`Livebatts!´

Autore disco:

Livebatts!

Etichetta:

ANTS (I)

Link:

www.antsrecords.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2018

Titoli:

1) Harold In Salt Lake City 2) Adventures In Outer Space 3) Waldesrauschen 4) Groovin’ Batts 5) Dinosaur Helpline 6) Goldfish Chatline 7) PT-30 Crosstalk

Durata:

54:44

Con:

John White, MJ Coldiron, Andrea Rocca, Nancy Ruffer

un ascolto che rappresenta il modo migliore per iniziare il 2019, con l’augurio di un buon anno a tutti voi che avete la pazienza e il coraggio di continuare a leggere e ascoltare la musica

x mario biserni (no ©)

Questa è davvero musica contemporanea e futurista, dove i due aggettivi non sono tanto da riferire ai generi Musica Contemporanea e Musica Futurista ma a una musica fatta con i suoni del nostro quotidiano e proiettata nel futuro. Alla base di tutto metterei Stripsody di Cathy Berberian, solo che qui non vengono utilizzati dei fonemi fumettistici bensì suoni effettivi quali quelli dei videogiochi, oppure i trilli del telefono, l’allarme di una sveglia, voci rubate e via discorrendo (ascoltate un po’ la seconda parte di Waldesrauschen). “Livebatts!”, rispetto ad altri lavori simili, sembra avere comunque una marcia in più, e basterebbe la leggerezza swingante con la quale in Adventures In Outer Space viene piegato un marchingegno ingombrante come il vocoder per dimostrarlo. Subito appresso, nella prima parte di Waldesrauschen, una splendida lamentazione che parrebbe generata da una singing saw pone un suggello ulteriore a quella che definirei come una superba vena compositiva.
Altrove l’apparenza può ingannare, è fuor di dubbio, e fermarsi sulla soglia, senza entrare addentro alla sostanza delle cose, può portare a prendere dei perniciosi granchi.
Così questo disco, pur nella sua incontestabile bellezza, può apparire a tratti come una rivisitazione tardiva di opere storicizzate come “Remain In Light” dei Talking Heads o ”Autobahn” dei Kraftwerk. Niente di più fasullo perché “Livebatts!”, ancorché registrato di fresco, è un lavoro concepito già un tot di anni addietro e la colonna portante di questo trio (Nancy Ruffer e il suo flauto elettrificato appaiono in veste di very special guest), John White, era un collaboratore di Cornelius Cardew ai tempi della Scratch Orchestra.
Pertanto il suo ascolto è quasi un dovere ed equivale al dare ai padri ciò che gli appartiene.


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Data Recensione: 10/1/2020

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