(la famosa etichetta) Trovarobato    
intervista fatta e commentata da x e. g. (no ©)





Come, perché e quando nasce "Trovarobato"?
Trovarobato nasce nel 2004 dall'esigenza dei Mariposa di gestire la propria attività fuori dai palchi. Fin dall'inizio non si presenta come un'etichetta tout court, ma come un'organismo complesso di label, ufficio stampa, booking e piccola "fucina creativa". L'entusiasmo iniziale porta ben presto lo staff ad occuparsi di altri progetti oltre ai Mariposa: nascono le prime collaborazioni coi messinesi Addamanera e coi romagnoli Transgender.
Mariposa_Hugh_Hopper_&_Daevid_Allen Col passare degli anni Trovarobato si è resa indipendente dai Mariposa: della band sono rimasti i due tastieristi Gianluca Giusti e Michele Orvieti, affiancati dai collaboratori Andrea "Pelodia" Lodi e Robin Luis Fernandez. Trovarobato è sempre stata affascinata dal mezzo radiofonico affiancando, fin dagli inizi, alle produzioni discografiche, anche produzioni radiofoniche come radiodrammi, operine radiofoniche, vere e proprie trasmissioni. Dal 2010 ha inaugurato la propria collana "Parade", dedicata alle "musiche altre" ("altre" rispetto alla matrice originaria della label, dedicata all'esplorazione della forma canzone: si parla qui, dunque, di musiche di ricerca, sperimentazione, avant-jazz, avanguardia). Dall'inizio del 2011 ha iniziato a produrre anche in digitale tramite Trovarobato Netlabel. Si dice che abbia prodotto più di dischi di quanti il mercato della musica indipendente possa contenerne.


Trovarobato, se non sbaglio, è un termine che sta ad indicare i materiali di scena nel teatro... qual è la connessione con la vostra etichetta discografica?
"Trovarobato" indica "l'insieme degli oggetti necessari all'arredamento di una scena teatrale"; ma anche il luogo che li contiene. Ci sembrava una buona metafora per un'etichetta discografica: il luogo delle memorie, il cappello a cilindro dal quale tirar fuori l'imprevedibilità, il luogo del riutilizzo (sai quante scenografie si realizzano con gli stessi materiali?), la simulazione/finzione della realtà. Aggiungo che "Trovarobato" è anche il nome di una delle prime canzoni dei Mariposa. Il cappello a cilindro torna nella prima metà della definizione: "La famosa etichetta". Questa è una citazione affettuosa di "The Famous Charisma Label", la storica etichetta dei primi Genesis, Van der Graff Generator (ma anche Monty Python!): nel logo era presente, appunto, il cappellaio matto di Alice.
Samuel_Katarro
Quasi tutte le case discografiche tendono a caratterizzarsi modo piuttosto univoco: sia nel legarsi ad un genere musicale ben definito sia nel darsi una linea estetica ben riconoscibile.... voi avete optato per una vasta gamma di soluzioni e ogni vostra produzione si differenzia, a volte in modo macroscopico, dalle precedenti… perché questa scelta e pensate che paghi presso un pubblico che sembra essere sempre più settorializzato?
Consideriamo l'ecletticità una buona chiave per interpretare l'immensa varietà delle proposte artistiche. I risultati più interessanti si ottengono combinando le differenti tessere del puzzle, non fissandosi su una sola di esse. Anche se, la maggior parte delle nostre produzioni si muovono, a grandi linee, nel solco della "ricerca attorno alla forma canzone": sia quando il richiamo è evidente ai cantautori italiani (come nel caso di Alessandro Grazian, Adriano Modica, Dino Fumaretto), sia quando si guarda oltreoceano a Tim Buckley (come del caso di Samuel Katarro), sia quando questa è mascherata da uno spesso strato di elettronica (e parliamo di Musica per Bambini o Iosonouncane).
Molto spesso le collaborazioni sono nate attraverso conoscenze dirette, soprattutto girando per concerti coi Mariposa. Altre volte sono stati personaggi chiave a rivelarci un mondo: come quando Andrea Sbaragli di A Buzz Supreme ci ha rivelato il mondo sonoro del collettivo toscano Trydog e di Baby Blue, Samuel Katarro (e presto anche Mangiacassette) coi quali abbiamo poi collaborato. Gli Eterea Postbong Band ci hanno fatto conoscere ZonaMC; Dino Fumaretto ha aperto numerose date dei Mariposa prima che decidessimo di collaborare con lui.

Addamanera
In alcuni dei dischi targati "Trovarobato" ci sono citazioni e riferimenti alla tradizione musicale italiana... qual è il vostro rapporto con questa tradizione, amore o odio?
I riferimenti sono forti in molti autori: il filo rosso della cosiddetta canzone d'autore (termine che più lo si usa più diventa equivoco) è presente nelle canzoni che Alessandro Fiori ha scritto per i Mariposa, nelle canzoni apertamente citazioniste di Alessandro Grazian (assieme a modelli francesi), nella canzone-performance gaberiana di Dino Fumaretto, nei campionamenti di Iosonouncane, negli ammiccamenti alla "scuola romana" di Adriano Modica. Per non parlare della tradizione siciliana che emerge dalle musiche degli Addamanera. Il rapporto è di amore, rispetto, volontà di confronto. Mai mitizzare. Materiale da studiare, per andare avanti.

Come decidete, e in base a quali parametri, quali sono i dischi da pubblicare? E qual è, se esiste, la quietanza per musicisti che incidono su “Trovarobato”?
Volendo ridurre le scelte a criteri puramente artistici, direi che, ciò che cambia, anche infinitesimamente, la nostra prospettiva sulla realtà, è materiale da produrre con Trovarobato. Ciò che porta contenuto, profondità, connessioni, visioni alternative del reale. Purtroppo, a volte sono altri criteri, molto (troppo) legati alle nostre possibilità e ai nostri limiti, a decidere ciò di cui ci potremo occupare veramente. Scelte dolorose a volte.
Transgender
Qual è la vostra posizione a proposito di diritti d'autore, diritti di copia, download, utilizzo di campioni e in generale riguardo a tutti i temi che sono oggi all'ordine del giorno nel fare e distribuire musica?
Partiamo dai social network: non è possibile ridurre la presenza nei social network ad una mera funzione di promozione (anche se questa è in qualche modo ineliminabile). Sappiamo di avere una comunità di “fan” che è desiderosa di contenuti nuovi, di informazioni parallele e aggiuntive rispetto al singolo contenuto promozionale, o alle sole canzoni del disco. Per esempio nuove foto, nuovi video, nuovi contenuti strani, video di backstage, inediti: è una sorta di pubblico parallelo/complementare. E partecipativo, dato che esso stesso produce contenuti rileggendo/reinterpretando i prodotti Trovarobato. E tutto questo attraverso un uso consapevole dei social.
Andiamo oltre. È per noi una notizia positiva veder proliferare copie digitali di album Trovarobato sui vari torrent, peer-to-peer o sui siti di storage online: per noi è un indicatore estremamente importante del fatto che la nostra musica si diffonde e viene apprezzata. E il fatto che questa musica circoli senza essere pagata non lede la nostra attività, non ci danneggia. L'equilibrio tra proliferazione "fuori dalle regole" e diffusione promozionale è più che salvo! Faccio un esempio: ci è capitato più volte di conoscere persone che, venute ai concerti live di artisti Trovarobato, comprano il disco al banchetto alla fine del concerto e ci raccontano di aver scoperto la band dopo averla scaricata “illegalmente”. Un cerchio che si chiude!
L'unica posizione possibile è quindi, per noi, una posizione sfaccettata, mobile, non integralista.
ITunes, ad esempio, è uno strumento molto interessante: ma se ad un utente viene chiesto di comprare a circa 9 euro un album, questo prezzo "imposto" può diventare una limitazione per le piccole e medie etichette che vendono normalmente il CD fisico ad un prezzo che varia tra i 10 e 12 euro.
Iosonouncane È vero che negli ultimi anni ha preso piede l'opzione “up to you”: ma diciamoci chiaramente che se non sei i Radiohead e se non hai una fan base grande e barricadera il rientro economico è pari quasi a zero. Il rientro economico è una componente importante: la musica non può e non deve diventare un'attività solo per coloro che possono permetterselo.
Non abbiamo una ricetta ma abbiamo un'idea: l'unico modo per vedere ritorno economico e aumento della fan base è quello di continuare a produrre album nei quali crediamo fortemente, distribuirli fisicamente, cercare di organizzare molti eventi live, raggiungere i mezzi di comunicazione cartacei e digitali, fornire ai fan e ai non fan la possibilità di ascoltare l'album in streaming e, a disco uscito da un po', mettere pure a disposizione il disco in rete in modo tale che se ne parli e che la gente se lo passi come si faceva con le cassettine quando eravamo giovani.


Riuscite, in questi tempi di magra, a mantenere positivo il bilancio di una così piccola impresa?
Un consiglio che ci permettiamo di dare a chi ci chiede suggerimenti su come mettere in piedi una nuova etichetta discografica è sempre stato quello di cercare di creare un organismo complesso e non un'etichetta produttrice di dischi tout court: lavorare a 360 gradi attorno agli artisti e alla loro musica, come promoter, booking, tour manager e, volendo, edizioni musicali e distribuzione. Cercando di fare così riusciamo a mantenere il bilancio positivo. Anche se è estremamente dura.

Qual è il vostro disco che ha venduto più copie? E in che quantità?
Gli album che hanno venduto maggiormente sono l'omonimo dei Mariposa del 2009 e "The Halfduck Mystery" di Samuel Katarro: siamo sulle 2000 copie ed entrambi sono arrivati alla seconda ristampa.
Hobocombo
Qual è oggi, sempre in riferimento al vostro marchio, il miglior canale di diffusione: nei classici negozi, ai concerti o per mail-order?
Non trascuriamo alcun canale: è sempre opportuno cercare di rendere disponibile l'album sia sugli scaffali dei grandi store attraverso la distribuzione, sia nei piccoli negozi (magari attraverso il contatto personale e diretto); renderlo disponibile nei luoghi dove gli artisti si esibiscono e ai banchetti dei festival estivi e delle grandi manifestazioni fieristiche; dare la possibilità di acquistare la copia fisica tramite il mail-order e quella digitale tramite gli store online. È innegabile però che il miglior canale di diffusione rimane la conoscenza diretta dell'artista. Valutata la performance sul palco e magari conosciuto personalmente l'artista a bordo dello stesso, lo spettatore sancisce il proprio gradimento sostenendolo: va al banchetto e si compra l'artefatto. Quel bel cerchio che si chiude, come sopra.

Fare, produrre e distribuire musica oggi in Italia... secondo voi a che velocità viaggia la cultura in un paese che pretende di essere una delle prime cinque potenze del mondo occidentale? Come trovate la nostra situazione rispetto a quella degli altri paesi europei?
In questo periodo (non è cosa recente: è un lungo periodo iniziato già da tempo immemorabile) crediamo che l'unica cosa in nostro potere per poter uscire dallo schiacciante senso di impotenza sia continuare e incrementare l'attività culturale, cercare sempre di più di far muovere le teste, di oliare le sinapsi, di portare il dubbio e creare lo scompiglio (creativamente parlando) per cercare di portare tutti (tutti noi) a ragionare in maniera problematica e profonda. Quello che fa l'arte: dare un'interpretazione altra della realtà, magari iperbolica o enigmatica, per rendere possibile, nelle nostre teste, un possibile visione alternativa della realtà. E fare tutto questo, sia come artisti, sia come produttori di musiche e di eventi. Un esempio, per tornare ai discorsi di cui sopra: promuovere le musiche attraverso la rete per cercare di ragionare tutti assieme sul mezzo e sulle sue potenzialità.



Buttar giù anche solo quattro parole sulla Trovarobato mi appare come un'impresa ciclopica. Comunque ci provo, e che il dio Thor me la mandi buona.
Non so se avete presenti quei giochi di società che si improvvisano durante le feste comandate, tipo quell'indovina chi è? in cui Tizio esce mentre i restanti decidono chi, fra di loro, deve essere indovinato in un lasso di tempo già stabilito e approvato preventivamente. Quando Tizio rientra può fare domande indirette del tipo: ‘se fosse un animale cosa sarebbe?', oppure: ‘se fosse un personaggio storico chi sarebbe?’, e così via fin quando non riesce a indovinare di chi si tratta o fin quando non è scaduto il tempo che aveva a disposizione.
Mi è capitato di farmi mentalmente lo stesso tipo di domande in riferimento alle più note etichette discografiche artigianali italiane, ed al ruolo che hanno ed hanno avuto nel nostro panorama musicale, e così ho associato la Wallace ad una potente mareggiata in una costa del Pacifico, la Snowdonia ai prato in fiore di Castelluccio di Norcia, la Die Schachtel ad un essere alieno caduto sulla Terra da un pianeta sconosciuto... e (la famosa etichetta) Trovarobato cosa potrebbe essere? Forse un crocicchio sul quale convergono più percorsi, o meglio ancora un fiume sul quale si gettano numerosi affluenti... però un fiume carsico, che cambia percorso, appare e scompare lasciando visibile un letto di ciottoli, e continuamente si trasforma in qualcosa di diverso da quello che era stato soltanto pochi metri a monte...
Trovarobato è qualcosa di mal definibile, sfuggente, già nel nome, che ha un significato ben preciso ma pure è un termine evocativo che può richiamare alla mente mercatini dell'usato o di materiali di dubbia provenienza, questo per il suo suono (che ricorda termini come antiquariato, modernariato, ecc...) o per la sua essenza di parola scomponibile (trova / robato)...
Lo stesso nome del gruppo che sta alla base dell'etichetta può essere letto in più modi: mariposa (farfalla in castigliano), ma anche 'mari posa', 'ma riposa', ‘maripo sa’ o 'ma ripo sa?... Ecco, parafrasando proprio un disco del gruppo, direi che la Trovarobato è un'etichetta scomponibile.
I ragazzi riprendono in mano quel filo e quei sogni che riportano alla musica italiana degli anni '70, quando progressive e cantautorato (due mondi solo all'apparenza distanti fra loro) segnavano, in quello che è ormai diventato un periodo leggendario, una delle più interessanti pagine musicali scritte nel bel paese. In realtà quel filo non era mai stato completamente interrotto, nemmeno dall'avvento di punk e new wave, dal momento che molti dei protagonisti degli italici anni '80 affondavano le loro radici nel decennio precedente (vedi la figura di Alberto Radius, chitarrista della Formula 3 e collaboratore di Lucio Battisti, che alla fine dei ‘70 nei primi anni ’80 sarà al fianco di Faust’O e del Battiato wavettaro). Nelle produzioni dell’etichetta bolognese è facile cogliere sia la verve dei cantautori storici sia la verve del progressive, che in realtà non è mai stato tanto un genere musicale quanto un'attitudine indirizzata a varcare quei confini che, storicamente, dividevano la musica pop dal jazz, dalla musica classica contemporanea, dalle musiche etniche, dalla musica elettronica...
Di quegli stessi anni '70, disattesi e denigrati in seguito più dal pubblichino che dai musicisti, è riproposta pure l’idea che la musica non debba comunque essere qualcosa di estraneo ed avulso dalla realtà politica e sociale che fa da sfondo alla sua creazione-produzione.
Ciò che più colpisce, scorrendo il catalogo, è un eclettismo sicuramente estraneo alle etichette discografiche attive nell'epopea del progressive, un eclettismo che permette la presenza in catalogo di materiali estremamente diversificati quali possono essere la sperimentazione elettronica di Davide Tidoni e quella pop degli Aidoru, il folk-prog di Adriano Modica, memore di vecchi maestri come Alan Sorrenti e Claudio Rocchi, oppure il minimalismo-ripetitivo di Enrico Gabrielli ("Der Maurer Vol. 1"), il jazz di Federico Squassabia, il roots-rock dei Baby Blue, l'avant rock cinematico dell'Eterea Post Bong Band e il grunge-zappiano degli East Rodeo.
Vista la considerevole quantità di materiali prodotti in quasi un decennio d’attività, e vista la variabilità di tali materiali, è ben difficile consigliare il nostro lettore da dove, come e perché iniziare l’esplorazione nei ‘grandi magazzini pianura’. La produzione della net-label, che permette un approccio diretto evitando al lettore di essere condizionato dalle mie parole, è troppo allettante per non tenerne conto e indicarla come territorio libero dove sbizzarrirsi in una prima battuta di caccia.
Per il resto mi baserò su un dato di fatto: se l’omonimo CD dei Mariposa e “The Halfduck Mystery” di Samuel Katarro hanno venduto più degli altri titoli un motivo ci deve pur essere, e quindi sembra logico indicarli quali primi obblighi per la borsa della spesa.
Comunque, al di là del fattore gradimento pubblico, quei due dischi sono veramente fra i più rappresentativi nella produzione dell’etichetta.
Se la Trovarobato è nata per mano di alcuni mariposisti è logico che, almeno in parte, rifletta le concezioni che albergano in quel gruppo. Di conseguenza è logico anche che i dischi del gruppo sono più o meno rappresentativi dello spirito che anima l'etichetta. Il cantato da grande depresso di Fiori, che fa pensare a Claudio Lolli, e l'attitudine alla Stormy Six sono alla base di un progressive ben distante da quello che genericamente, e con una buona dose d'ignoranza, viene inteso come tale (quello di Yes e EL&P, per intendersi). L'attitudine è quella di miscelare colto e popolare, cantautorame, folklore e jazz, pescando insieme nel torbido e nell’azzurro, con una strumentazione che comprende strumenti tradizionali, elettronica analogica e carabattole giocattolose. Cioè antico e moderno. E, al di là dell'udibile, c'è l'idea della musica come creazione collettiva (anche quando si tratta di semplici canzoni), e di tale idea proprio Lolli e Stormy Six erano stati fra i massimi sostenitori. E poi c'è la presenza di 'nonno' Daevid Allen', in Clinique Veterinaire, a mettere una specie di sigillo qualitativo sull'attività sia del gruppo sia dell'etichetta. E tutto questo non è affatto il dentifricio che fa a pugni con il vino.
"The Halfduck Mistery" di Samuel Katarro è una bottega delle meraviglie al cui interno puoi trovare un manuale per le nuove generazioni redatto dal Sergente Pepe, un remake riveduto e corretto di “3 Feet High and Rising”, una partitura per la danza moderna, il fucile di Jeffrey Lee Pierce, il fantasma in carne ed ossa di Tim Buckley, il delirio psichedelico mangiucchiato dai corvi della new wave, un buon piatto di lingue d'allodola in salsa… Ma del disco abbiamo già scritto diffusamente a tempo debito nella recensione, e qui è più utile dire del rapporto fra l'asso toscano e l'etichetta bolognese, iniziato con il booking e sfociato nella cooproduzione (insieme ad Angle Records) del suo secondo disco. Un iter ben rappresentativo di come si muove (la famosa etichetta) Trovarobato, e di quelli che sono i suoi rapporti con i musicisti con i quali collabora.
Ma ancor più significativo appare un altro disco dei Mariposa, il doppio CD "Proffiti Now! Prima conferenza sulla musica componibile" che può essere considerato il 'vero' manifesto del partito mariposista. È un patchwork lussureggiante fino all’esagerazione con canzoni che vanno dal folk antico al liscio al jazz al rock, con numerose citazioni e con miriadi di interventi parlati che cazzeggiano sul concetto di ‘musica componibile’. Il disco sembra anche essere una parodia del tralignamento forza italiota, sia in canzoni programmatiche come Forza musica (creazione di un partito a difesa dei propri interessi personali) sia negli altri numerosi riferimenti alle logiche del potere repubblichino-bis. E sicuramente è un'opera impossibile da descrivere e da narrare. Fra le cose più memorabili le citazioni di Fischia il vento (o della melodia russa dalla quale la canzone partigiana venne tratta) e di Azzurro, che fanno un po' pensare a quanto avvenne con la Stranger In The Night citata da Hendrix a Monterey, all'interno di Wild Thing, e sembrano essere state scritte di proposito per essere infine intercalate all’interno di Trovarobato, la prima in modo più nascosto e la seconda in modo piuttosto manifesto. E poi ci sono gli interventi dei padri Stormy Six, che dispensano così la loro benedizione ai mariposisti, e l’ultraminimale, ubriaca ed epocale Tutto roba marca. Ricordo solo un disco, almeno per quanto riguarda la scena italiana, dall'ipostazione così folle e pirotecnica, e il caso vuole che si tratti proprio di un altra produzione bolognese, precisamente "Dove dormono gli autobus" di Paolo Angeli pubblicato su Erosha. Se siete amanti delle stran(ulat)ezze questo disco, molto più surreale di tanti lavori che pretendono di essere tali, è veramente ciò che fa per voi.
Restando in ambito di musiche moderatamente sperimentali - per la sperimentazione più estrema c'è Davide Tidoni - è giocoforza prendere in considerazione “Now That It's The Opposite, It's Twice Upon A Time” del trio Hobocombo, con Andrea Belfi, Rocco Marchi e Francesca Baccolini. Deliziosi schizzi dal sapore exotico, tratteggiati con pochi tratti strumentali e vocali, e posati su supporto a memoria di Moondog, uno straordinario musicista che negli anni ’50 si esibiva agli angoli delle strade newyorchesi vestito da vichingo e infatuato dalla mitologia del dio Thor.
Due dischi più classicamente cantautorali sono invece "Indossai" di Alessandro Grazian e "La vita è breve e spesso rimane sotto" di Dino Fumaretto (alias Elia Billoni).
Alessandro Grazian è il più ligio alla tradizione e nelle sue canzoni, sia in "Indossai" sia nel successivo mini-CD "L'abito (quella per i guardaroba è una vera fissazione), si apprezzano le aperture ariose tipiche di De André o Endrigo, ma sono presenti anche occhieggiamenti a un Battisti che, probabilmente, viene citato nel testo di Acqua ed è altrettanto presente nella batteria pompata di Solo Lei. Gli arrangiamenti raffinati, e a tratti spigolosi, fanno pensare anche a Juri Camisasca e al Battiato del terzo periodo (quello di “Fisiognomica”). E il fatto che Grazian interpreti Fiore non sentirti sola, nell’album tributo ai Diaframma, lo mostra non estraneo al periodo new wave attraversato anche dalla musica italiana, seppure di riflesso e non da protagonista come avvenne per il progressive.
Uno dei pochi punti in cui gli intervistati non mi trovano d'accordo è quando parlano di «canzone-performance gaberiana» a proposito di Fumaretto. Non ho mai assistito ad un suo concerto ma ascoltando il disco questi gaberismi, ammesso che ci siano, rimangono ben nascosti. La voce del Billoni non è popolaresca come quella di Gaber ma è di tipo decisamente ‘antipatico’ e il suo approccio è più di carattere operistico che cabarettistico. Nei suoi incubi-canzone ci vedo più il primo Juri Camisasca o, in modo minore, poeti estranei alle correnti maggioritarie quali Francesco Currà, Mauro Pelosi e Andrea Tich. Ma anche quella di Fumaretto è una vicenda aperta e in Iiih! sembra voler chiamare in causa Vita Spericolata di Vasco Rossi.

Stranitalia è quel crogiuolo di musicisti tipicamente italiani, per testi e per situazioni rappresentate, che fanno riferimento sia alla scuola cantautorale sia a quella progressive, ma calpestano e rivestono quelle influenze con i nuovi look del noise, dell'elettronica, del glitcch, del looping e via discorrendo. Mi sembra chiaro come l'etichetta bolognese, visto il suo agire ed i suoi intenti, dovesse stare in prima fila nel promuovere alcuni degli chansonier più impegnativi messisi in evidenza in questa turbolenza d'autore. Di Iosonouncane, e del suo "La Macarena su Roma", ho già scritto con entusiasmo in più d'una recensione ed in un'intervista che vi invito a leggere o a rileggere. Ho poco da aggiungere, rispetto a quanto già scritto, su quelle sue canzoni con testi densi come quelli di un rapper, con una chitarra usata in modo tipicamente cantautorale, con un substrato sonoro che rigurgita noise / industrial / concreta, con un a voce che estremizza il passato degli urlatori e con le cover e le citazioni che lasciano intuire il grande amore per Gaber, De André, Dalla e De Gregori. Posso aggiungere qualcosa, quel che so, del suo rapporto con Trovarobato, dacché serve a chiarire ulteriormente come si sviluppano i flirt fra l'etichetta ed i musicisti che decide di produrre. Anche nel caso di Jacopo Incani (questo è il suo vero nome) tutto è iniziato con la promozione e il booking, poi da parte dell'etichetta si è spinto (ma senza affanno) per la registrazione di un disco, idea che non convinceva affatto un musicista desideroso di affidare ad altri media la diffusione delle sue canzoni, andato a concretizzarsi soltanto dopo una lunga gestazione. Quest'anno non abbiamo fatto un sunto dell’anno appena trascorso, e quindi approfitto dell'occasione per segnalare "La macarena su Roma" come mio disco dell'anno 2010.
E passo così ad un'altra squisitezza da collocare sotto al cappello di stranitalia.
Dio Contro Diavolo (ovvero la girella del guitto)” è il disco più pop e ‘massimalista’ pubblicato da Trovarobato, ma si tratta di un pop schizzato e Musica Per Bambini è un tritatutto che, a partire dalle intuizioni tele-cabarettistiche di gente come Renato Rascel e Quartetto Cetra, frantuma ogni bendiddio (ballate, filastrocche, nenie, esplosioni di grind-punkoide, hiphoppismi, trattamenti glitch, vaudeville, musica moderna e antica, campioni e rumori che danno un gusto concreto e giocattoloso alle varie canzoni) superando ogni possibile descrizione in termini di schizofrenia, impeto e sconsideratezza. Il tutto, testi e musiche, fa pensare ad un Ugolino sovraeccitato. Il progetto, che gira intorno alla figura di Manuel Bongiorni e si avvale di alcuni collaboratori variabili, trova qui sfogo in un concept, un piccolo inferno farsesco, con improbabili storie come quella del Canto del bidone, costretto a ricevere tutto quello che noi umani (sicuramente troppo) eliminiamo come scarto. La storia narrata nel concept è quella di un giovinetto che scova una fantomatica Girella del Guitto attraverso la quale può evocare i fantasiosi 7 profeti dei vizi capitali - con nomi come Nullavanzo Tuttomagno, profeta della gola, Sonbello Solio, profeta della superbia, Manomorta Guastadonne, profeta della lussuria… – a ognuno dei quali sono concesse tre narrazioni. Trattandosi di un concept che ruota intorno ad un tema piuttosto definito è mal giudicabile a partire dalla riuscita di canzoni che, inevitabilmente, presentano dei valori piuttosto alterni. Il giudizio va invece rivolto all’opera nel suo insieme, un po’ come fu per “Tommy” degli Who che, se giudicato in base alla singole canzoni avrebbe appena raggiunto la sufficienza, mentre una sua valutazione complessiva ha portato a parlare di capolavoro. I momenti più incisivi mi sembrano Il Canto del Bidone (la strofa è una deliziosa filastrocca pianistica mentre il ritornello è un esplosivo punk-core), Lord Javelon di Broodland, un vaudeville che narra le lamentele del nobile decaduto, Una Carriola di Carriole, delicatissimo pop d’autore, il madrigale Decalogo del Buon Signore, e le favolistiche L’inventore d’Invenzioni e L’uomo di Gomma. Ma anche Cose da non fare al Gatto (pubblicato anche come CD-singolo), Morto vivo, Lettere dall’Armadio, O Caramellaio, Pane di pezza e Dio Contro Diavolo sono titoli che si ascoltano con molto piacere e finiscono col farsi ricordare. In “Dio Contro Diavolo” viene recuperata quella forma di concept . Un consiglio ai lettori maggiormente dotati di sano senso dell’humor: ascoltate questo disco. E un consiglio anche al Bongiorni: eviti come la peste gli operatori dei Servizi d’Igiene Mentale perché potrebbero sottoporlo arbitrariamente ad un TSO (la moderna versione farmacologica dell’elettroshock).
Jacopo Incani e Manuel Bongiorni: due menestrelli dell’era informatica che dovete assolutamente conoscere.
Termino con il parto di due progetti collettivi, "Nella tasca de il zio" dei siciliani Addamanera e "Mey Arc Vu" degli emiliani Transgender.
Gli Addamanera facevano, ché ormai si sono sciolti, del folk-progressive. E se pensate che il folk-progressive non esista, andate ad ascoltare i dischi del Canzoniere Del Lazio, dei Carnascialia e dei Saint Just e provate a descrivere in due parole che genere di musica facevano? I quattro siciliani miscelano il folk nazionale e internazionale (anche quello della loro terra) con tutti gli ingredienti tipici del partito mariposista, e tale attitudine è sottolineata dalla presenza di ospiti quali Enrico Gabrielli, Alessandro Fiori, Rocco Marchi e Gianluca Giusti, cioè quasi tutto il quartier generale, oltre alla cantante jazz americana Hanna Rifkin. Ma non mancano i soliti riferimenti al cantautorato (La reale forma del vaso è puro Battiato mentre Gli altri non sapevano niente potrebbe essere un De André d’annata). E un parco strumenti che comprende fisarmonica, chitarre elettriche ed acustiche, zither, synth, marranzano, piano elettrico, percussioni e fiati si mostra a conferma di quanto detto.
Infine c’è "Mey Arc Vu", potrei definire il suo contenuto come cabaret zappiano, che è uno dei miei dischi preferiti all'interno dell’intero catalogo Trovarobato. La voce, un po’ carica da far pensare ai Queen o agli Auktion, canta dei testi in una lingua inventata, che è una specie di russo, mentre la musica è di carattere minimale con tratti jazzati. Si sentono echi che vanno dai Kraftwerk (Actik e Berlina) ai King Crimson (Na Ryò Esy Ush), ma i gruppi che le 'stonature' degli emiliani più riescono ad evocarmi sono i Butthole Surfers e i giapponesi Hikashu guidati da Makigami Koichi. In precedenza i Transgender avevano pubblicato un CD autoprodotto e un secondo CD per Snowdonia.
Giungo così a termine impresa, e ora spetta a voi decidere se sono stato sufficientemente esauriente.
Per me queste, come cantava Mina, sono comunque soltanto un ammasso di parole.... laddove ad avere realmente importanza sono i fatti, e all'interno del sito internet della (famosa etichetta) trovarobato di fatti ne potete trovare a iosa.


ANGOLI MUSICALI 2016  

vonneumann  

figli di un dio minore: ut  

marino josé malagnino (intervista)  

tre giorni con maria monti  

gianni mimmo  

claudio parodi (intervista)  

i gufi  

figli di un dio minore: hugo largo  

figli di un dio minore: san agustin  

tempi moderni (IIª tranche)  

figli di un dio minore: ヒカシュー (hikashu)  

Bourbonese Qualk (intervista a Simon Crab)  

Andrea Belfi & Stefano Pilia (intervista)  

corvo records  

infrantumi: vent’anni dopo  

Rock Over Beethoven – Il Rock Neoclassico  

lili refrain  

vittore baroni  

christoph gallio  

jacopo andreini  

musica moderna  

ladies of the canyon  

tempi moderni  

hyaena reading (intervista con francesco petetta)  

Baxamaxam  

Xabier Iriondo  

Osvaldo Coluccino  

Osvaldo Arioldi Schwartz (Officine Schwartz)  

Zero Centigrade  

i cantautori  

(la famosa etichetta) Trovarobato  

die schachtel: della maggiore età  

4 donne  

violoncello  

Chaos Tape(S)  

compilation  

D.S. al Coda (the record label)  

Osaka Kyoto Sounds
(con intervista a Go Tsushima dei Psychedelic Desert)
 

(etre) / Wondrous Horse / Harps Of Fuchsia Kalmia  

tamia  

drum, bass... and carmel  

L’Enfance Rouge (articolo e intervista a François R. Cambuzat)  

chinoise (con intervista a Yan Jun)  

figli di un dio minore: ghigo  

figli di un dio minore: fifty foot hose  

figli di un dio minore: ich schwitze nie  

figli di un dio minore: rites of spring / happy go licky  

figli di un dio minore: crust  

figli di un dio minore: antelope  

figli di un dio minore: kletka red  

figli di un dio minore: the blocking shoes  

figli di un dio minore: debora iyall / romeo void  

figli di un dio minore: stretchheads  

figli di un dio minore: bobby jameson  

figli di un dio minore: distorted pony  

figli di un dio minore: dark side of the moon  

figli di un dio minore: los saicos  

figli di un dio minore: the centimeters  

figli di un dio minore: chetro & co.  

figli di un dio minore: songs in the key of z  

figli di un dio minore: mondii  

figli di un dio minore: TCH (this crepuscular hour)  

figli di un dio minore: bridget st. john  

figli di un dio minore: thule