figli di un dio minore: ich schwitze nie    
di Mario Biserni (no ©)




È imprevedibile il percorso che può fare un disco per arrivare nelle tue mani.
Considerate un po' il CD d'esordio di questo combo tedesco (inizialmente prodotto da Manifatture Criminali e subito rilevato dalla No Man’s Land).
Ne ricevetti una copia promozionale dal distributore, probabilmente perché nella moltitudine dei critici ero uno dei pochi sfigati che avrebbe potuto occuparsi di un gruppo altrettanto sfigato e lontano dalle mode dell'hype-coltura. Un gruppo che, in un momento in cui il termine post era all'ordine del giorno, suonava pre e addirittura retró. Devo dire che il disco mi piacque subito e lo incensai in una recensione più che positiva che però, visto i gusti del giornale su cui scrivevo andavano in un'altra direzione, finì con il perdersi nel marasma dei vari trend. Fui poi confortato nella mia entusiastica accoglienza da un secondo disco che replicava la bontà del suo predecessore.
Ma chi erano gli Ich Schwitze Nie (in italiano ‘non ho mai sudato’)?
I loro nomi, seppur piuttosto noti nei meandri dell'underground tedesco, vi diranno poco: Nicholas Bussmann (cello, synth, tastiere e basso), Hanno Leichtmann (batteria e synth) e Lars Rudolph (voce, tastiere, theremin e tromba), appena supportati nel loro primo disco dai cammei di Barbara Davi (Farfisa) e Ilja Komarov (chitarra). Ancor meno vi sarà d'ausilio un'attività ristretta al quadriennio 1997-2000 e consumata in due soli dischi, che hanno cicolato meno di una gazzella in un prato frequentato da pantere affamate
La particolarità più evidente del gruppo stava in una voce etilica concorrenziale con quelle dei vari Tom Waits, Beck, Enzo Jannacci, John Martyn, Gibby Haynes ....
Quello di Lars Rudolph era un modo di cantare estremamente espressivo che, tiro a indovinare, traeva succo dalla sua attività di attore.
La sua voce era comunque ben supportata sia dai notevoli interventi strumentali sia dai fenomenali arrangiamenti, e pure da una scelta dei suoni utilizzati incredibilmente fantasiosa.
I tre, per quanto riguarda la musica, macinavano un po' di tutto: da elementi di vecchio jazz alle canzoni per colonne sonore, dalla musica latina alla musica da ballo, dal cabaret alla musica circense, fino ad avventurarsi nell'hardcore (Los Paul).
Erano possibili da cogliere anche dei riferimenti a mostri sacri della musica tedesca quali sono gli Einstürzende Neubauten e i Kraftwerk (di questi ultimi veniva anche citato “Trans Europa Express” attraverso una foto che stava nell'interno di copertina del primo CD).
I brani, in parte cantati e in parte strumentali, si dividevano fra composizioni originali e vecchi lieder romantico-melodici rifatti in versioni completamente ‘stonate’ e intrise di humor teutonico.
Ma, come nei migliori spettacoli del circo, tanta ironia lasciava sempre dietro di sé un fondo di amarezza.
Le riletture andavano da La Paloma a Lady Marmalade, reintitolata Couchez-Moi, attraverso canzoni semidimenticate come In Einer Hafenstadt, Der Junge An Der Reling, Abends Wenn Der Wind Über's Meer Weht, Unter Der Roten Laterne Von St. Pauli, In Einer Kleinen Schenke Dicht Am Hafen, Es War Ein Mädchen Und Ein Matrose, Capri-Fischer, Kleine Möwe Flieg' Nach Helgoland, Beim Ersten Mal Da Tuts Noch Weh, Der Wind Hat Mir Ein Lied Erzählt, Der Weiße Mond Von Maratonga e Deinen Namen, Den Hab' Ich Vergessen.
Il tutto all'insegna della più sfrenata creatività e mondato dal peccato originale della protervia.
Un posticino in paradiso, magari in uno degli angolini destinati alla povera gente, dovrebbero esserselo meritato anche loro.


DISCOGRAFIA:
• "Träume Der Sehnsucht - Lockender Rhythmus" (CD) – Manifatture Criminali 1997 / No Man’s Land 1998
• "Billige Flaggen" (CD) - Trikont 2000



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