Zero Centigrade    
intervista commentata e raccontata da e. g. (no ©)





Zero centigrade (0°), la temperatura alla quale l’acqua passa dallo
stato liquido allo stato solido e viceversa, è un punto fermo della fisica.



Tonino Taiuti e Vincenzo De Luce sono due strumentisti-improvvisatori napoletani che vengono da lontano e hanno un DNA ricco e complesso, ancor più complesso di quello del più evoluto essere extrasensoriale che la vostra immaginazione può concepire.
La loro musica può essere definita come un blues disconnesso, sfregiato e frantumato. E, in egual misura, moderno.


Taiuti
Il Blues è l’anima di tutta la musica moderna e non solo della musica. Trovo del blues in un buon film, in un bel quadro, in una bella mangiata, nel vivere semplice e con poco. Ascolto molta musica e ho cominciato a sentire il blues da ragazzo. Ricordo Rory Callager al Piper di Roma, Jimi Hendrix al Brancaccio e i Led Zeppelin al Vigorelli di Milano. Negli anni successivi, ho proseguito ad ascoltare molto jazz, soprattutto free, formando un gruppo d’ascolto tra gli anni ‘70-80 curato da Paolo Vitolo, di cui segnalo l’illuminante blog “Guida al jazz” (guida-al-jazz.blogspot.it). Ascoltavamo soprattutto John Coltrane, Albert Ayler, Sun Ra, Cecil Taylor, Giuseppi Logan, Don Cherry, Archie Sheep e molti altri.

De Luce
Napoli ha sempre avuto una profonda tradizione blues. La nostra antica musica popolare ha diversi punti di contatto con i canti nati più di cento anni fa nelle piantagioni di cotone del Delta del Mississippi. Si tratta di assonanze probabilmente determinate da un destino di sofferenza che ha accomunato tanto gli schiavi afroamericani quanto il popolo napoletano. La presenza dei soldati americani nella nostra città al termine della seconda guerra mondiale, inoltre, ha rafforzato ulteriormente questo legame. Sarà forse questo il motivo per il quale nella nostra musica sono presenti sin dagli inizi, in modo del tutto spontaneo, non programmato, forti umori blues. Ciò che personalmente mi interessa è il mood primordiale di quel genere, non lo scimmiottamento dei suoi stilemi. Per questo motivo amo chitarristi lontani da qualsiasi forma semplicemente revivalistica come John Fahey, Loren Connors, Eugene Chardbourne, Tetuzi Akiyama o gruppi come gli US Maple (“Talker” è un disco di lancinante bellezza).

Dalle loro parole emerge come nel loro suono si intromettano comunque, al pari di rizomi impazziti, elementi derivanti o sviluppatesi parallelamente al blues stesso, quali possono essere il jazz, il rock, il folk-progressive, la musica elettro-acustica….

Taiuti
Il Rock è stato la mia prima vera passione musicale. Negli anni gloriosi andavamo in giro per l’Italia a seguire concerti rock un po’ ovunque. Eravamo tutti dei rockettari sfegatati. Quanti ne ho visti… Erano gli anni di Kerouac, Ginsberg, Corso, Ferlinghetti.
Ero amico di molti musicisti del Rock Napoletano e frequentavo locali dove i gruppi suonavano soprattutto cover. Ne voglio ricordare uno su tutti, i “Moby Dick” che suonavano, come si può capire dal nome stesso, solo pezzi dei Led Zeppelin. Tony Di Mauro il chitarrista, era quello che aveva una spinta in più degli altri. Suonava una Gibson SG con un amplificatore Marshall da 100wt. Che potenza, ragazzi, Whola lotta love
Il folk invece l’ho praticato poco. Mi piacevano The Incredible String band , Bob Dylan, Woody Guthrie. Da qualche anno invece ascolto e colleziono dischi di John Fahey, Jack Rose, Robbie Basho, Steve Von Till, Bill Challan e tutto il folk della “Anthology of American Folk Music”.

De Luce
Del rock, nel nostro lavoro c’è una buona dose di fisicità, soprattutto in “Umber”. Il folk mi piace per il suo carattere diretto, onesto, dolente; chitarra e voce che, senza mediazioni, giungono all’animo di chi ascolta. Questo è quello che avverto nei brani di Will Oldham, Bill Callahan o Steve Von Till. A nostro modo, cerchiamo di mantenere la stessa semplicità d’approccio alla materia sonora.

Pur all’interno di un approccio essenzialmente acustico e/o elettrico, è evidente l’attenzione rivolta al rumore, alla manipolazione (seppure avvenga prevalentemente alla sorgente), alla dilatazione dei suoni, all’utilizzo degli spazi vuoti…
Il loro blues si tinge così di psichedelia, di ombre narcolettiche, di sensazioni concrete, di nuove fisime elettroniche, o meglio di quelle che Elio Martusciello ha felicemente definito come musiche elettro-elettroniche…


Taiuti
L’elettronica che amo di più è quella che produce una chitarra elettrica con un amplificatore valvolare. Quando andavo a sentire i concerti dei miei amici, mi piaceva molto quel momento in cui infilavano il jack della chitarra nell’amplificatore e il suono che immediatamente ne usciva era ingovernabile, fino a quando non veniva regolato il volume. Ecco, quel suono è rimasto in me e l’ho voluto recuperare quando ho scoperto che quello che stavo cercando era proprio questa materia per le mie sculture sonore.

De Luce
Il nostro approccio è essenzialmente acustico, così nascono quasi tutti i nostri brani. Successivamente può capitare di aggiungere dei suoni ottenuti, ad esempio, con la chitarra elettrica o con dei pedali applicati alla tromba con una funzione secondaria, come fondale o sgraziato ornamento di un pezzo.

Sia Taiuti sia De Luce svolgono anche altre attività quali dipingere, progettare e recitare nel teatro e/o nel cinema e spesso, come fa notare Taiuti, più che suonare modellano e/o scolpiscono il suono.
È così che nella loro musica si notano elementi mutuati da altre forme quali l’attenzione per i colori, per la spazialità, per gli impasti della materia prima, e/o per gli schemi geometrici…


Taiuti
Non potrei vivere senza musica, come non potrei vivere senza pittura. Mi sono commosso quando mi sono trovato davanti a opere di Pollok, Picasso, Giacometti, Marino Marini, Bacon, Duchamp, Manzoni, Rauschenberg, e tutti i grandi del passato. Quando sono in tournée con il teatro, cerco di passeggiare a piedi per la città che mi ospita e osservare molto l’architettura. Questo mi dà più confidenza e una maggiore vicinanza con il pubblico la sera quando recito in teatro. Del resto, suonando con Vincenzo che è un architetto, l’architettura, così come la pittura, entra anche nelle nostre discussioni e non so se sono influenti per la musica che facciamo, ma io credo che in un modo o nell’altro tutto quello che ci incuriosisce entra nella nostra vita facendone parte.

De Luce
Sono sempre stato interessato ai punti di contatto tra l’architettura, la mia professione, e la musica. Un compositore fonda sul tempo la propria costruzione, un architetto, invece, sullo spazio. Il padiglione Philips all’Expo di Bruxelles del 1958, ad esempio, opera di Le Corbusier e Iannis Xenakis (anche architetto), fu il primo concreto tentativo di fondere suono e spazio in un’opera, che in anticipo sui tempi, oggi definiremo multimediale. Si pensi, ancora, alla portata del concetto cageano di silenzio come materia sonora, mezzo espressivo capace di dare rilievo e amplificare i suoni, creare effetti di attesa e sospensione allo stesso modo in cui, in architettura, un pieno è tanto più percepito come tale se contrapposto ad un vuoto.
Il vuoto, inteso anche come risultato di un lavoro di sottrazione, di scavo è uno degli aspetti più evidenti della nostra musica e che si traduce nella ricerca di semplicità, rimozione di ogni gesto superfluo o tecnicismo che subentrino sul suono.

…così come l’interesse per la gestualità. Il loro è un mondo contiguo, ma non identico, a quello che i francesi chiamano cinéma pour l’oreille e parafrasando lo definirei come una danse pour l’oreille.

Taiuti
«Il teatro è come il sangue», diceva Chaplin, «ce l’hai nelle vene, ti fa schifo, ma non ne puoi fare a meno».
Amo molto quasi tutto il cinema indipendente. Mi piacciono i film di Vincent Gallo, Kieslowski, Kiarostami. Trovo geniali registi come David Lynch, Lars von Trier, l’italiano Davide Manuli e Aleksandr Sokurov.

De Luce
Il cinema è una preziosa fonte di suggestioni anche se non so quanto direttamente possa influenzare l’umore di ciò che facciamo. Mi interessa soprattutto quel cinema capace di raccontare attraverso le immagini: Werner Herzog, Michelangelo Antonioni, David Lynch, Nuri Bilge Ceylan, Tarkovskij e il suo più credibile erede, Alexandr Sokurov.
Alcune nostre tracce sono state utilizzate come commento sonoro per dei cortometraggi e il risultato della combinazione musica-video ci è parso abbastanza riuscito. In futuro, spero ci capitino altre occasioni di questo genere.

Come potete capire sia Taiuti sia De Luce hanno quella curiosità, supportata da una vasta gamma di conoscenza, che sta alla base di qualsiasi forma musicale personale e innovativa.
Il pot-pourri di stili che va a influenzare la loro musica è confermato da quelle che loro stessi dichiarano come influenze….


Taiuti
Se una cosa mi piace da farmi impazzire, quella cosa sembra che mi sia stata tolta e faccio in modo da farla diventare mia. Alla fine sono talmente tante, che diventano più che delle influenze, degli arricchimenti per la mia vita.

De Luce
Abbiamo un background estremamente vario e credo che i nostri due ultimi lavori, “Umber” e “Selce”, ne siano la prova. Ascolto la musica senza distinzione di generi, quindi, direi che le influenze nel corso degli anni sono state tante e nessuna in particolare.

…dal nome dei musicisti con i quali hanno collaborato o con i quali avrebbero piacere di collaborare…

Taiuti
Ho suonato e mi sono divertito con Eugene Chadbourne, Rhys Chatham e mi piacerebbe suonare con musicisti come Tetuzi Akiyama, Loren Connors, Keith Rowe.

De Luce
Una collaborazione impossibile con la voce di Tom Waits.

….o da quelle che sono le loro preferenze anche in fatto di visioni e letture.

Taiuti
“Faust”, l’ultimo film capolavoro di Sokurov.
Quanto ai libri, sono un pessimo lettore. Leggo soprattutto libri di cinema e testi teatrali. E gli autori che suggerirei di leggere sono tanti ma uno su tutti direi che è Shakespeare. Quando avete un problema aprite Shakespeare e ve lo risolverà.

De Luce
Segnalo quello che a mio avviso, è attualmente il più interessante regista italiano, Davide Manuli. Due i suoi film reperibili in dvd: “Girotondo, Giro Intorno al Mondo” e “Beket”. Il suo è un cinema che recupera con una sensibilità tutta contemporanea la sperimentazione del cinema underground di fine anni '50, primi ’60. Un cinema rigoroso, coerente, coraggiosamente contro le logiche imperanti nell’industria cinematografica italiana tant’è vero che il suo nuovo film “La Leggenda di Kaspar Hauser”, da oltre un anno è ancora invisibile nel nostro bel paese.

Il tutto va a coagularsi in una caldera infervorata dal fuoco sacro dell'improvvisazione....

Taiuti
Per me è fondamentalmente l’atto di creare qualche cosa mentre la si esegue, in maniera spontanea o casuale, condizionata dall’umore del momento e dalle suggestioni e dalle sensazioni che ricevo dallo spazio circostante. C’è quel che c’è, in quell’istante.

De Luce
Zero Centigrade, in realtà, si muove in una terra di mezzo tra improvvisazione e struttura. Il nostro progetto è nato per sperimentare con chitarra e tromba, suoni e rumori che a tratti avessero dei passaggi armonici quasi a sfiorare la forma canzone. Purtroppo, in certi ambienti radicali, soprattutto di area Mitteleuropea, la melodia è ancora vista come una bestemmia e i gruppi che in un modo o nell’altro non rinnegano l’armonia nel proprio lavoro sono ingiustamente snobbati. Ho tanto amato l’improvvisazione storica quanto mi annoia buona parte di quella attuale, sclerotizzata nel ripetere formule ormai codificate, chiusa in un sostanziale conservatorismo che non sposta di un passo in avanti il discorso sulla musica improvvisata.

…e con sullo sfondo una città come Napoli, dalla personalità forte e densa, che non può non plasmare, nel bene come nel male, coloro che ci vivono.

Taiuti
Potrei dire tante cose su Napoli e non dire niente. Se l’Italia è un paese solo, come dice qualche politico, Napoli è una città abbandonata. Una città irrappresentabile. Pochi artisti hanno saputo raccontarla. Quasi nessuno in verità, perché non esiste una sola Napoli, e specialmente oggi è ancora più difficile… Mi limiterò, quindi, a fare qualche citazione presa da “Dadapolis”, un libro curato da Fabrizia Ramondino, un collage di testi di artisti che hanno scritto su Napoli.
«La città ha il suo mito di fondazione: la sirena di Partenope, disdegnata da Ulisse, venne a morire d’amore sull’attuale lungomare, dove le fu eretto un tempio dai primi coloni greci. L’influsso greco è andato ben oltre la conquista romana: ai tempi di Virgilio ancora si parlava greco a Neapolis e Orazio vi studiava la dottrina di Epicuro presso la scuola di Sirone».
«Napoli è una città orribile! E ne sono fuggiti a frotte gli stranieri; i napoletani stessi talvolta con pietà; talvolta con nostalgia. Qualcuno è fuggito rimanendo. Ed è parso a qualcuno che Napoli stessa fuggisse via da sé».
Eduardo:
«No, se volete fare qualcosa di buono, fuitevenne da Napoli». (1981)
August Von Platen:
«Affondi senza aiuto, irrimediabilmente. Che fosti
«cosi grande,
«così potente un tempo da oscurare Roma e Bisanzio,
«giova a noi posteri? Accresce l’infinito.
«Dolore e la mestizia: tutto decade. Ma il bello solo si compiange tanto
». (1830 ca)
Guido Ceronetti:
«Per sopportare di vivere in una città come questa ci vuole veramente un popolo di filosofi, o d’incoscienti». (1981)
Alfred De Musset:
«Ti sei cullato in queste onde pure
«Dove Napoli incastonata nell’azzurro
«Il suo mosaico,
«guanciale dei lazzarone
«patria dei maccheroni
«e della musica…
»(1884)
Alberto Arbasino:
«Io poi a Napoli vorrei starci sempre meno possibile.
«L’orrore delle strade, l’orrore della gente, la compassione o l’indignazione
«Ogni volta, ma come si fa?
».
Aggiungerei che per vivere a Napoli bisogna essere giovani. Se non lo si è più, diventa tutto faticoso, impossibile quasi. Ma nonostante il mio sia un odio-amore per Napoli, non posso fare a meno di dire che la pizza mi piace, che il golfo è uno dei più belli del mondo e ci metterei pure la canzone antica, il teatro di Viviani, l’arte contemporanea e la mozzarella di bufala.

De Luce
Una città che subisci quotidianamente, violenta, sprofondata in un’anarchia spicciola, meschina, figlia di una grassa ignoranza che percepisci sempre più nei volti delle persone, soprattutto giovani. In questi ultimi anni, gli unici cambiamenti evidenti sono stati in peggio tanto che anche le più banali attività del vivere quotidiano risultano spesso faticose se non grottesche nel tentativo di svolgerle. Rispetto al passato, non abbiamo più neanche artisti, capaci, almeno, di sublimare tutto questo dolore, questa infinita miseria attraverso la loro opera. Dico tutto questo senza piagnistei, descrivo con rassegnazione uno stato di fatto che volenti o nolenti si è costretti ad accettare se si vuole sopravvivere e barcamenare in una realtà tanto nera e ammorbante.

«Il sublime nell'immondo e l'immondo nel sublime» (Giordano Bruno)
Taiuti suona la chitarra e De Luce la tromba, così si può dire che i due si cimentano in quelli che possono essere considerati come gli strumenti più popolari in ambito di corde (da Bob Dylan a Toto Cotugno) e fiati (da Louis Armstrong a Nini Rosso).
Nel loro mood il rispetto e il maltrattamento dello strumento si alternano, si sovrappongono e, addirittura, finiscono per convivere.
Al pari di Napoli dove la bellezza e la limpidezza della «canzone antica» e di una struttura urbana «incastonata nell’azzurro» coesistono con «una città orribile» e «abbandonata»


Taiuti
Ho un amore enorme per le chitarre e se non fosse per i soldi, che non ho, non smetterei mai di comprarne. Ci sono tanti fattori che mi appassionano di questo strumenti. Quanto all’elettrica, il mio interesse è rivolto ai pickup, alle meccaniche, ai colori, ai manici e ovviamente al suono. Delle acustiche, invece, la varietà delle corde, i legni, le annate, le finiture e il meraviglioso suono della Martin.

De Luce
Suono o forse più semplicemente maltratto una tromba Bach Stradivarious dei primi anni ’70. Mi piace praticare il contrasto, passare dal timbro scuro e spettrale ai suoni stridenti, sgraziati e animalesci, fino a sfiorare il silenzio. Per diversi motivi, ritengo Bill Dixon e Greg Kelley due importanti punti di riferimento. In “Selce”, suono quasi esclusivamente la chitarra acustica, una vecchia Harmony Archtop. Prediligo i suoni ovattati, legnosi, le atmosfere lente e rarefatte, la serialità. In tutto questo forse emerge il mio amore per il vecchio slo-core e i primi Low.

Il loro amalgamarsi rasenta comunque la perfezione...

Taiuti
Mi piace molto suonare con Vinx. Lui ha quello che a me manca: riflessione, distacco e concentrazione. Oltre ad essere un enorme conoscitore di tutto, è un grande amico di vita e di passioni.

De Luce
Taiuti è un artista istintivo, generoso, dalle intuizioni fulminanti.

Oltre a qualche brano sparso in compilation e/o split, e oltre a qualche collaborazione con altri musicisti, i due hanno pubblicato solo quattro gioiellini di culto che offrono un crescendo impressionante per coerenza e per qualità, andando dalle strutture più scheletriche dei primi due dischi al recupero della melodia degli ultimi, recupero particolarmente evidente in brani come Blue Dress, A Strange Season # 1, Reflections, Far Horizon, Downwards, The Far Road, Selce....
“I’m Not Like You” del 2010, dal titolo quasi punk, è un CD-R edito in Norvegia dalla Twilight Luggage. Si tratta di un disco riservato, spigoloso, prossimo all’improvvisazione autistica, e fortemente concettuale, di strumentisti come Axel Dörner, Jack Wright, Greg Kelley, Bhob Rainey, ecc. Ma pure si discosta da quella scena per un fuoco che arde fra le ceneri, facendo alla fine pensare a un improbabile meeting fra Derek Bailey e Robert Johnson. D’altra parte il nome scelto dai due (0°) rappresenta proprio un punto di mezzo, o d’incontro, nel quale ardono fuochi di frontiera.
Il 2011 è l’anno di “Unknown Distances”, CD uscito per la polacca audioTONG, che come immagine sembra fare un passo avanti dal punk verso il post-punk, dal momento che il titolo e la copertina sembrano citare in modo piuttosto esplicito “Unknown Pleasures” di Joy Division. La musica rispecchia in linea di massima quella del disco precedente, anche se sembra essersi fatta leggermente più corposa, con più carne, e brani come Dry River prefigurano le evoluzioni successive. Anche le dissonanze paiono leggermente sopite. Un mio amico era solito parlare di musiche ‘descrittive’, ma quelle degli Zero Centigrade sono musiche che più che dire lasciano immaginare. È come vedere una finestra dal vetro opaco, ma la cui oscurità presenta alcuni piccoli spiragli in gradi di far fuggire lo sguardo oltre, verso piccoli particolari a partire dai quali la mente può immaginare un intero panorama. Oppure sono come quei disegni, tipici delle riviste enigmistiche, nei quali la figura è disegnata solo per brevi tratti e deve essere completata dal lettore.
“Selce” e “Umber” – pubblicati rispettivamente in Belgio dalla Nothing Out There (tiratura limitata a 60 copie) e in Russia dalla Observatoire (tiratura limitata a 110 copie) – sono i CD-R pubblicati quasi in contemporanea nel 2012, e rappresentano la pienaa maturazione del duo. I brani si distendono in splendidi voli pindarici, e accecano con una loro nuova armoniosità, mentre le chitarre – in “Selce” De Luce raddoppia spesso quella di Taiuti – sembrano recuperare quell’arpeggiare rapsodico che rimanda a John Fahey e discepoli; ma, cercando, si possono trovare anche squarci d’ombra del rock più lento e dilatato… from Codeine to Melvins, Earth, & Sunn O))). Tanta vivacità è ben effigiata dalle splendide confezioni, con disegni di Taiuti, che abbandonano il b/n delle precedenti per abbracciare con lucida determinazione il colore, seppure l’astrattezza delle forme stia a dimostrare il non completo abbandono dell’atonalità e del rumore.


Taiuti
Ognuno di essi ha rappresentato una tappa fondamentale del nostro percorso, nel tracciare una progressiva evoluzione dalle forme molto free e rumorose del primo “I’m not like you” alle atmosfere più meditative e sospese del recente “Selce”.

De Luce
Piccoli lavori artigianali in ogni loro aspetto, anche nella realizzazione dell’artwork, spesso curato da Tonino.

Purtroppo la loro musica sembra per il momento destinata a rimanere chiusa all'interno di una cerchia ristretta d'appassionati, anche a causa di una molto ridotta attività concertistica. Vari sono i motivi che stanno alla base di tanta laconicità, ad iniziare dal fatto che le loro attività non strettamente musicali né riducono i margini d’azione, ma anche perché in questo momento mancano sia gli spazi sia il pubblico sia i soldi affinché una pur minima programmazione legata alla sperimentazione musicale possa infiltrarsi nei pochi locali e nei pur sempre magniloquenti festival estivi....

Taiuti
Di concerti ne facciamo purtroppo pochi, e in questo maledetto periodo anche il teatro soffre di una crisi che pagano soprattutto quelli come me, slegati da qualsiasi struttura e qualsiasi salotto di appartenenza.

De Luce
I concerti sono pochi e limitati quasi sempre ad alcune gallerie d’arte. Mancano gli spazi per suonare e, in seconda battuta, questo genere di musica viene seguita da un numero piuttosto ristretto di persone e questo limita fortemente la possibilità di suonare live con una certa regolarità.

I due pagano anche un'indipendenza reale dai meccanismi della distribuzione musicale, pubblicando i loro dischi in minuscole etichette che, spesso, rilasciano edizioni limitate di CD-R scarsamente recuperabili se non attraverso affannose ricerche in rete...

Taiuti
Di etichette non ne capisco niente, non me ne sono mai occupato e non m’interessa occuparmene.

De Luce
Soggetti destinati probabilmente ad estinguersi! In questi anni quasi tutte le etichette che ho contattato, estere e italiane, mi hanno chiesto del denaro per la pubblicazione di un CD, cosa a cui siamo fortemente contrari. Pur comprendendo il forte momento di crisi che stanno vivendo le piccole label per il crollo delle vendite, ritengo che ognuno debba fare il proprio lavoro, né più né meno. Un’ etichetta che produce coi soldi dell’artista è un inganno, preferisco a quel punto l’autoproduzione. Ognuno poi è libero di pensare e agire come ritiene più opportuno...

Al momento, poi, la produzione indipendente è stretta fra il download selvaggio e rigide concezioni, storicamente superate, che regolano il copyright e il diritto d'autore.... pensate alla SIAE, che spadroneggia nel territorio nazionale, e a come priva i musicisti del diritto di eseguire liberamente la propria musica....
Purtroppo gli stessi musicisti non sempre hanno chiara la complessità della questione e l'handicap che certe limitazioni comportano per chi deve organizzare concerti o per chi si propone di avviare un'etichetta discografica.


Taiuti
Quando un disco mi piace devo possedere l’originale. Mi piace studiare la copertina, avere in mano l’oggetto. Penso a quei bei LP di una volta con quelle copertine da vere opere d’arte. Ne cito solo una: “Out To Lunch” di Eric Dolphy, per non parlare poi di quelle di Sun Ra…

De Luce
Questione spinosa. Limitatamente al problema della musica scaricata via Internet, in passato ritenevo, ingenuamente, che, in ogni caso, potesse essere di qualche utilità alle piccole realtà per farsi conoscere. Purtroppo, col tempo, mi sono reso conto che il download è sempre più selvaggio, bulimico, la gente scarica tonnellate di file che non ascolteranno mai restando a marcire in qualche angolo dell'hard disk. Come ha acutamente osservato il filosofo austriaco Robert Pfaller, la nostra società è passata dalla interattività alla interpassività, ovvero ad un piacere di consumo delegato. Le persone provano soddisfazione nel constatare che un download è completato nel proprio PC, come se il computer potesse ascoltare per loro i brani scaricati.

Parole sante quelle di De Luce, pur se limitate ad un solo aspetto della questione, e allargabili anche ad altri aspetti riguardanti l'utilizzo della rete. Pensate agli ormai numerosi social network che la maggior parte degli utenti considerano come un punto d'arrivo e non come un punto di partenza.

Zero centigrade (0°) , il duo composto da Tonino Taiuti
e Vincenzo De Luce, è un punto fermo della musica odierna.






ANGOLI MUSICALI 2016  

vonneumann  

figli di un dio minore: ut  

marino josé malagnino (intervista)  

tre giorni con maria monti  

gianni mimmo  

claudio parodi (intervista)  

i gufi  

figli di un dio minore: hugo largo  

figli di un dio minore: san agustin  

tempi moderni (IIª tranche)  

figli di un dio minore: ヒカシュー (hikashu)  

Bourbonese Qualk (intervista a Simon Crab)  

Andrea Belfi & Stefano Pilia (intervista)  

corvo records  

infrantumi: vent’anni dopo  

Rock Over Beethoven – Il Rock Neoclassico  

lili refrain  

vittore baroni  

christoph gallio  

jacopo andreini  

musica moderna  

ladies of the canyon  

tempi moderni  

hyaena reading (intervista con francesco petetta)  

Baxamaxam  

Xabier Iriondo  

Osvaldo Coluccino  

Osvaldo Arioldi Schwartz (Officine Schwartz)  

Zero Centigrade  

i cantautori  

(la famosa etichetta) Trovarobato  

die schachtel: della maggiore età  

4 donne  

violoncello  

Chaos Tape(S)  

compilation  

D.S. al Coda (the record label)  

Osaka Kyoto Sounds
(con intervista a Go Tsushima dei Psychedelic Desert)
 

(etre) / Wondrous Horse / Harps Of Fuchsia Kalmia  

tamia  

drum, bass... and carmel  

L’Enfance Rouge (articolo e intervista a François R. Cambuzat)  

chinoise (con intervista a Yan Jun)  

figli di un dio minore: ghigo  

figli di un dio minore: fifty foot hose  

figli di un dio minore: ich schwitze nie  

figli di un dio minore: rites of spring / happy go licky  

figli di un dio minore: crust  

figli di un dio minore: antelope  

figli di un dio minore: kletka red  

figli di un dio minore: the blocking shoes  

figli di un dio minore: debora iyall / romeo void  

figli di un dio minore: stretchheads  

figli di un dio minore: bobby jameson  

figli di un dio minore: distorted pony  

figli di un dio minore: dark side of the moon  

figli di un dio minore: los saicos  

figli di un dio minore: the centimeters  

figli di un dio minore: chetro & co.  

figli di un dio minore: songs in the key of z  

figli di un dio minore: mondii  

figli di un dio minore: TCH (this crepuscular hour)  

figli di un dio minore: bridget st. john  

figli di un dio minore: thule