provocare disordini e tafferugli'. Abbiamo pubblicato i nostri libri, raccolte di poesie, una serie di 'assalti' (depliant veloci con le ultime 2 o 3 poesie scritte, ogni volta che ne sentivamo il bisogno), e distribuivamo il tutto durante i nostri reading, sempre musicati. Hanno suonato con/per noi NEEM, Allun, trio Magneto, iRAN e decine di altri. Ad un certo punto ci siamo spostati su una formazione ancora più compatta: DJ Faccia di Merda (io) alla musica, Simone e David alle voci. Poi le mie tournée sempre più fitte mi hanno impedito di seguire i reading, quindi producevo soltanto delle basi che poi venivano gestite dal vivo da Simone e David. Negli anni altri scrittori sono entrati a far parte del nostro collettivo - Rocco Traisci, Sarah Humphreys, Lola Malone, Cristian Credi, Lorenzo Giuggioli (Dizlexiqa, Pecora e molto altro ), Martino Baldi ... - e le pubblicazioni si sono fatte più 'professionali'. Simone ha sviluppato la sua visione di reading/rock con il progetto “La Fine del Mondo”. Ma per fortuna riusciamo ancora ad incontrarci e dividere cene e poesia. Recentemente sono stati stampati e ristampati alcuni dei Grandi Classici, soprattutto il doppio di Andrea Betti "La Felicità terribile / Zucchero Spinato" che consiglio a tutti di leggere e imparare a memoria. Sul sito www.asscultpress.com/> ci sono sufficienti informazioni per farsi un'idea più precisa, ma sicuramente il modo migliore resta sempre andare a vedere una serata dal vivo. L'idea è sempre stata di 'andare là fuori', ovunque fosse, e per molti anni lo abbiamo fatto, limitati soltanto dall'essere scrittori italiofoni. Ma perlomeno siamo andati in Svizzera! Ho smesso di scrivere nel 1999, non so esattamente perché, ma fino a là scrivere era un'attività quotidiana, come suonare e andare in bicicletta.AssCultPress_&_Amiri_Baraka E l'esperienza con AssCultPress è stata un'altra di quelle decisamente forti per me, e che ha creato centinaia di legami altrettanto forti di quelli musicali. È stato molto bello anche far incontrare tutte quelle persone (Sid Migx dei CCM/iRAN con Rocco Traisci di Castellamare di Stabia, Andrea Betti con Edoardo Ricci, Gigi Fagni con Francesco Donnini eccetera eccetera...).

Quando entrasti ne L'Enfance Rouge alcuni pensarono che eri inadeguato a ricoprire quella posizione, o meglio che eri inadatto…. Devo confessarti che facevo parte di quegli ‘alcuni’… Il tempo ci ha poi smentiti clamorosamente, dal momento che quel sodalizio è stato duraturo e ha rappresentato forse l’esperienza ad oggi più importante per l’Andreini batterista, dandoti maggiori possibilità di suonare, di muoverti e di conoscere… D’altra parte oggi non mi è possibile immaginare il gruppo senza la tua presenza. Altrettanto sinceramente puoi dirmi se l’inserimento ne l'ER ti ha creato qualche difficoltà, se all’inizio non ti sei sentito condizionato dall’essere circoscritto nello spazio delimitato dai tamburi?
È bello sapere che ‘alcuni’ pensano delle cose, spero sempre che ‘tutti’ non pensino sempre la stessa cosa di ‘tutti gli altri!’ - L'Enfance Rouge ha una sua identità precisa che è cambiata costantemente (un meraviglioso ossimoro): canzone mitteleuropea, post-rock, industrial, elettronica, elettroacustica e infine noise rock. Poi noise-araboandaluso e adesso questa sorta di narrazione sessuale violenta con Eugene S. Robinson. Quando mi hanno invitato a suonare con loro c'era una grande tavolozza aperta (suoniamo e vediamo cosa viene fuori) e di sicuro da entrambi i lati ci sono state frizioni, contrasti, convergenze e ri-scritture.Dj_FDM Una delle frasi che ho imparato da loro è che sarebbe bello andare a letto meno stupidi di quando ci siamo alzati. Questo comporta il rimettersi in discussione ogni giorno. Da bravi anarchici (appunto: anarchici e bravi) ci siamo presi le nostre responsabilità e senza insegnare niente a nessuno (nemmeno a noi stessi, tantomeno a ‘voi giornalisti’) abbiamo provato, scritto, cancellato e suonato tantissimo. Ho perso il conto ma devo aver fatto circa 1000 concerti con l'ER, e ognuno di questi ‘alcuni’, se ha avuto la forza e la fortuna, ci avrà visto 2 volte al massimo. Molti non hanno nemmeno mosso il culo per uscire di casa e si sono accontentati di scaricare un mp3 o dare una sbirciata ad un videoclip, illudendosi che quella fosse la realtà.
Ma chi è cresciuto nel rock sa che un gruppo lo si vive in concerto: i dischi sono oggetti magri che servono a conservare un'idea o a mandarla dove non puoi recarti di persona. E sì che ci siamo messi d'impegno ad andare ovunque! Il riassunto rappresentato da un disco, a monte (nel nostro caso) ha spesso due o tre album interi registrati e mixati e gettati perché non soddisfacenti, ha centinaia di ore in sala prove e altrettanti concerti. In 12 anni che suono con l'ER abbiamo pubblicato due album e mezzo, non molto direi.... eppure sembra che il momento della critica verta solo su quel paio di ore di musica messe su un cerchietto di plastica, è un'idea interessante.... E comunque per ogni album ho composto una manciata di pezzi che sono entrati a far parte del repertorio per anni o solo per il momento della registrazione, non importa. Questo per dirti che non solo non mi son sentito limitato come batterista, ma nemmeno come ‘compositore’. E sono pure riuscito a registrare un tema di sax, strumento che a Chiara fa venire dolori fisici inenarrabili, un po' come a me Mozart....
Però, e qui hai perfettamente ragione, l'Andreini batterista dell'ER non assomiglia a quello che suona la batteria con tutti gli altri, per tantissimi motivi. Di sicuro perché mi ero rotto le palle della musica improvvisata, diventata un genere preciso con regole più strette del rock’n’roll, e perché suonare con loro necessita di una enorme pulizia e precisione. La musica dell'ER non prevede alcuna improvvisazione, è completamente scritta dalla prima all'ultima nota. In più vivere con l'ER è un po' come fare il militare: è un impegno a tempo pieno che esula dalle ore passate dietro ai tamburi. È una grande scuola senza insegnanti, una lunghissima esperienza di vita e di lavoro, e anche di musica.Enfance_Rouge_&_Paolo_Angeli
Quando sono tornato a suonare con tutti gli altri (anche in contesti improvvisativi) l'ho fatto con una determinazione e una freschezza nuove, non credo di aver perso la voglia di sperimentare! Ma questo me lo direte voi ‘alcuni’ quando verrete ad un concerto (o ascolterete qualche mp3...).

Beh, qui potrei offendermi per il ‘voi giornalisti’, essendo il giornalismo una delle cose che più odio al mondo… non credo di aver mai fatto del giornalismo e spero di non doverne mai fare… gli ‘alcuni’ non era poi riferito ad appartenenti a tale categoria (che non frequento), ma ad amici che avevano assistito ai primi concerti del gruppo con te in formazione… mi fai invece felice perché finalmente trovo uno che il Mozart lo fa cacare come a me!!!!!
Torniamo a noi e alla miseria, di pubblico ed economica, che circonda la musica più under…. Vorrei capire se tutto il mondo è paese, e spero che tu possa darmi qualche chiarimento in base alla tua esperienza americana sulla quale, tra l’altro, alcuni anni fa mi promettesti che avresti scritto qualcosa….

….e non l'ho mai fatto, maledetto me???
Tutto il mondo è paese, ma se l'America è il futuro allora stiamo freschi. Diciamo che a forza di aspettarla l'America è il presente, e il futuro è la Cina.
Per cui (e ripeto, qui si parla del microscopico mondo della musica rock-alternativa-indipendente-blues-jazz-noise-quella che piace solo a noi): in America si suona 20-30 minuti, ti pagano con i soldi che entrano in cassa durante la tua performance (talvolta ci sono 5-6 gruppi che si alternano sullo stesso palco), il che può equivalere anche a 5 o 10 dollari per tutta la band. Niente cibo, forse una birra, niente posto per dormire, niente colazione. Molto spesso niente impianto, niente fonico, niente spie, niente microfoni. I dischi si vendono solo ai concerti e devi essere molto determinato a farlo. Appena finito devi smontare e ricaricare il tutto sul tuo mezzo e levarti di torno al più presto perché intralci. Le date sono mediamente a 3-500km l'una dall'altra (ma la benzina costa 1/4 rispetto a qui, e le autostrade sono perlopiù gratuite). Di fronte a qualsiasi imprevisto (qualsiasi: furto, rissa, arresto, danni materiali, aggressione, incidente) te la devi cavare da solo. Vantaggi di questo sistema: se sopravvivi diventi forte e puoi farcela in qualunque situazione.Tsigoti_in_USA Se arrivi in Europa ti senti il re dell'universo. Svantaggi: non lo puoi considerare un lavoro finché non superi le 10.000 copie vendute o i 250 concerti l'anno (nel qual caso non hai tempo per avere un altro lavoro). Per suonare 250 concerti all'anno devi essere un solo-artist, nessuna band sopravvive a 250 giorni di tour senza vedere amicifamigliafidanzatisoldi, e dopo 2 o 3 anni di quella vita a uno della band viene comunque voglia di fare un ‘progetto parallelo’. Suonare ‘alla porta’ è una politica punk che applicata al mondo dei localini diventa la quintessenza del capitalismo: nessun diritto, solo profitto e se non ne produci sei fuori. Se produci profitto il sistema-localino se ne prende il 50%. Ergo se non sei uno famoso che suona da solo e porta 50 persone a 10$ l'uno non ce la fai. E in ogni caso il tuo successo economico è basato al 99% sul tuo sapiente utilizzo dei social network: sei tu che promuovi le tue date e fai venire quelle 5-20 persone che ti daranno i 10 $ necessari a dare l'impressione al gestore che è andata sufficientemente bene per farti tornare. Ma parliamo di un mondo più vicino a noi: il Nord-Europa (Francia, Belgio, Olanda, Scandinavia). Questi paesi ti impongono tasse e controlli molto rigidi ma ti ridanno il maltolto sotto forma di welfare: se lavori (se paghi i contributi sui concerti che fai o sui dischi che incidi) lo stato ti ridà un sussidio mensile di circa 1300/2000 euro. Se continui a comporre/incidere/pubblicare lo stato ti aiuta ad avere una casa più grande, più calda, delle attrezzature più moderne (computer, materiale da studio). Se vai a suonare in paesi sottosviluppati (il resto dell'Europa e il resto del mondo, sostanzialmente) lo stato ti dà la differenza dei soldi che ti servono a pagarti i contributi su ogni data. Se vuoi incidere un disco in uno studio bello, lo stato ti dà una sovvenzione di 3-5000 euro.Ricci_Sanna_Andreini_2001 Vantaggi: evidenti. Svantaggi: tutti si ingegnano a fregare il sistema, farsi dare i soldi senza suonare, o produrre la musica più commerciabile per poter fare date/vendere i dischi pubblicati. Un sistema che ti sostiene mentre fai ‘ricerca’ in realtà viene sfruttato da coverband e session man. Domandona: da dove vengono tutti questi soldi? Chi ha prodotto questo surplus che permette di dare soldi a perdere? Risposta (mia): il colonialismo e il neo-colonialismo applicato ad un contesto democratico/socialista.

A proposito di “Andreini Vs 900”, che tu citi a più riprese, perché non sei riuscito a completare quel progetto?
Sapessi quanti dischi ho nel cassetto!
Comunque: ho registrato e mixato il vol.2 di “Vs 900” un paio di anni dopo aver pubblicato il vol.1: mille problemi che non sto a dettagliare e fatto sta che non è mai uscito. Ho meditato di pubblicarlo in digitale, essendo cambiati i tempi, o di farlo uscire nella collana stampata in Tunisia. Ma una delle caratteristiche di vs 900 è la grafica, che voglio affidare ad un fumettista/illustratore diverso per ogni volume. Nicotina aveva interpretato in una splendida striscia la sua visione del concetto cardine del vol2 (musica meccanica) che però è andata persa. Questo è stato un altro dei motivi per cui ho rimandato, aspettato e alla fine abbandonato. Molto stupido, ma è così. In più nella mia testa avevo progettato quattro volumi (perlomeno): Musica Orchestrale, Musica Meccanica, Musica Vocale e Musica Disperata. La mancata uscita del n.2 mi ha un po' bloccato psicologicamente, anche se già stavo lavorando al 3 e al 4, e ho fatto passare avanti tutto il resto (la trentina di album usciti dal 2002 ad oggi) e i vari progetti che non sono nemmeno arrivati alla pubblicazione.
Inoltre sono album di musiche che non verranno mai suonate dal vivo (o quasi): la speranza di poterli vendere crolla a zero essendo nel frattempo morto il mercato discografico ad ogni livello (recensioni, distribuzione, vendita).
Però l'anno scorso ho pubblicato "Cogli Ossi" e il duo con Gi Gasparin "Desseardore Desseardar" (che aspettava da almeno 4 anni). In tasca ho un duo con Thollem McDonas "Flames at the Western Horizon" e il nuovo dj Faccia di Merda "O Grande Mergulhador". Però in tasca mi mancano i soldi per stamparli, anche perché alla fine li regalo quasi tutti (troppi amici) e quindi diventano stupidamente dischi in perdita.

Torno un attimo all’inizio per ribadire che sei sfuggente come un’anguilla… ti ho visto suonare svariati strumenti e altrettanti svariati generi musicali… dalle tue risposte percepisco un dato di fatto che, comunque, già sospettavo: da un lato sei geniale mentre dall’altro non riesci sempre a concretizzare quello che ti passa per la testa… Da una parte vieni quindi apprezzato da quel tipo di pubblico mentalmente più aperto mentre dall’altra resti sicuramente alieno presso quel pubblico che cerca sicurezze e non è disposto a spaziare da un genere musicale all’altro (e penso che questo tipo di pubblico sia la stragrande maggioranza)…. Non pensi anche tu che questo modo d’essere rappresenti un’arma a doppio taglio?
Bé, direi né geniale né (parzialmente) inconcludente: in fondo mi ritengo un artigiano che produce oggetti musicali senza una committenza e senza pensare al mercato mentre lo faccio. Ovvio che è un errore nei termini della sopravvivenza, non ‘artistica’ ma proprio alimentare. Morirò prima di arrivare all'età pensionabile, e comunque non avrò alcuna pensione visto che non ho mai versato un centesimo di previdenza (e quindi al limite morirò quando non riuscirò più a farmi pagare per una qualsiasi attività che potrò svolgere tra altri 25 anni - o prima).Sferlazzo_&_Andreini
Non ricordo se l'ho già detto durante questa intervista, ma i francesi hanno questa espressione «touche à tout - bon à rien» - non è elogiativa, anzi, e credo mi rappresenti in pieno… purtroppo. La vera verità è che mi intendo di un sacco di cose ma non mi sono specializzato in nessuna di esse. Per cui quelli che hanno voglia, tempo e piacere per seguirmi in queste peregrinazioni non si annoieranno, ma tutti gli altri (che hai ragione, sono la maggioranza) mi abbandonano via via lungo la strada. E non credo di aver alcuna presa sulle nuovissime generazioni (giustamente).
«Forse che ho imparato dai miei errori?? No! Guardami! Lo sto facendo di nuovo!» cantava Mat Pogo, e sono così d'accordo con lui in tutto questo...
Comunque non mi sento incapace di fare cose ‘a comando’: ho prodotto album di gruppi tra i più disparati, compreso quello di un cantautore (Giacomo Sferlazzo) e del Gruppo Mandolinistico G. Verdi di Savona. Ho realizzato musiche per cortometraggi, booktrailer e spot. Con lo studio mobile che sto velocemente rendendo sempre più potente sto registrando ensembles nelle condizioni più assurde, e vengo chiamato soprattutto per questo: «Dobbiamo registrare un'orchestra di 40 elementi live», «vogliamo registrare il demo della nostra band afro-rock in una camera da letto», «devo registrare un brano con un settetto di jazz elettronico in uno scantinato», «siamo l'unica band punkmetal di Lampedusa e non c'è uno studio di registrazione sull'isola» - e io parto e lo faccio.

È comunque difficile trattare in modo particolareggiato tutte le situazioni che ti coinvolgono al momento attuale, anche perché probabilmente ne conosco un terzo, per cui adesso vorrei soffermarmi su quelle che mi sembrano le più importanti, almeno per quanto riguarda l’impegno richiesto… dell’ER s’è già detto abbastanza, quindi passerei agli Tsigoti….
Tsigoti Tsigoti è in una pausa lunga due anni e mezzo per motivi di crisi economica internazionale... Abbiamo pubblicato 4 album, ognuno rigorosamente composto, arrangiato e registrato in una settimana – con una media di 20 pezzi ad album fa un repertorio di circa 80 composizioni. Abbiamo suonato tanto in Italia e abbiamo fatto anche un tour di 6 settimane negli States. Fin'ora ci siamo dedicati programmaticamente a parlare di guerra, da tanti punti di vista (chi la fa, chi la subisce, chi la ferma, chi ne muore, chi la vuole...) e siamo arrivati al termine di questo argomento, anche perché per Thollem era diventato psicologicamente pesante cantare ogni sera di queste cose. Siamo rimasti un gruppo underground e questo non ci ha aiutato a sopravvivere. Non siamo riusciti a fare il salto a ‘gruppo culto’, rimanendo nel circuito dei posti che ci fanno suonare perché già ci conoscono (o conoscono almeno uno di noi) e abbiamo subìto duramente gli effetti della crisi: da tour di 20 date in 22 giorni pagate normalmente siamo passati a 5 pagate la metà. I dischi sono usciti tutti per etichette americane: ESP Disk e Post-Consumer Rec; tranne il primo, coprodotto tra la Edgetone di S.Francisco con SGR musiche e Burp di Firenze. Questo non ha aiutato la promozione nello Stivale: poche recensioni, pochi concerti nei posti ‘che contano’, nessuna copertura mediatica, videoclip autoprodotti, nessuna agenzia se non noi stessi e la carriera di Thollem con progetti sempre più importanti (Nels Cline, William Parker, Mike Watt, Estamos Ensemble, Pauline Oliveros, Stefano Scodanibbio...).
Ora se hai domande specifiche sarò felice di risponderti!

Chi ha avuto l’idea di mettere su un gruppo così classicamente punk e come è stata accolta questa idea dal vostro pubblico?
Thollem, che ho conosciuto all'Olympia Experimental Festival nel 2004, ha cominciato a frequentare la casa di Nipozzano sempre più spesso durante le tournée in solo che gli ho organizzato in Italia. Una mattina a colazione lui e Andrea Caprara hanno iniziato a parlare di mettere su un gruppo punk, per vari motivi: immediatezza del messaggio e della forma, engagement politico e semplice voglia di farlo! In due giorni Andrea, Thollem e Matteo Bennici hanno registrato il primo album. Io ero in tour e quando sono ripassato da casa per un paio di giorni ho sovrainciso delle parti di chitarra su alcuni pezzi. All'inizio ci chiamavamo Waristerror Terroriswar, la band ha suonato alcuni concerti in trio e dall'estate abbiamo iniziato a suonare in quartetto. Fino al terzo album ci siamo considerati un progetto da fare quando avevamo tempo e voglia, ma ad un certo punto abbiamo provato a spingere sull'acceleratore e lavorarci di più. Dopo la tournée americana però Matteo ha deciso di lasciare la band e abbiamo preso Piero Spitilli al basso (che già suonava con Squarcicatrici). Si resta in famiglia, perché la famiglia scalda. Con lui abbiamo fatto due tour e inciso il quarto album.
Il nostro pubblico, ma soprattutto tutti quelli che abbiamo incrociato nelle lunghe peregrinazioni, sembrano contenti! La musica è sempre complessa ma molto più immediata rispetto a quasi qualunque altro progetto che ci coinvolge. Tsigoti riesce a gestire spazi improvvisativi ma con un piglio punk e non ‘avanguardistico’ né jazz, il che li fa digerire anche ai punkabbestia. Il sound della band su disco è decisamente particolare: i primi tre album sono stati registrati con il vecchio pianoforte verticale di Nipozzano, scordato e durissimo; solo Thollem con la forza che ha nelle dita e nelle braccia riesce a cavarne fuori musica. Chi ha orecchie per ascoltare e cuore per sentire ha sentito, e davvero la cosa che ci ha più ‘ferito’ è stato il silenzio di tutta la stampa (web e cartacea) che ha circondato la band in questi 6 anni di attività. Per cui, tornando alla tua domanda: ci siamo creati un pubblico più ampio di quello che già poteva seguirci singolarmente ma non abbiamo saputo coinvolgere allo stesso modo nessuno che si occupasse in modo più o meno professionale di musica. Salvo Music Club, che ci ha dedicato spesso uno spazio in copertina.
Edoardo_Ricci
A proposito di punk, cosa pensi della tecnica? È davvero necessario saper suonare bene uno strumento per fare della musica valida o, come dicevano molti punk, la tecnica è merda e le cose che contano sono il feeling e quello che hai da dire?
Entrambe le cose - a volte credo che sia soprattutto una questione linguistica: quando diciamo ‘tecnica’ intendiamo ‘sfoggio di tecnica’ mentre in realtà la questione secondo me andrebbe posta così: per parlare bisogna conoscere un linguaggio. Per comunicare il linguaggio dev'essere condiviso con l'ascoltatore. Maggiore è la padronanza del vocabolario, delle regole sintattiche, la capacità di pensiero indipendente, di sintesi, di creatività, migliore il contenuto ed il livello della comunicazione. Questo si applica a tutto, compresa la musica: se hai una grande idea musicale ma non sai esprimerla con le tue dita, l'idea andrà perduta. Ma se tutto quello che hai da dire sono frasi complesse piene di riferimenti colti e virtuosistici senza contenuto, il tuo impatto sull'evoluzione della coscienza umana universale è zero. Ed è uno spreco.
Anni fa ero ossessionato dalla responsabilità di dover fare qualcosa di nuovo, che ieri non poteva esistere. Un giorno ne parlai con Corrado Randon degli Else e mi illuminò: non conta il ‘nuovo’ ma l'intensità. Aveva profondamente ragione e questo ha impostato il resto della mia attività musicale, negli ascolti e nella produzione. Prima di morire spero di aver raggiunto l'intensità dei soffi di Roscoe Mitchell, il canto gutturale di Psarantonis, il respiro di Kharna Ram Bhil.
Squarcicatrici
Un altro progetto a cui tieni particolarmente è Squarcicatrici, puoi parlarcene?
Squarcicatrici è il gruppo dove riesco a convogliare il 90% di quello che compongo da 8 anni a questa parte, anche per questo ha un posto speciale nella mia testa e nel mio cuore! Non riusciamo però né a suonare spesso (al momento la band vive sparpagliata tra Milano, Reggio Calabria, Bologna e Firenze) né a pubblicare spesso (è appena uscito il nuovo album ZEN CRUST e l'ultimo è di 4 anni fa abbondanti – a parte il live “Squarci A Milano” registrato da Paolo Casati alla Scighera). Detto questo la presenza e vicinanza di Matteo Bennici, Andrea Caprara, Piero Spitilli e Enzo Rotondaro, ultimo batterista della lunga serie che ha compreso Alessandro Benedetti, Andrea Belfi, Simone Tecla, Andrea Di Lillo, Jonathan Burgun e Riccardo Bartolozzi, è fondamentale per dare vita a quelli che altrimenti sarebbero solo degli appunti di musiche possibili. Squarcicatrici è secondo me una bellissima band da vedere su un palco, capace di gestire strutture complesse con la freschezza dell'improvvisazione, mescolare un sacco di timbri e arrangiamenti grazie al polistrumentismo di ognuno dei componenti e alle mille esperienze maturate da ognuno di noi. In più abbiamo fondato la nuova religione ZEN CRUST e andiamo in giro a fare adepti ipnotizzandoli durante i concerti. Abbiamo imparato che fondare una nuova chiesa è la risposta economica ai problemi dell'uomo moderno e quindi ci proviamo a modo nostro.Achref_Chargui_Trio Alla fine se la gente paga per il concerto, paga per il cd, paga per il download, paga per la maglietta e si mette la tua spilla o la tua faccia o ne parla coi suoi amici per ‘convertirli’, non è una religione? Come crediamo che campi Madonna (nomen omen)?

Negli ultimi mesi, invece, mi sembri abbastanza preso dall‘Achref Chargui Trio?
Nell'ultimo anno abbiamo lavorato spesso con Achref, è vero. Ci siamo incontrati più di sei anni fa a Tunisi mentre lavoravamo a "Trapani - Alq al Waady" e siamo diventati amici. Nel frattempo Achref ha preso una laurea e tre master, è diventato insegnante di musica e di 'ud al Conservatorio di Tunisi, all'Università e all'Institut Superieur de Musique. Negli ultimi 18 mesi abbiamo sviluppato un trio con Piero Spitilli, basato perlopiù sulle sue composizioni e stiamo lavorando per suonare sempre di più e sempre più lontano. Dopo tanti album digitali abbiamo registrato in analogico dal vivo in un bellissimo studio segreto nell'aretino, abbiamo appena finito di mixare il nuovo album su una nave per Lampedusa e cerchiamo un'etichetta, come sempre....

Ci sono stati e ci sono, o ci saranno nell’immediato, altri progetti che ti interessa far conoscere a chi leggerà l’intervista?Andreini_&_Rosemberg
Sicuramente!
A fine gennaio sono stato in tour per tre settimane con Enrico Amendolia e Arrington de Dionyso per suonare la versione italiana di Malaikat dan Singa, il suo repertorio rock post-OTR cantato in Indonesiano. Con Arrington ci conosciamo dal 1998 e collaboriamo dal 2000 (l'album della Wallace con documentario di Andrea Caccia, tre tour italiani, una tournée negli Stati Uniti con Scott Rosenberg e l'album di questo trio uscito per RaiTrade nel 2005, più registrazioni e pubblicazioni varie).

Scott Rosenberg, che per me è un fratello da quasi 15 anni, ha suonato con un sacco di grandi della musica creativa (Anthony Braxton su tutti) l'ho conosciuto mentre organizzavo il mio primo tour da solo negli stati uniti. Mi rispose che non aveva tempo di suonare nell'ensemble che stavo mettendo su a Chicago ma che avrei potuto fare un concerto nella stanza in cui organizzava regolarmente concerti di improvvisazione. Diventammo amici, lui si trasferì a Parigi per un periodo e lo invitai a fare una serie di concerti in trio nel 2002 (con Enrico Amendolia al basso – Flora & Fauna, Malfunk, Baustelle, Appino e cento altre cose, altro fratello da quasi vent'anni). Abbiamo cercato di vederci il più spesso possibile, abbiamo fatto un altro trio con Vincenzo Vasi a basso e theremin per una manciata di date nel 2003, le due/tre tournée con Arrington, qualche concerto del nostro duo The Amazing Adventures of Spartaco Amerigo Rossi & Jack Andrews, la Nipozzanzibarishe Big Band, il tour con Squarcicatrici come SquarciMountain... Due anni fa mi ha invitato a registrare nella sua band afro-rock a San FranciscoOrchestra_dei_Ceffoni e lo scorso aprile abbiamo iniziato un vero disco in duo in cui componiamo e suoniamo tutti gli strumenti - a settembre del 2014 dovremmo suonare parte di questi due ultimi album in quintetto in Italia. Scott è un compositore, polistrumentista, scrittore, giornalista e amante della musica, del buon cibo e della vita. Non ha mai avuto l'attenzione che merita dal resto del mondo ed è un peccato.

Da qualche tempo ho un trio con Stefano Doretti (ex Glomming Geek, il mio gruppo noiserock preferito di sempre) e Gigi Fagni (Chambers) che fa stoner improvvisato. Abbiamo registrato tre sessions in studio, scelto il materiale, rielaborato ed editato. Il gruppo si chiama Sikinti (“Fastidio” in turco), eravamo partiti con le Golden Guns di Gheddafi... Gigi è un ottimo tatuatore, ha appena finito di disegnare la copertina dell'album che esce per scelta solo gratis su Bandcamp. Stiamo lavorando in combutta con Federico Fiori e Francesca Lenzi di NUB a un progetto live, Gigi ha già preparato 12 metri di disegni da animare ed elaborare in vario modo.

Con Enzo Rotondaro vogliamo far partire un duo di dubstep ignorante: la crisi è tale che il duo è l'unica forma di ‘gruppo’ sostenibile oggi. Ci vogliamo togliere qualche sfizio integrando il lato produttivo (siamo entrambi dei freak da studio), il polistrumentismo, l'elettronica suonata, riempire le piste da ballo con una bella dose di noise. Ho prodotto una dozzina di pezzi tra dubstep e classica contemporanea quest'estate e voglio ri-vestirli coi suoni e i ritmi di Enzo.
VEJA
Con Giacomo Sferlazzo stiamo lavorando a un documentario su Lampedusa, un film e un nuovo album da registrare negli Spomenik dell'ex Jugoslavia. L'album sarà più orchestrale rispetto a "Quando sono assente mi manco" che per scelta doveva essere suonato live in studio da un quartetto, senza sovraincisioni.
Abbiamo appena fatto anche uno strano album che possa viaggiare con le proprie gambe: "Nella pancia della Balena", un'improvvisazione in un acquedotto (mai completato) di Lampedusa in cui abbiamo suonato gli strumenti, lo spazio e i microfoni. Abbiamo inciso e sovrapposto 4 takes diverse, senza editing; le 20 copie prodotte sono state affidate a viandanti che le portassero lontano, ed ogni copia farà il suo proprio viaggio con il sistema del book crossing. Esiste anche una copia digitale su BandCamp così chiunque voglia fare la stessa cosa può agire autonomamente. E un blog in cui chi trova il disco sulla sua strada può inserire le sue impressioni e partecipare al ‘diario di viaggio’ del CD.

Con Veronica Citi riprenderemo il lavoro interrotto lo scorso anno sul nostro duo di Drums'n'Video VEJA: cortometraggi montati in tempo reale con colonna sonora di sola batteria, che interagisce col video in vari modi, il tutto tra composizione e improvvisazione e senza il flusso continuo tipico delle performances elettroniche e/o video.
Andreini_&_Cancellotti
La mia parte orientalista: dopo il progetto Shash Jihat con Claudia Cancellotti sto componendo da oltre un anno un repertorio para-rebetiko, eterodosso come al solito, e forse vorrò trovare il modo di portarlo dal vivo, ma si torna al solito problema: trovare uno o più musicisti interessati, motivati, trovargli cibo e soldi e mezzi di locomozione, concerti.... Sto anche lavorando a un album (senza concerti probabilmente) di pezzi di Oum Kalthoum ri-arrangiati da me e suonati con Samir Hammouch e Achref Chargui. Al momento i risultati assomigliano un po' troppo ai Secret Chiefs 3, mi voglio allontanare da quella roba e scavare meglio nell'oriente, più che nell'occidente. Sono a rischio etnominchia e sarà difficile far convivere alcune delle cose che ho in mente col buongusto.

Di sicuro vorrei rimettermi a fare Dj Faccia di Merda, sono anni che non faccio serate se non tra amici e un po' mi manca quel modo di creare dal vivo con più sorgenti sonore.
Jacopo_&_Alicia_Wade
Ci sono molti altri capitoli che dentro di me contano tantissimo, ma non so quanto sia interessante parlarne se non ad personam. Ma mi viene in mente ad esempio la collaborazione ventennale con Alicia Wade, conosciuta attraverso delle cassette nel 1995 e con cui ho registrato varie cose per posta (su 4 piste) e con la quale ho pubblicato una cassetta e un bel vinile trasparente 8"; lei ha cantato anche sul primo brano di "Bossa Storta" e di recente ho trovato un video della band che ha con il marito (i Wades, dopo aver suonato insieme per molti anni negli Orlock in cui usano delle parti di batteria che gli avevo spedito. Ci siamo incontrati soltanto una volta per mezz'ora nel 2010 e continuiamo a considerarci i rispettivi migliori amici.

Il capitolo Lotfi Bouchnak: ci siamo arrivati dopo aver amato per anni (nel mio caso letteralmente per tutta la vita: ho iniziato ad ascoltare musica orientale a 6 anni) la musica classica orientale. Dopo che François e Chiara, trasferiti negli anni '90 a Tunisi, hanno frequentato Mohamed Abid, dopo avergli chiesto nel 2006 di arrangiare "Trapani - Alq al Waady", dopo aver registrato con i musicisti della Rachidia, dopo aver suonato dal vivo quel materiale con due diversi trii di giovani musicisti residenti in Francia. Lotfi ha visto il video di “Azizati” su Al Jazeera e ci ha cercato, incuriosito. François è andato ad incontrarlo ed ha convinto un monumento della musica Orientale a venire a Perpignan a lavorare insieme in sala prove. E lui lo ha fatto. Gli avevamo comprato il biglietto aereo per il 14 gennaio 2011, giorno in cui Ben Ali è scappato dal Paese ed è scoppiata la Rivolta Tunisina e quindi abbiamo dovuto rimandare tutto di un mese (ne l'Enfance Rouge abbiamo un tempismo meraviglioso per queste cose). Dopo 6h di viaggio con una sveglia alle 5 del mattino ha provato con noi fino alle 9 di sera, cantando come se fosse davanti a 10.000 persone.Soul_Limbo_Sessions E una volta uscito ha sentito la voce flamenca di Dony Balliardo, un giovane gitano di Perpignan che a volte canta e suona per 12h senza sosta: Lotfi ha seguito il suono della voce e hanno iniziato a duettare insieme per strada. Per questo dico che è un Monumento: non solo per la voce, la tecnica, la conoscenza della musica ma anche e soprattutto per la forza e la generosità artistica.

Poi volevo dire qualcosa su Gi Gasparin: è uno degli artisti e artigiani (stavolta sì, entrambe le cose) più straordinari che io conosca. Pino Montecalvo degli Bz Bz Ueu mi fece conoscere la sua musica verso il 1994 (Gi-Napajo, Piume e Sangue e Pangolinorchestra) e ci siamo infine incontrati nel 1998 quando suonavo con i CRAP (e lui con gli Else). La sua produzione è sterminata, perché oltre a un centinaio abbondante di album ha anche realizzato un migliaio di sculture di terracotta dipinta (incredibili e meravigliose) e svariate migliaia di disegni e quadri, incredibili. Ma non gli interessa che si sappia, lo fa perché lo vuole e deve fare. Insieme abbiamo fatto tante sessions di registrazione, pochissimi concerti in duo (e in trio con Chet dei PinPinSugar come “Marci Esploratori Verna”), una decina con la Pangolinorchestra, qualche disco. Ma soprattutto molti momenti speciali distribuiti in questi 15 anni a cui tengo tantissimo.

Voglio dire anche qualcosa su "Cogli Ossi": è un disco fatto un po' per riallacciarmi alle metodologie con cui ho realizzato musica nei primi 10 anni di attività: suonando tutti gli strumenti da solo, usando poche piste e con performances il più possibile live, senza editing. Con un sound esagerato e grezzo, saturo e selvatico. È un disco che non voglio mettere su internet (basterebbe poco a farne un'uscita su BandCamp) perché le copertine le ho stampate a Tunisi grazie al mio amico tipografo Hamadi Bousselmi e ci tengo che chi mai se lo prende lo faccia a mano, dopo un concerto. È un disco fatto in un momento particolare, di incazzatura profonda e di frustrazione, di bisogno di esprimere la musica che avevo addosso e che non veniva accettata da nessuno dei gruppi in cui suonavo. Ma credo - spero - di averci messo tutta l'intensità di cui sono capace.

Altra cosa che mi sta a cuore è la visione più collettiva dello stare insieme (e qui limitiamoci al solito alla musica, purtroppo) - le mie famiglie musicali e di vita sono in tanti posti diversi: a Firenze e in Toscana con Jealousy Party, E-NEEM, Eugenio Sanna, i casolari di Nipozzano, Casellino, Visarno, Vetrice, le due famiglie pistoiesi dei Nandi e degli Ass Cult press, i Glomming Geek; a Milano con Ronin, OvO, Pin Pin Sugar, RUNI, Bugo, AFEMan, Allun, La Cueva, Cox18, Mirko Spino, Andrea Caccia; Napoli con Rocco Traisci, Il Cerriglio, Gruppo ZUFU, Narcolexia, Sara Sole, Lello Vozla, Freak Opera, Ercole Longobardi e Catello Celentano, i ragazzi di Pompei; Bordeaux con Les Potagers Nature, Api Uizz, Radikal Satan, Erez Martinic, Chocolat Billy, Les Hurlements de Leo, Magnetix; la Slovenia con Zoambo Zoet Workestrao, Menza, Gromka, Ivo Poderzaj, Natasha Serec, Tea Hvala, Marko Brecelj, Arianna e Iztok Krkoc al MKC di Koper, i Vuneny a Mostar; i pugliesi di Bari (Bz BZ Ueu, Bob Cillo, Adele di Nunzio, e i Copertinesi dei Sotterranei, Carlo Mazzotta, Chiara Cordella, Gianna Greco, GianMaria Greco, Giuseppe Tarantino, Massimiliano Taurino, Grazia, Cicaleddhra...). RUNIÈ una costellazione di persone che mi ha aiutato ad affrontare meglio l'erranza costante che ho vissuto dal 2000 al 2005 e che per fortuna continuo a frequentare tutt'oggi. Suonare dal vivo e andare in tour è anche una scusa per frequentare le persone a cui tengo di più.
E altrettanto sicuramente mi sto dimenticando qualcosa... ma non importa!!!

Sicuramente!!!! Ci sono probabilmente anche quei progetti durati un giorno oppure solo abbozzati e mai nati…. Ho fra le mani, ad esempio, una registrazione molto interessante di una Anarco Rural Agro Free Jazz Band…. Di cosa si tratta? Avete anche fatto dei concerti?
Gli AnarcoRural sono uno dei progetti nati tra le mura di Nipozzano: un dopocena tra i tre inquilini (io, Andrea Caprara e Francesco di Mauro) + Matteo Bennici sfociò in una prima session di improvvisazioni freerock basate sul repertorio dei canti anarchici spagnoli e italiani. Tempo dopo sviluppammo il concetto facendo passare Andrea al basso e includendo Stefano Bartolini e Edoardo Ricci ai fiati ma soprattutto ai circuit bending dato che da poco avevano iniziato a fare ricerche in tal senso come @hanoi (e ho filmato le varie fasi dello sviluppo di quel duo nell'arco di un paio d'anni, ne farò un micro documentario un giorno)! Aggiunti al repertorio un paio di brani di Edoardo e uno di Stefano abbiamo iniziato a trovarci qualche data (onore al merito alla Scighera di Milano nella persona di Paolo Casati per aver ospitato sulla fiducia il primo concerto ed averlo registrato su 16 piste...). Abbiamo anche registrato un demo ‘alla vecchia’, tutti insieme nello studio di Nipozzano, mixato nella notte e masterizzato in 20 copie la mattina prima di partire per il primo minitour. Dopo una manciata di data sparse in circa sei mesi abbiamo chiuso in bellezza al Meeting dell'Editoria Anarchica all'ObiHall di Firenze.Anarcorural_Agrofreejazz_Band Il desiderio di far ripartire il dibattito politico e la voglia di scombinare le carte nelle interpretazioni un po' asfittiche del repertorio della canzone anarchica a botte di free e noise (e punk) non ha prodotto effetti sensibili, la formula jazzistica del tema-soli-tema ci stava un po' stretta e la vita ci ha portato a fare altro.
Il demo è stato un po' anche online sulla pagina Soundcloud di Afoforomusicclub ma poi l'ho tolto (in favore dell'album live di Squarcicatrici con Scott Pinkmountain), adesso se ne può ascoltare solo un brano.

Quanti concerti riesci a fare in un anno?
Molti meno di un tempo: sono passato da 120 a 80 circa... Ho avuto periodi in cui suonavo così tanto con l'Enfance Rouge che ho dovuto abbandonare gli altri gruppi (OvO, Ronin, Vialka, Pin Pin Sugar, Dubital, Ass Cult Press, quasi tutti lasciati verso il 2002-2003), altri periodi in cui l'attività live era così frammentaria che c'era modo e tempo di lavorare in sala prove a nuove band e progetti, o mettere direttamente in strada formazioni estemporanee (il duo con Arrington, quello con Scott e relativo trio, le conduzioni in tempo reale, la Nipozzanzibarishe Big Band). In più avere un po' di tempo per registrare i miei album (“Cogli Ossi”, “Desseardore Desseardar” con Gi Gasparin, “Flames at the Western Horizon” con Thollem McDonas) quelli con i gruppi (“Squarcicatrici”, “SquarciAMilano” e “Zen Crust” con Squarcicatrici, “Now”, “10 pollici”, “Mercato Centrale” col Jealousy Party, i quattro album di Tsigoti e i prossimi tre con L'Enfance Rouge) e le produzioni per altri gruppi (The Somnambulist, Lambig Butter Explosion, SS1-Scud, Simone Tecla, BlutWurst, Cristina Abati, Gyorgy, Ironique, Carolina da Siena, Giacomo Sferlazzo...)

Ho sempre creduto che la crisi del mercato discografico avrebbe riportato le persone a una maggiore frequentazione dei concerti ma, e la tua risposta lo conferma, probabilmente mi sto sbagliando…. Cosa credi che ci sarà in fondo a questo tunnel? Che valore avrà la musica per le generazioni future?
Squarcicatrici La crisi del disco e del concerto è legata sostanzialmente a internet e alla ‘musica liquida’. Il che non è un male in sé, ma solo per l'idea che un gruppo possa vivere della musica che fa senza sovrastrutture (o un altro lavoro). Diciamo che da un lato l'idea di mettere il suono su un supporto fisico che si può comprare (e che il ricarico che si fa sullo stesso possa nutrire decine se non centinaia di persone) è morta alla venerabile età di 100 anni o poco più. Tutto quello che le sta intorno è ancora valido e bello: pensa all'evoluzione del pensiero e del mezzo in contemporanea, dalla documentazione di un suono esistente (i cilindri di cera per fare dell'etnomusicologia), alla produzione di pezzi fatti per essere venduti (la nascita del musicista ‘da studio’ e del produttore - e del DJ radiofonico!), alla creazione in studio di musica altrimenti non suonabile, allo studio come strumento compositivo e in seguito musicale, all'amplificazione di suoni altrimenti inudibili (i microfoni a contatto, il ‘no-input-mixer’, i suoni dell'elettricità statica), la musica fatta di loops (la psichedelia, la ‘dance’ ma anche Lili Refrain e Madame P!) e infine tutto insieme (ieri ho trovato un sito in cui fischietti due note, una melodia, tre parole, e il sito te lo arrangia in milioni di modi, a tua scelta, trovando gli accordi, suggerendo armonizzazioni, ritmi, strumentazione... qualunque cosa). Ora che si può fare un album con un sound perfetto collegando il cellulare a internet muore l'idea stessa (commercialmente parlando) di ‘registrare’ musica in un luogo e momento specifico.Nando_Meet_Corrosion E non è un problema in sé.
Per quanto riguarda i concerti vale un discorso simile: fino al disco la musica doveva essere suonata da qualcuno o qualcosa (i roll-piano, l'organo di Barberia) nello stesso luogo in cui ti trovavi. Dalla registrazione in poi la musica poteva non solo essere riprodotta a piacimento, ma anche trasmessa a distanza: smaterializzazione della sala da concerto (o della bettola fumosa ed alcoolica). I megaconcerti degli anni '60 e '70 allontanarono il pubblico dal musicista, grazie all'amplificazione che passò da 10 a 100.000 watt. I volumi del rock estremo e della tekno-rave hanno isolato l'ascolto degli spettatori perché non potevano più stare né fermi né parlare. E youtube+smartphone adesso ti permettono di guardare il tuo gruppo preferito mentre passeggi, mentre caghi, mentre lavi i piatti. Fine della necessità di ‘spostare pesanti scatole nere da una parte all'altra della città’ per citare una bellissima definizione del rock dei Pere Ubu.
Quindi quel che succede oggi è che si va a uno-due ‘eventi’ in cui ci sono migliaia di persone e si lascia il resto della fruizione agli smart phone, con il loro audio e video compresso ma sottile e fiacco. E questo soddisfa una generazione che non essendo mai stata a un concerto vero non conosce la necessità di provare l'emozione di essere davanti al palco, o l'illusione che il cantante quel verso che ti è piaciuto tanto lo canti proprio per te. Senza parlare della sorpresa di scoprire qualcosa di nuovo che nella registrazione (audio/video) non ci poteva essere.Pangolinorchestra
Oppure senza rischiare di essere picchiato da GG Allin, bruciato dai Mutoid Waste Company, portato al vomito dal basso di Jason Newstead, annusato da Shane de Leon, accarezzato dagli US Maple, coinvolto dai Camillas, illuminato dai 31 Knots, terrorizzato da Diamanda Galas, nutrito da ?Alos, colpito dagli Ex, preso per mano da Carlinhos Brown eccetera eccetera.
Dalla definizione di musica dal vivo ci si è dimenticati del concetto di ‘vivo’: una performance soggetta a quello che la vita può portare ogni giorno nella vita di chi suona e chi ascolta. Dal posto in cui si vede il concerto, dal livello alcolico, dalla presenza della fidanzata o dal fatto che ti ha lasciato poco prima di entrare. Potrei andare avanti all'infinito, spero di aver reso l'idea. Nel futuro che succederà? Più o meno lo stesso: chi sentirà il bisogno di vita sposterà quelle pesanti scatole nere per fare musica goa-noise o electro-gamelan o abstract-gospel e chi sentirà il bisogno andrà a tirarsi strisce di coca davanti alle casse del suo DJ preferito o si spoglierà mentre sale sul palco a intralciare il suo gruppo voodoorock preferito o chiuderà gli occhi seduto nella posizione del loto a pochi centimetri dall'afrore dei musicisti di ambient isolazionista indo-africana. Tutti gli altri faranno come adesso, come 100 anni fa, come mille anni fa: fischietteranno delle melodie per alleviare la fatica, la noia o per ingannare il tempo tra un pendolarismo e un altro, Squarcicatricitra una sigaretta e la coda al supermercato, durante viaggi intercontinentali o alla fermata dell'autobus.

Ho però l’impressione che il rapporto quantitativo tra gli uni e gli altri stia cambiando in favore dei secondi, e ho anche l’impressione che il ruolo della musica stia cambiando rispetto alla tradizione più recente: da fenomeno d’ascolto a fenomeno d’abbellimento (per il giochino, la suoneria, ecc.) o, al massimo, di colonna sonora…. Non trovi?
Io credo che quantitativamente la musica sia sempre stata di contorno alle attività umane, e più raramente composizione progressista o elevazione dell'animo attraverso una forma compositiva. L'ascolto dedicato è stato concesso a quelli che non lavorano, mentre adesso è consentito anche ai pendolari che con le cuffie ascoltano quel che vogliono (quello di cui hanno bisogno) mentre vanno al lavoro o anche mentre lavorano. Quantitativamente.
La musica dal vivo, ovvero oggi la musica fruibile in spazi diversi dalla casa (tralasciando le playlist automatiche o le compilation di youtube) è perlopiù karaoke o dj set – anzi, selecter (il DJ per me è un musicista che usa i dischi, il selecter è quello che ti mette in sequenza una serie di brani adeguati al contesto, senza manipolarli). Musica di cui si possa innanzitutto controllare economicamente volume e quantità, genere e varietà, senza dover avere a che fare con un gruppo di musicisti e tutti i loro problemi (mangiare, bere, dormire, essere pagati, senza parlare di richieste di pezzi, abbassare l'amplificatore o portare via gli strumenti al più presto per pulire il pavimento).
La musica dal vivo, quantitativamente, è suonata da cover o tribute band.Cori_x_Tsigoti La quantità di musicisti che fa concerti di musica propria, e la somma del pubblico che va a vedere prevalentemente questo tipo di serate, secondo me è enormemente inferiore alla somma delle persone che frequenta dj set, karaoke bar, discoteche e festival di dance.

Alcune righe indietro ci siamo passati di striscio, adesso vorrei approfondire l‘argomento... Cosa pensi della critica e del giornalismo in generale?
In generale penso che siano strumenti utili e necessari, sempre di più in realtà, per orientarsi nel mondo. Vivo da sempre con quell'impeto adolescenziale che mi fa dire cazzate per entusiasmo senza sapere a fondo di cosa parlo e ogni volta che me ne rendo conto mi do del coglione. Spero che in molti si diano dei coglioni quando lo fanno e che ascoltino la voce di chi ne sa di più, meglio o più a fondo di loro. Una critica o un giornalismo ben fatti sono fondamentali alla comprensione di quel che succede. Ma quella critica e giornalismo fatti in fretta, per sentito dire e pensando già al prossimo ‘post’ sono deleteri. Il tempo manca ma il tempo è necessario per capire quel che c'è da capire. Quando si abdica alla fretta si fa il gioco di chi comunque non è interessato all'approfondimento, lasciando a bocca asciutta quelli che invece il tempo te lo avrebbero dedicato (senza esagerare però!).
Rollerball
Ma non credi che il giornalismo (inteso in senso lato: giornali, TV, ecc.) stia diventando sempre di più uno strumento di consenso in mano a lobby politiche ed economiche e che tutto ciò che viene trasmesso venga manipolato in favore di tali lobby?
Non è sempre stato così? C'è stato un momento dall'invenzione della scrittura (strumento di potere in mano all'elite politica) in cui è stato diverso?

Beh, non saprei…. Ma ho l’impressione che gli strumenti di controllo e manipolazione siano oggi molto più raffinati e potenti…. Pensi comunque la stessa cosa anche di internet e dei vari social network? E, in relazione alla musica, pensi che in un momento in cui tutti hanno possibilità di ascoltare tutto prima di poter scegliere la critica possa ancora essere uno strumento utile per chi vuole orientarsi alla conoscenza e all’ascolto della musica che circola?
Facciamo un discorso particolare o generale? In generale, per quanto io creda nell'essere umano, non credo nelle masse. Per cui poco credo nei mass media, nei social network, nelle manifestazioni organizzate.Camillo_Jacopo_&_Kevin_Branstetter Quando si regalano alle sovrastrutture tutti i propri dati, le voglie, i desideri, le ambizioni, le attività più o meno legali non ci si può aspettare di passarla liscia. In qualsiasi modo venga deciso di utilizzarli, quei dati si ritorceranno contro di te. Basta esserne coscienti e divertircisi finché si può oppure fare i luddisti ad oltranza e rifiutare tutto questo sistema. Ma è impensabile fare la rivoluzione dall'interno, non ha mai funzionato e mai funzionerà. La rivoluzione prevede per definizione il sovvertimento dell'ordine costituito in favore di un altro ordine fondato su principi diversi. Questo non si ottiene rimescolando le carte in tavola o sperando che una serie di mattoncini tenuti su con la buona volontà e lo sputo (come si direbbe in toscana) siano così solidi da resistere alle decisioni di chi ha creato e gestisce quel sistema.
Per la musica credo che una guida critica sia utilissima. Non voglio dire indispensabile: abbiamo scoperto le cose grazie alla curiosità e non al corso di musica d'avanguardia che abbiamo seguito all'università (o alle elementari). Però serve che chi esercita questa forma di critica/filtro sia cento volte più curioso e attento e approfondisca quel che trova. Non basta fare liste (io personalmente odio le classifiche di fine anno, del mese, della vita: è una semplificazione sterile del pensiero e della comunicazione, e come qualsiasi semplificazione si porta via il nocciolo della questione, che è il ‘perché’ si sceglie una cosa piuttosto che un altra). Non basta mettere un link al video you tube per essere una guida: ci vuole tempo ed approfondimento, altrimenti vale quanto la segnalazione di un 12enne che ha appena scoperto Skrillex o Jimi Hendrix.
Tsigoti
Potremmo chiudere qui, all‘essenziale… anche se per sviscerare un musicista complesso come te servirebbero in realtà una serie di interviste come questa e un interlocutore che conosca appieno tutti i tuoi movimenti… ma esiste?
Vorrei fare una piccola chiosa a quello che hai appena scritto (e con cui avevi iniziato questa intervista): per fare tutta questa musica (in sala prove, sui palchi e nei dischi) ci ho messo 25 anni. Ce n'è ovviamente molta di più che non è nemmeno arrivata allo stadio della sala prove o della registrazione ‘pubblica’. E altra ancora che non ho nemmeno suonato ma solo composto o che è ancora nella testa e aspetta momenti migliori per sbocciare. Ma è ovviamente inutile e assurdo volerla conoscere tutta! Questo vale per le vite di ognuno di noi (noi esseri viventi, animali, piante, sassi...): a me piacerebbe tantissimo, ad esempio, poter osservare l'evoluzione di una collina e della sua valle nell'arco di 5000 anni, o il movimento delle nuvole durante un anno intero, o ascoltare tutti i discorsi che fa il mare contro uno specifico scoglio di Calafuria (o di Lampedusa) per una settimana... ma non si può. Non si può e non si deve. Bisogna prendere quel che capita, quel che si può, quel che si sceglie, quel che si trova e arrendersi al desiderio di infinito che abbiamo dentro. Fare i conti con la nostra finitezza e all'interno di essa fare però il massimo, senza accontentarsi MAI. Senza procrastinare, inebetirsi, perdere tempo, impigrirsi nel corpo e nella mente.

Zen_Crust





ANGOLI MUSICALI 2016  

vonneumann  

figli di un dio minore: ut  

marino josé malagnino (intervista)  

tre giorni con maria monti  

gianni mimmo  

claudio parodi (intervista)  

i gufi  

figli di un dio minore: hugo largo  

figli di un dio minore: san agustin  

tempi moderni (IIª tranche)  

figli di un dio minore: ヒカシュー (hikashu)  

Bourbonese Qualk (intervista a Simon Crab)  

Andrea Belfi & Stefano Pilia (intervista)  

corvo records  

infrantumi: vent’anni dopo  

Rock Over Beethoven – Il Rock Neoclassico  

lili refrain  

vittore baroni  

christoph gallio  

jacopo andreini  

musica moderna  

ladies of the canyon  

tempi moderni  

hyaena reading (intervista con francesco petetta)  

Baxamaxam  

Xabier Iriondo  

Osvaldo Coluccino  

Osvaldo Arioldi Schwartz (Officine Schwartz)  

Zero Centigrade  

i cantautori  

(la famosa etichetta) Trovarobato  

die schachtel: della maggiore età  

4 donne  

violoncello  

Chaos Tape(S)  

compilation  

D.S. al Coda (the record label)  

Osaka Kyoto Sounds
(con intervista a Go Tsushima dei Psychedelic Desert)
 

(etre) / Wondrous Horse / Harps Of Fuchsia Kalmia  

tamia  

drum, bass... and carmel  

L’Enfance Rouge (articolo e intervista a François R. Cambuzat)  

chinoise (con intervista a Yan Jun)  

figli di un dio minore: ghigo  

figli di un dio minore: fifty foot hose  

figli di un dio minore: ich schwitze nie  

figli di un dio minore: rites of spring / happy go licky  

figli di un dio minore: crust  

figli di un dio minore: antelope  

figli di un dio minore: kletka red  

figli di un dio minore: the blocking shoes  

figli di un dio minore: debora iyall / romeo void  

figli di un dio minore: stretchheads  

figli di un dio minore: bobby jameson  

figli di un dio minore: distorted pony  

figli di un dio minore: dark side of the moon  

figli di un dio minore: los saicos  

figli di un dio minore: the centimeters  

figli di un dio minore: chetro & co.  

figli di un dio minore: songs in the key of z  

figli di un dio minore: mondii  

figli di un dio minore: TCH (this crepuscular hour)  

figli di un dio minore: bridget st. john  

figli di un dio minore: thule