D.S. al Coda (the record label)    
di e. g. (no ©)






Ogni qualvolta si presenta un nuovo marchio è facile, già vedendo come confeziona i propri dischi, intuirne ‘intents and purposes’.
Così quando ho aperto il pacchetto inviatomi dal violoncellista newyorchese Alex Waterman (che, tra gli altri, ha suonato in progetti di Jon Rose e Ig Henneman) a presentazione della sua D.S. al Coda, e mi sono trovato tra le mani alcune elaborate confezioni somiglianti agli stupa della ormai storica serie Brombron, ho subito creduto di sapere cosa mi avrebbe riservato l'ascolto.
Ma la realtà era ben diversa, e le parti testuali presenti in grande abbondanza, nonché la presenza nell'ancor povero catalogo di nomi come Chriss Mann e Alessandro Bosetti, avrebbero dovuto mettermi in guardia contro troppo banali tentativi di classificazione. La particolarità delle confezioni era poi accompagnata dalla varietà di formati, LP – CD - DVD, quale ulteriore avvisaglia di una produzione a dir poco inusuale che, comunque, ben si inserisce nella tradizione rappresentata da marchi della Grande Mela dediti alla sperimentazione sonora quali sono Pogus, Lovely, OO e XI. Seppure le pubblicazioni di questo piccolo editore, al momento, siano solo quattro, ci sono comunque tutte le premesse per un’affermazione fra i più importanti marchi impegnati alla documentazione della sperimentazione sonora in questi anni. Sempre che la D.S. al Coda riesca a superare indenne la crisi che attanaglia la produzione di materiali fonografici.



La prima uscita documenta un lavoro dello stesso violoncellista, che prende il titolo da una ballata del folk singer inglese Ewan MacColl (l’autore della celeberrima Dirty Old Town). “A Ballad Of Accounting”, questo il titolo, è stato pubblicato sia come LP sia come DVD, ma è di quest'ultimo formato che raccomando l'eventuale acquisto. Si tratta di una composizione per violoncello e autostrada (la Brooklyn Queens Expressway) eseguita da Alex Waterman e ripresa dalla telecamera dalla filmaker Elizabeth Wendelbo. La concettualità dell'operazione è appena stemperata da un titolo che ne ancora il corpo a terra e da riprese che mostrano l'assurdità di una situazione che scorpora l'azione dello strumentista da quello che è il suo ambiente naturale, tipicamente e tradizionalmente cameristico, per catapultarla in un irreale paesaggio fatto di traffico, viadotti e degrado urbano. Epperò lo scorrere del tempo lascia intravedere che anche l'ambiente più degradato possiede una sua poesia, e una sua variabilità, creata da una diversa intensità del rumore, dal levarsi di un refolo di vento, dall'arrivo di una spruzzata di pioggia o semplicemente dal cangiare della luce.
Assocerei alla visione del DVD la lettura del romanzo “Questo bacio vada al mondo intero” di Colum McCann, di ambientazione simile, seppure in quel caso l’azione sia spostata verso il Bronx. Anche nel nostro caso, come in quello di Petit (attorno alla cui impresa ruota il romanzo), l'evento è appeso indissolubilmente a delle corde.



“True Mirror Microfiche, Double AA Side / Dexter Sinister” è un LP (in vinile rosso) diviso fra Waterman e Dan Fox, entrambi presenti con materiali realizzati per l’organizzazione Dexter Sinister. Su un lato c’è “B” (for Bartleby) di Waterman, brano composto dall’assemblaggio di tre registrazioni pubbliche avvenute rispettivamente in due locali di New York, il 7th Regiment Part Avenue Armory Building (un edificio facente parte del patrimonio storico riconvertito in auditorium) e il Kitchen, e all'ICA di Londra.
Nella prima registrazione newyorchese suona un ensemble composto da Peter Evans (trumpet), Marina Rosenfeld (phonographs), Hrabba Attladottir (stroh violin) e Alex Waterman (violincello), mentre nelle altre due compare il solo violoncellista, che si propone anche con testi recitati. Si tratta, insieme al disco dei Trophies del quale mi occupo più avanti, della produzione più strettamente musicale fatta dall’etichetta, addirittura con qualche richiamo bandistico che fa pensare agli ‘spiriti’ e alle ‘campane’ di Albert Ayler.
L'altro lato del disco presenta un lavoro di Dan Fox, esattamente Refracted Light Through Armory Show, registrato e mixato a Brooklyn dallo stesso Waterman. Il lavoro è basato sull’ascolto e relativo commento di "From Brussels With Love", una compilation su cassetta pubblicata nel 1980 dalla belga Les Disques Du Crépuscule. Direi che si tratta di una delle cose più strane e particolari mai apparse su disco e, comunque, è un ottimo esempio di intreccio fra linguaggio parlato e musica. Posso solo aggiungere che non conosco la cassetta in questione ma, dopo l'ascolto di questo vinile, ho iniziato ad avvertire certi pruriti che mi sollecitano alla sua ricerca.



Con “The Art Of The Diff” di Chris Mann, compositore e linguista di origini australiane noto soprattutto per aver fatto parte dell'ensemble Machine For Making Sense, c’è un ritorno al formato DVD. Gestualità e recitazione si incrociano in quella che pare essere una parodia della conferenza. Mann tiene infatti in mano un pacchetto di fogli scritti che agita in continuazione e il cui contenuto viene in piccola parte letto solo nelle ultime battute del DVD. Ottimo il lavoro della videomaker Eve Essex, che accoppia nella stessa schermata due riprese dell’artista, una frontale ed una dall'alto, su sfondo buio e in movimento simultaneo. L'effetto è straniante e crea l'impressione di un doppio o di un irreale sistema di specchi; solo quando i fogli agitati con la mano destra sconfinano al di fuori della linea di metà schermo, finendo con l'essere tagliati, il trucco è svelato pienamente e tale ritorno alla realtà rappresenta l'unico neo di un video altrimenti eccellente.



“A Color Photo of the Horse” del trio Trophies, registrato in pubblico al Translator Audio di Brooklyn, ci ripropone l’ensemble guidato da Alessandro Bosetti che tanto avevamo apprezzato qualche mese addietro nelle sue prime registrazioni in studio. Rispetto a quel CD, “Become Objects of Daily Use” pubblicato da Monotype Rec., si evidenzia la presenza del batterista Ches Smith (quello di, tra gli altri, Xiu Xiu e Carla Bozulich) in sostituzione di Tony Buck. Inutile dire che si tratta di una splendida performance in grado di dimostrare agli scettici quanto l’exp-rap di Bosetti è funzionale e funzionante anche nella dimensione concertistica. I brani sono quasi tutti inediti su disco, almeno credo, ad eccezione di Gloriously Repeating che compariva in versione diversa su “Royals”. Fra le particolarità del disco si avverte, in alcuni momenti tipo Dead Bird, un avvicinamento di Bosetti ad un cantato più propriamente tale e a sonorità di tradizione più rock. Con “A Color Photo of the Horse” Bosetti salta definitivamente il fosso e la sua ricerca, iniziata ai tempi di Melgùn, si sposta dall'iniziale concettualità acusmatica ad una viscerale dimensione performativa.



link: dsalcoda.org


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