figli di un dio minore: crust    
di Mario Biserni (no ©)




Una storia come altre.
Forse banale.
Due persone si incontrano:
«What are you doing?»
«I had found this old Ampex 1 track tape machine in a college trash can and I rebuilt it upside down so I could do tape loops. The erase head was intentionally disconnected so that the loops would get grainy and dense.»
«Interesting, I play feedback with an autoharp pickup and a digital delay.»
«I have a friend who play feedback through the Grundig, a 1950's tube tape machine, why not try to do something together?»
«We can do it, maybe even add a drum machine …».
È così che, nel 1987, si formarono i Mud Honey. Ma John Hawkins, Richard Smith e Jerry Page, per non essere confusi con i Mudhoney di Seattle, modificarono presto quel nome in Crust. Con il nome originario pubblicarono qualche brano su due compilation uscite in cassetta (“Pleasureland” su Flying Squirrell Productions e “The Polyp Explodes” su Deadline Productions). Anche per i Crust l’esordio avvenne attraverso una cassetta, questa volta dedicata ed eponima, pubblicata dalla Buttery Licious Music. Nel frattempo i tre avevano integrato la strumentazione elettroacustica con la classica strumentazione tradizionale (batteria, chitarra, basso e tastiera elettrica).
Era il 1990 quando King Coffey, batterista dei Butthole Surfers, decise di avviare la sua Trance Syndicate Records, e fu proprio con l’EP “Sacred Heart Of Crust” che vennero aperti i battenti (si mormora che proprio l’esigenza di pubblicare quel disco avrebbe spinto Coffey ad avviare l’etichetta). Dopodiché i Crust pubblicarono su Trance altri due LP più un singolo, oltre ad essere ospiti fissi della serie di compilation “Love & Napalm” (accanto a Pain Teens, Ed Hall, Lithium X-mas, Drain, Cherubs e altri).
Fu a causa di ciò, secondo la legge del 2 più 2 fa 4, che vennero considerati come degli emuli dei Butthole Surfers.
In realtà c'erano dei punti in comune fra i due gruppi, a iniziare dal fatto che entrambi erano Texani (non è una battuta, pensate bene a quanto l’essere nati e cresciuti nello stesso posto contribuisce al formarsi di caratteri affini). Altri elementi in comune erano i ritmi marziali, un modo di cantare che ricordava i sermoni dei predicatori e il vezzo di stare nudi nel palco. Ma diversissimi erano i retroterra dei due gruppi: freak e psichedelico quello dei Butthole e chiaramente industrial quello dei Crust, con tanto di palchi apparecchiati con bambole gonfiabili e altra paccottiglia simile. Anche quando utilizzavano strumenti musicali tradizionali era come se utilizzassero quei marchingegni autocostruiti tipici degli scenari di impostazione rumorista, e nel contesto della loro musica largo spazio veniva riservato a stralci di voci e suoni campionati. Non devono trarre in inganno neppure i riferimenti alla tradizione più autenticamente psichedelica, quando c'erano, e se in Mud Honey (brano inserito in "Sacred Heart") potevano vagamente far pensare ai primi Pink Floyd, lo facevano citando un pezzo di musica che è sempre servito da punto di riferimento per tutti gli sconvolti di questo mondo (Interstellar Overdrive).
Caso mai si può affermare che i Crust, come i Butthole Surfers, facevano parte di un internazionale inter-generis che aveva fatto propria quella che possiamo definire come estetica del brutto.
I Crust sembravano essere turbati da ossessioni di tipo religioso, a partire dal primo EP su Trance Syndicate il cui titolo “Sacred Heart” non può essere equivocato quanto a simbolo cattolico ma può esserlo riguardo al rapporto che il gruppo aveva con esso. Il loro rapportarsi alla religione era infatti di tipo blasfemo, basta guardare l’immagine della Madonna con in mano un vibratore, o comunque un oggetto simile, che appare nella confezione del loro secondo LP “Crusty Love” (si calavano pienamente, così facendo, nello spirito dell'epoca; erano ad esempio in molti, in quegli anni, a trasgredire il secondo comandamento evangelico: God, Godflesh, God Bullies, Nearly God, The God Machine, God Is My Co-Pilot, Blind Idiot God …).
La discografia dei Crust, ad esclusione delle prime cassette e di pochi altri pezzi sparsi qua e là (uno o due), è limitata come s'è detto a due LP, un EP e un singolo, oltre alla partecipazione ad alcune compilation su Trance Syndicate, il marchio discografico che fece di loro un mito presso il pubblico del noise più estremo.
Un terzo LP (“Food Eater”) non venne pubblicato dalla Trance nel 1996 perché, come dice Richard Smith nella sua “The History Of Crust”, l’etichetta aveva nel frattempo cambiato i suoi interessi. Nel 1999 il disco vide finalmente la luce in una specie di edizione fantasma.
Sempre Smith scrive: « Finally Food Eater is available, but only in MP3 format. This is all that remains of Crust. Please don't e-mail me looking for Crust for sale. I had to buy my personal copy of Crusty Love on E-Bay. Trance Syndicate is out of business so I don't think there are any records left anywhere besides Southern Studios UK. They're listed in my links. If you want to write just to write please feel free, but I must say it again, I ain't got nothin' for sale».
R.I.P..


DISCOGRAFIA CONSIGLIATA:
• "Sacred Heart Of Crust" (EP) – Trance Syndicate Records 1990
• "Crust" (LP / CD) - Trance Syndicate Records 1991 (La versione in CD comprende anche “Sacred Heart”)
• "Feelings / When I Say Yes" (7”) – Trance Syndicate Records 1991
• "Crusty Love" (LP / CD) – Trance Syndicate Records 1991




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