`Collectable Items´

Autore disco:

My Dear Killer

Etichetta:

Boring Machines (I)

Link:

www.boringmachines.it/
mydearkiller.bandcamp.com
www.undermybed.org/mdk/CollectableItems.html

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2020

Titoli:

1) Collectable Items 2) Lessons In Hate 3) The Train I Have Lost 4) In The Mirror 5) The Wish Of Winter 6) Tram 7) The Right To Ask 8) The Football Player 9) On The Track 10) The Archivist 11) Sick 12) Stolen Teabags

Durata:

49:59

Con:

Stefano Santabarbara, Gianpaolo Loffredo, Marta De Pascalis, Matteo Uggeri, Piergiogio Storti, Matteo Laudati

dalla parte dell’assassino

x mario biserni (no ©)

L’ignaro.
Davanti a un autore di nome My Dear Killer che pubblica su marchio Boring Machines il segnale parrebbe indirizzare univoco verso una musica truce e meccanica. Il titolo del disco, “Collectable Items”, orienterebbe poi verso un autore spavaldo alla Vasco Rossi. Tutto sembra voler indicare un messaggio ben chiaro: la musica sono io. Il disco, come oggetto fisico, sembra però inviare qualcosa di contrastante rispetto alla prima impressione. Le farfalle colorate su sfondo monocromatico di un bianco sporco racconterebbero infatti di un artista lovely alla James Tailor o, ancor più precisamente, alla Judy Collins. L’ascolto del disco, inteso come oggetto sonante, è infine destinato a sconvolgere tutte le previsioni del nostro neofita. La musica che ne esce fuori è indubbiamente morbida, sì, ma estremamente inquieta. Nick Drake è indubbiamente il primo paragone plausibile, ancorché banale dal momento che, è facile da immaginare, sarà stato fatto da più d’un recensore. Le affinità con Drake mi risolvono anche qualche impressione disorientante, dal momento che i fan di Drake erano gli stessi dei Black Sabbath e non certo quelli di James Taylor o di Carly Simon.

Il consapevole.
Forse l’ho già fatto, di citare Nick Drake a proposito di My Dear Killer. Sembra inevitabile. C’è, neppure troppo latente, un’evidente inquietudine di fondo che appartiene a entrambi. Ma poi? Musicalmente intendo. Le differenze mi sembrano macroscopiche. My Dear Killer è molto più minimale, povero e scarno, ché Drake tanto scarno non lo è mai stato, neppure nel (posteriormente) pluri-celebrato “Pink Moon”. Drake è sempre stato ricercato, barocco direi, in My Dear Killer di ricercatezze e barocchismi neanche l’ombra. L’unica ricerca è quella dell’essenziale. La voce poi, limpida quella di Drake, malata e tremula quella di My Dear Killer, che caso mai può far vagamente pensare a un Cat Stevens. Ancor più eclatanti appaiono le differenze se mettiamo a confrinto i dischi in solitudine con quelli ai quali partecipano altri musicisti, mentre in Drake il divario fra gli uni e gli altri è enorme, i dischi di My Dear Killer combaciano alla perfezione, nel caso in cui è umico protagonista come nel caso in cui, vedi questo “Collectable Items”, è affiancato da un buon numero di amici collaboranti.

L’ignaro e il consapevole.
Nella giallistica preferiamo quei libri nei quali l’autore simpatizza apertamente con l’assassino.


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Data Recensione: 3/8/2020

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