`Materia´ // `Triptych (Tautological)´

Autore disco:

BlueRing Improvisers // Kyle Bruckmann

Etichetta:

Aut Records (D) // Carrier Records (USA)

Link:

www.autrecords.com/
carrierrecords.com/

Formato:

2CD // CD

Anno di Pubblicazione:

2020

Titoli:

Materia: 1) Peludio 2) Juta e colore: tre evocazioni (part 1) 3) Juta e colore: tre evocazioni (part 2) 4) Juta e colore: tre evocazioni (part 3) 5) Grande sacco 6) Interludio 7) Ferro (part 1) 8) Ferro (part 2) 9) Esposizione 10) Grande bianco plastica 11) Legno 12) Postludio
Cretti: 1) Percussion 2) Cello 3) Trombone 4) Saxophone 5) Double Bass 6) Guitar 7) Flute 8) Clarinet 9) Double Bass (2) 10) Cretto
Triptych: 1) A Spurious Autobiography (for John Barth) 2) An Extruded Introversion (for Blixa Bargeld) 3) A Spurious Autobiography (for John Barth) 4) A Fuzzy Monolith (for James Turrell)

Durata:

62:37 + 41:05 // 64:55

Con:

Giancarlo Schiaffini, Silvia Bolognesi, Carlotta Vettori, Federica Ceccherini, Tobia Bondesan, Tommaso Taurisano, Francesco Toninelli, Francesca Scigliuzzo, Michele Bondesan, Giuseppe Sardina // Kyle Bruckmann

connessioni

x mario biserni (no ©)

Confezioni con geometrie sghembe e colori che tendono al grigio.
Musicisti improvvisatori di area jazz, ma con connessioni nelle varie musiche contemporanee ed elettroniche.
Questi i segni, ben distinguibili, che accomunano “Materia” e “Triptych (Tautological)”.
Esatto, ma non sono solo questi i trait d’union fra questi due CD (si può ben dire tre, dacché uno è doppio).
Andiamo un po’ a vedere?
Inizio con “Materia” - semplicemente perché è da più tempo che lo maneggio - un doppio CD, come già scritto, diviso in due parti ben distinte intitolate “Materia” e “Cretti”. Questi pochi elementi dovrebbero già essere sufficienti a farvi intendere che si tratta di un lavoro dedicato alla pittura scultorea di Alberto Burri. In azione c'è un ensemble aperto che, nell’occasione, schiera ben 10 strumentisti. Fra questi metto obbligatoriamente l’accento su Giancarlo Schiaffini e Silvia Bolognesi, non foss’altro perché sono i più conosciuti al di fuori dei confini nazionali. Il primo è una colonna portante della musica creativa, non solo di quella made in italy, con la partecipazione a numerosi incredibili progetti, fra i quali cito per dovere di cronaca il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza e Nuove Forme Sonore. La contrabbassista Silvia Bolognesi, anche discografica con la piccola Fonterossa Records, unisce all’attività di strumentista quella didattica e quella di organizzatrice e, in tempi recenti, ha consumato un’importante esperienza nelle file dell’Art Ensemble Of Chicago (e di altre formazioni guidate da Roscoe Mitchell). Con questo non intendo sminuire affatto gli altri componenti della combriccola, tutti elementi di grande talento e provata esperienza. D’altronde chi va con lo zoppo ….
Il gruppone si è prefisso lo scopo di perseguire l’estetica delle opere di Burri cercando di trasporre nella composizione e nell’esecuzione quelle che erano le sue metodologie e le sue tecniche di lavoro: «After a preliminary study of Burri’s methods and aesthetics, we started from his works, using them as reference and inspiration for some compositions or using them directly as evocative scores, obtaining this way a collection of pieces organized by the materials used by Burri (Materia) and the timbral variety of the instruments (Creti)». I due CD differiscono quindi, oltre che per il titolo, per l’impostazione e, naturalmente, per il risultato finale.
In “Materia” la piccola orchestra si prodiga intorno a strutture composte dai fratelli Tobia e Michele Bondesan (sassofonista e contrabbassista) che hanno firmato rispettivamente il trittico Juta e colore e il dittico Ferro (l'uno) e la terna Grande sacco, Grande bianco plastica e Legno (l'altro). La stesura di Peludio, Interludio, Esposizione e Postludio è stata invece opera del batterista Giuseppe Sardina.
Il collettivo esprime in questa prima parte tutta la sua forza evocativa e, nel novero di strutture comunque complesse, una agilità espositiva e una comunione d’intenti difficili da rilevare anche in formazioni di più longeva frequentazione. Il tutti per uno e uno per tutti è un dato di fatto, e da ciò deriva quella compattezza d’insieme che fa pensare alle grandi esperienze collettive della new thing (soprattutto a Sun Ra e alle sue orchestre). D’altronde la metodologia di lavoro dei BlueRing Improvisers sembra trovare spunto proprio nelle esperienze comunistiche del guru chicagoano: «With the help of extremely creative musicians, we were able to communicate deeply with our materials, working and living together for days in a Tuscan farmhouse surrounded by nature. During this period of artistic residence, we recorded the work that you can hear on this double album».
In “Cretti” la metodologia è capovolta, e il punto di partenza è in nove guizzi di libertà individuale. I musicisti dell’ensemble, ad esclusione del vibrafonista Francesco Toninelli, improvvisano nove brevi miniature, fra i 2:53 e i 3:51 minuti, che in post-produzione vengono montati nel Cretto finale.
È evidente, al di là delle connessioni con l’opera di Burri, quanto “Materia” sia interessante e importante in se, nella sua essenza, nel suo indagare nell’arco di un’ora e tre quarti alcuni aspetti e stilemi fondamentali ed essenziali di quello che oggi sta dietro al concetto stesso d’improvvisazione (o composizione istantanea, come alcuni preferiscono chiamarla, ma forse sarebbe più precisa la definizione musica creativa già utilizzata da Leo Smith in un suo libro, tenendo anche conto che in quelle pagine si prefigurava già molta di tutta questa musica).
Sarebbe interessante se questo lavoro venisse proposto, sotto forma di concerti e/o seminari, a Città di Castello presso quelle strutture museali che raccolgono e conservano le opere dell’artista al quale è dedicato.
Traghettiamo così verso il disco dell’oboista Kyle Bruckmann, che già nel mezzo utilizzato mostra un carattere di originalità, essendo sassofoni, flauti e clarinetti, e non certo l'oboe, gli strumenti più utilizzati in queste sfere musicali. In “Triptych” le connessioni dirette con “Cretti” sono evidenti, in quanto si tratta di un solo strumentale, se pure addizionato dall’utilizzo di nastri pre-registrati, un ponte gettato fra la post-produzione di Cretto e la nuda performance solista. Un ulteriore connessione sta nel fatto che Bruckmann, seppur nativo di un’altra città, ha fatto base nella stessa Chicago e ha fatto parte dell’entourage dello stesso Roscoe Mitchell già citati a proposito di “Materia” e di Silvia Bolognesi (chissà se i due hanno mai suonato insieme?). Ma non basta ed ecco che il bravo recensore, nonché mago, toglie il coniglio dal cilindro: le composizioni di “Triptych”, al pari di “Materia”, sono dedicate al lavoro di altri artisti: dello scrittore John Barth, dell’artista virtuale James Turrell e del chitarrista Blixa Bargeld. Quella a quest’ultimo può apparire, per chi non conosce Bruckmann, come la dedica più stupefacente. In realtà gli interessi dell’oboista toccano da sempre i diversi aspetti della musica sperimentale, dall’improvvisazione, al minimalismo, al rock, e ricordo la sua presenza in gruppi come Lozenge e Pink Mountain che attingevano le loro influenze in generi quali l’industrial e la no wave e inoltre, come dichiara lui stesso, gli Einstürzende Neubauten hanno fatto parte del suo bagaglio di giovane ascoltatore.
Pur essendoci delle similitudini, le differenze con il disco dei BlueRing Improvisers sono comunque marcate, e in “Triptych” l’ascendente delle arti minimaliste sembra avere il sopravvento rispetto a quella della tradizione jazzistica, con conseguente prevalere dell’elemento compositivo su quello improvvisativo. L’utilizzo della ripetitività e dei silenzi fa pensare all’opera di maestri quali John Cage, Morton Feldman e Alvin Lucier.
A Spurious Autobiography viene significativamente proposta in due versioni, una per oboe e una per strumenti elettronici, mettendo a nudo sfaccettature particolarmente interessanti del musicista.

Prossimamente: "Strell" del WHO Trio; "Sketchrs For Violin And Vinyl" di Ayumi Paul & Achim Mohné; “La chiamata” della Deadburger Factory ...


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Data Recensione: 21/11/2020

`Materia´ // `Triptych (Tautological)´  

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