cabo verde e lisbona    di etero genio

Neppure adesso che sto scrivendo riesco a catalogare queste righe: semplice reportage, diario di viaggio, promemoria utile per chi intende visitare l’arcipelago africano, oppure egocentrica voglia di esternare le mie emozioni? Meglio lasciare il tutto indefinito… terra di frontiera… una cosa e l’altra… che sia il lettore a dare la propria interpretazione agli appunti che seguono…
a questa storia senza impegno, nella cui parte finale trovare anche un breve reportage sulla musica sperimentale portoghese.
L’arcipelago di Cabo Verde, ex colonia portoghese posizionata al largo delle coste di Senegal e Mauritania, può essere diviso in tre gruppi di isole:



le quattro isole meridionali, o isole sottovento, che sono Maio, Santiago, Fogo e Brava;





le isole settentrionali, o isole sopravento, che comprendono Santo Antão, São Vincente, São Nicolau e i tre isolotti disabitati Santa Lúzia, Ilhéu Branco e Ilhéu Raso;





e, infine, le isole orientali Boa Vista e Sal, le più vicine all’Africa e le più facilmente raggiungibili.





Ognuna di queste isole è abbastanza diversa dall’altra e quindi, poiché i collegamenti sono ardui, un viaggio alla loro scoperta va organizzato in base al tempo disponibile e a quelli che sono i propri gusti e interessi. Una semplice vacanza di mare può essere limitata alle isole orientali, mentre per conoscere realmente Cabo Verde è utile andare oltre.
La compagnia aerea portoghese (TAP), fra le tante opportunità di volo che propongono le varie agenzie, offre anche la possibilità di una breve sosta a Lisbona: una manna sia per chi non è mai stato nella capitale portoghese sia per chi già la conosce e vuole tornarci. Una volta sbarcati all’aeroporto internazionale dell’isola di Sal, è piuttosto facile acquistare i biglietti aerei per effettuare gli spostamenti da isola ad isola, anche pacchetti di voli aperti, presso la compagnia caboverdina TACV (quattro voli = 220 Euro). Gli spostamenti via mare sono consigliabili solo a chi dispone di un tempo illimitato, e non soffre il mal di mare, gli altri possono rinunciare in partenza.
Il visto d’ingresso può essere fatto in Italia (presso le sedi diplomatiche di Cabo Verde, sicuramente ce ne sono sia a Roma sia a Firenze) oppure, magari perdendo un po’ di tempo ma risparmiando una decina d’Euro, direttamente all’arrivo.
La scelta del periodo dipende egualmente dalle singole possibilità, va in ogni caso tenuto conto che nei mesi delle piogge, da Luglio a Settembre, il panorama essenzialmente desertico si tinge di verde. Il problema essenziale delle isole è, infatti, la cronica mancanza d’acqua, al tempo in cui arrivarono i portoghesi molti fiumi erano navigabili, mentre oggi, dopo la grande siccità del 1947, gli stessi fiumi sono completamente scomparsi e al loro posto restano soltanto dei canyon coltivabili. Questa situazione è la diretta conseguenza del disboscamento selvaggio e dell’introduzione massiccia di capre avvenuti nel periodo coloniale. L’unica soluzione che oggi si pone a molti abitanti delle isole è quella di emigrare.
La maggior parte dei negozi, dei ristoranti e degli alberghi non accettano le carte di credito, e non le accettano neppure i bancomat; per il ritiro di contante bisogna quindi andare direttamente agli sportelli bancari (che applicano commissioni esose). In ogni caso tutti accettano l’Euro, il cui valore è di circa 110 Escudos, e dunque è consigliabile partire con una buona scorta di moneta.
Le isole non sono proprio economiche, però esistono anche delle possibilità di risparmio consumando dei pasti a base di frutta, o di pietanze popolari locali, e spostandosi con i mezzi usati comunemente dai capoverdini (utilizzando quindi i taxi solo nelle situazioni estreme).
Fra i frutti tipici ci sono le varie leccornie tropicali, banane, papaie e manghi (questi ultimi sono però stagionali e si trovano solo da Luglio a Settembre), ma si trovano facilmente anche arance, mele, meloni e altra frutta che viene importata da Portogallo, Sudafrica e Brasile. Tutti i bar, e altri locali simili, vendono cibi tipo polpette o ravioletti ripieni di verdure e carne. Il pesce, chiaramente, non manca e si trovano in quantità esuberante tonni, cernie, pesci spada e vari tipi di crostacei, fra cui l’aragosta. Una cena a base di pesce non è propriamente economica ma costa comunque molto meno che da noi (il prezzo di un piatto abbondante a base di aragosta varia dai 12 ai 18 Euro).
I mezzi di trasporto più economici sono gli aluguers, pulmini collettivi, ma non sempre è possibile utilizzarli e quindi a volte bisogna rivolgersi ai più costosi taxi (la differenza di prezzo fra aluguers e taxi, per lo stesso tragitto, è circa 1 a 7). Fra due aluguers, diretti nel solito posto, non bisogna mai scegliere quello più vuoto con la speranza di stare più comodi, perché l’unico risultato ottenuto sarà quello di partire più tardi. Accade raramente, infatti, di partire fintanto che il mezzo non è pieno e gli autisti fanno più volte il giro delle strade per cercare passeggeri (vale a dire un’inversione dei ruoli rispetto a quelle che sono le nostre abitudini: non sono i passeggeri che vanno a cercare il mezzo di trasporto ma viceversa). Le strade, quando non sono semplici piste, sono pavimentate a pavé e sono disagevoli, quindi è altamente sconsigliato noleggiare auto.
L’alloggio finisce per essere l’elemento che più grava nelle economie, una camera doppia decente può variare dai 15 ai 60 Euro, e vale la pena di domandare i prezzi girovagando fra i vari residencial, pensão, pousadas e apartahotel, scegliendo infine basandosi sul rapporto qualità / prezzo.
Nell’isola di Fogo, per quanto riguarda le bevande, sono prodotte piccole quantità di vino – valido quello bianco – e caffè. La birra è piuttosto leggera e buona per pasteggiare. Il grogue è un distillato della canna da zucchero che viene prodotto sia in versione ammorbidita, una cosa a metà fra rhum e whisky, sia in versione grezza (bruciabudella allo stato puro). Dal grogue si ottiene anche un tipo di bevanda più dolce, detta Pontche, il cui sapore può variare a seconda dell’additivo che viene utilizzato: miele, frutto del tamarindo, del cocco o del baobab.
A Cabo Verde sono facili da trovare i prodotti tipici dell’artigianato africano. Ovunque ci sono venditori ambulanti e piccoli negozi che tengono sculture di legno, stoffe e batik, spesso il materiale è sempre lo stesso e proviene dai paesi costieri dell’Africa Occidentale, giacché le isole non hanno un proprio artigianato particolare, ad eccezione di un gioco chiamato Uril. Due dei negozi più interessanti sono Akuaba e Akuaba II: il primo si trova a Mindelo, in Rua Dr. Aurélio Gonçalves, e l’altro a Santa Maria in Rua Amilcar Cabral. Qui potete trovare degli autentici pezzi d’antiquariato – armi, maschere, statue di legno… - provenienti dal Senegal, dal Mali, dalla Mauritania, dal Ghana o dai territori popolati da etnie misteriose come i Dogon e i Tuareg.
Gli animali domestici più frequenti, a parte l’immancabile pollo, sono le capre e gli asini, entrambi a proprio agio in lande così scoscese e desolate. La fauna selvatica è invece piuttosto ricca, soprattutto quella marina, e nei periodi giusti (con una buona dose di culo) è possibile vedere balene, delfini e tartarughe marine.
Nelle isole si possono praticare vari sport: dal surf (in ogni salsa) alle immersioni subacque, dalla mountain bike al trekking.
In queste scogliere inospitali e battute dai venti, ad ogni modo, è possibile anche leggere delle storie: storie di schiavi, di pirati, di naufragi e di traffici (leciti e illeciti). Ancora, a Cidade Velha, è possibile vedere il palo a cui venivano legati gli schiavi nell'attesa di essere imbarcati per il Brasile, così come sono visibili le fortezze erette per respingere gli attacchi dei vari John Hawkins, Francis Drake e Jaques Cassard, mentre i fondali marini sono pieni di relitti... e le isole sono tuttora un porto di mare in cui approdano profughi e naufraghi che arrivano da ogni punto cardinale. Trafficanti, faccendieri, sognatori e vagabondi. È impossibile non osservare i colori, non ascoltare i suoni, non assaggiare i sapori, non aspirare gli odori e non accarezza le forme di quello che, certamente, è un altro mondo. Un mondo diverso troppo diverso per essere capito nella sua interezza, e che quindi, almeno in parte, rimane misterioso.
Anche queste isole hanno i loro miti. Quelli che stanno reggendo all’usura degli anni sono essenzialmente due: Che Guevara e Bob Marley. La loro presenza può essere udita in ogni suono, vista in ogni gesto, respirata in ogni odore. Poi c’è la figura di Amilcar Cabral, il fondatore del Movimento per l’Indipendenza, morto assassinato il 20 Gennaio del 1973.

Un viaggio di circa tre settimane può essere quello che permette di visitare quattro isole, partendo da Sal, toccando São Vincente, Santiago e Boa Vista, e tornando nuovamente a Sal dopo aver percorso un cerchio antiorario. In questo modo è possibile vedere, se non tutto, molto di quello che le isole di Cabo Verde possono offrire al viaggiatore non distratto. Ognuna delle quattro isole è comunque sostituibile, in fase di programmazione, con una delle altre.
La piccola São Vincente ha come capoluogo la città di Mindelo, situata a circa 7 Km dall’aeroporto e raggiungibile in taxi (7 Euro) o aspettando lungo la strada il passaggio di qualche aluguer (1/2 Euro). L’isola è montagnosa e, in sostanza, priva di vegetazione. Le spiagge sono, in linea di massima, piccole e limitate ad alcune baie, particolarmente bella è quella che si trova nei pressi del villaggio di Salamansa. Nel nord-est dell’isola c’è Baia das Gatas dove, il fine settimana di luna piena del mese d’Agosto, si tiene un grande festival musicale. Piuttosto famoso è anche il carnevale di Mindelo.
Il capoluogo è particolarmente vivace, brillante e attivo. Tutti salutano con il tipico gesto capoverdino, pugno chiuso e pollice alzato, e le strade del centro sono piene di gente fino a sera inoltrata. Numerosi sono i locali dove si fa musica dal vivo e molto interessante è il Club Nautico, situato sul lungomare. Si tratta di un capannone dove è possibile mangiare e dove spesso suonano gruppi di musica tradizionale capoverdina, basata su chitarre, violino e cavaquinho (una chitarrina a quattro corde). La musica capoverdina, interessante anche se alla lunga un po’ noiosa, è una mistura influenzata dalle tradizioni portoghesi, africane e brasiliane. Al Club Nautico, però, è possibile ascoltare anche dell’altro, una sera si è esibito un gruppo formato da 4-5 percussionisti più voci, sicuramente proveniente da qualche paese della costa africana, e la musica consisteva in una micidiale miscela di poliritmie africane, canto a botta e risposta e danze sfrenate. I sette musicisti, incitati da un allampanato percussionista completamente invasato, si sono prodotti in un concerto trascinante e dall’alto contenuto tecnico (purtroppo non ho avuto l’accortezza di informarmi sul nome del gruppo e su eventuali registrazioni in circolazione). Per il resto a Mindelo ci sono vari negozietti, interessante il già citato Akuaba, un bel mercato coperto, un secondo mercato coperto riservato al pesce, e quell’aria non ingessata che è l’esatto contrario di quanto avviene nei nostri lidi (di domenica mattina si può anche incrociare una ragazza in pigiama, magari uscita di casa così per fare qualche piccolo acquisto).
Purtroppo, accanto agli elementi positivi, ci sono anche gli elementi negativi e il posto, che sulla carta è idilliaco, appare martoriato dalla presenza di numerosi rifiuti sparsi in ogni dove (complici sia il vento, che disperde ogni cosa, sia una cattiva cultura di tipo ecologico). Un progetto interessante, per le numerose associazioni di cooperazione che esistono, potrebbe essere proprio quello della ripulitura di queste isole.
Si parla un gran bene anche delle altre due isole settentrionali.
Santo Antão è, per estensione, la seconda isola dell’arcipelago ed è anche una delle più verdi. Molto montagnosa (quindi particolarmente adatta ad essere girata in mountain bike o facendo trekking), presenta alcune foreste di conifere che gli conferiscono un particolare aspetto alpina. È molto coltivata e, a tale scopo, viene utilizzato il sistema dei terrazzamenti e sfruttata l’unica pianura esistente (la Caldera di Cova che si trova all’interno di un vulcano spento). L’isola è anche la maggior produttrice di grogue (il superalcolico nazionale).
São Nicolau, che si estende longitudinalmente da est ad ovest, è quasi un compendio delle altre due isole: i territori orientali sono più desertici e disabitati mentre quelli occidentali sono verdeggianti. Una tipicità dell’isola è il dragoeiro, un albero che può vivere più di mille anni e la cui linfa di color rosso sangue è detta ‘sangue di cristo’. Tale linfa è utilizzata come farmaco, nella medicina popolare, o come colorante per il grogue.

Santiago è l’isola più grande dell’arcipelago, la più abitata ed è qui che ha sede la capitale Praia. Il centro di Praia è situato su un piccolo altipiano (detto Plateau) che si affaccia sul mare. In una giornata, utilizzando i tipici collettivi locali, si può fare tranquillamente il giro dell’isola. Gli aluguers si trovano al mercato di Sucupira, situato alla base dell’altopiano dal lato opposto rispetto al lungomare, che è raggiungibile a piedi attraverso le numerose scalinate che scendono dabbasso.
L’isola è il posto più idoneo per comprendere la vita reale e i costumi di Cabo Verde, questo anche se la sera non c’è molto da fare. Le attività si svolgono durante il giorno e dappertutto ci sono variopinti mercati (il più grande è quello di Assomada, città che si trova nelle montagne al centro dell'isola). Santiago è molto coltivata e, a tale scopo, viene sfruttato ogni più piccolo angolo di terra, soprattutto nelle ribeiras (così sono chiamati i letti dei fiumi prosciugati ormai da tempo). Una coltura tipica delle sue aspre pendici montuose è quella mista a fagioli e granturco, nella quale il fusto del secondo funziona come palo su cui si arrampicano i primi (questo tipo di coltura una volta era in uso anche in alcune nostre zone montane).
Un’escursione molto interessante si può fare dalle parti di São Jorge dos Orgãos, un paesino che si trova circa a metà strada fra Praia e Assomada. Camminando in questa verde vallata si possono vedere varie piante esotiche, una distilleria artigianale di grogue e numerosi esemplari di passarinha, un uccello dai vivaci colori che ricorda il nostro martin pescatore.
L’elemento storico è ben rappresentato dalla vecchia capitale coloniale Ribeira Grande (oggi Cidade Velha). Qui si possono vedere la Fortaleza Real de São Filipe, la chiesa di Nossa Senhora do Rosario, la cattedrale (in questo periodo in fase di ristrutturazione), il bel monastero francescano e il Pelourinho (il palo della gogna, eretto all’inizio del XVI secolo, dove venivano incatenati, puniti e venduti gli schiavi). Il tutto circonda un verdeggiante canyon con varie colture di mango, palma da cocco, papaia e altre piante esotiche. Le spiagge migliori sono invece situate nel nord dell’isola, nella zona di Tarrafal, ma alcune di queste devono essere raggiunte, camminando, in tempi che vanno dalle 2 alle 5 ore.
Nel Plateau si trovano anche gli uffici di Arca Verde dove si possono acquistare i biglietti per il battello che raggiunge le isole di Fogo e Brava. Il viaggio, anche se le due isole sono considerate fra le più interessanti dell’intero arcipelago, è consigliabile soltanto a chi ha tempo sufficiente a disposizione.
Fogo è un vulcano ancora attivo, reso particolare dalla produzione di vino e caffè, mentre Brava, situata all’estremo ovest del raggruppamento meridionale, è la più piccola isola abitata dell’arcipelago, oltre a ciò è anche la più verde e, per questo, è conosciuta come l’isola dei fiori.
La catena delle isole meridionali è chiusa, ad est, dalla pescosa Maio, il cui aspetto desertico e sabbioso prefigura quello delle due isole orientali.

Boa Vista è l’isola dalle caratteristiche più tipicamente africane, ciò a causa delle dune formate dalla sabbia che il vento porta direttamente dal Sahara. L’isola, a parte il capoluogo Sal Rei, è abitata solo in alcuni piccoli centri e oasi; la maggior parte della sua estensione, si tratta della terza isola dell’arcipelago, è però desertica e popolata solo dalle capre. Questo rende complicata la visita, per la quale è bene affidarsi a qualcuno dei piccoli operatori locali presenti nel capoluogo. Dato che le tariffe non sono calcolate a persona, ma in base al percorso, un modo per risparmiare sta nel fare gruppo con altre persone. Un indirizzo è quello dell’Olitour di Josè Rui de Jesus (Oliveira) che si trova nella piazza principale di Sal Rei. Vale la pena di compiere più percorsi, perché i paesaggi che si attraversano sono veramente belli. Si viaggia su piste che si snodano fra dune e desolati deserti pietrosi, dove all’ombra delle poche piante piegate dal vento fanno pennichella le capre, incontrando oasi con coltivazioni e piante esotiche, fra cui due esemplari di baobab cresciuti spontaneamente sull’isola, esempi di modernariato archeologico come il relitto di una nave, un villaggio o una fabbrica di mattoni abbandonati all’avanzare delle sabbie. Si fa tappa in spiagge bellissime, e deserte, dopo una gimcana fra le dune… e mentre sei disteso sulla sabbia, nei pressi di una scogliera, ti può capitare di sentire il grido rauco di un rapace che ti fissa dall’alto, in volo, immobile e ad ali spiegate, incazzato perché hai invaso il suo territorio (probabilmente si trattava di un francelho). Può anche capitare di assistere ad una battaglia aerea fra lo stesso rapace e una coppia di corvi, rei anch’essi di avergli invaso il territorio… oppure di restare incantato a guardare le corse del buffo pilrito-sanderlingo che, senza sosta, setaccia il bagnasciuga inseguendo la linea immaginaria che separa terra e mare... fra sabbie binche e nere, che quando si mescolano, e quando l'onda le lava, creano dei fantastici giochi pittorici. Puoi vedere un gruppo di squali che stanno pattugliando una baia, tartarughe marine che fanno evoluzioni fra le onde, gruppi di aironi ‘guardacapre’ persi nelle pietraie arrostite dal sole o meduse ‘settebello’ arenate nella spiaggia (ho rinominato così i primi a causa della scarsa presenza di buoi e le seconde per la forma che fa pensare a palloncino gonfio d’aria).
Purtroppo questo piccolo paradiso è messo in serio pericolo da un’industria turistica piuttosto aggressiva, al cui seguito naviga una speculazione di piccolo e grosso calibro, che sta iniziando a costruire villaggi il cui impatto sull’ambiente è, a dir poco, devastante. È facile prevedere che a ciò farà seguito la privatizzazione, con chiusura, delle spiagge migliori.
Fra i numerosi ristoranti di Sal Rei, tutti piuttosto validi e da sperimentare, è consigliatissimo il Blue Marlin, sulla piazza e non distante dall’Olitour (ma i posti sono limitati e quindi bisogna prenotare).

I deturpanti effetti scatenati dall’industria turistica, solo immaginabili per Boa Vista, sono già ben visibili in Sal, dove la cittadina di Santa Maria è ormai oppressa da orde i cui unici pensieri sono mangiare, cacare e applicarsi la crema abbronzante. Sette giorni in un residence sul mare a Cabo Verde, con volo charter e prezzo speciale!!! Che figo!!! Ma che fregatura il vento!!!
Un vero peccato, poiché l’isola potrebbe offrire più di uno stimolo all'eventuale visitatore. Raggiungendo la costa ad ovest di Santa Maria, e superando le dune che si vedono già a distanza, si arriva a Ponta Preta: belle spiagge dove, quando è il momento, depongono le uova le tartarughe marine e terra del bengodi per i surfisti. Vale la pena di perdere qualche ora (nella tarda mattinata) anche nel pontile dove arrivano i pescherecci e sul quale avviene la pulitura del pesce.
Nel nord dell’isola, ad est e ad ovest del capoluogo Espargos, ci sono le vecchie saline di Pedra de Lume, all’interno di un cratere vulcanico, e la piscina naturale di Buracona. Il viaggio verso quest’ultima avviene, fra miraggi e vortici di sabbia, nel solito paesaggio desertico. Lo spettacolo di onde e spruzzi, se avete la fortuna di arrivare in un giorno di mare agitato, è grandioso e impressionante. Ancora più a nord, dalle parti di Fiura, il mare è inagibile a causa delle forti correnti e degli squali. Si narra di pescatori che tirano su solo la testa del pesce preso all'amo.
Santa Maria, essendo il posto più turistico, è piena di negozi e ristoranti. Vicino alla piazza centrale c’è Po di Terra, un locale ‘arrabbiato’ indeciso se essere ristorante, birreria o club. All’interno c’è un soppalco con un mercatino d’artigianato senegalese e, in una delle due sale, capita spesso di assistere a concerti per sole percussioni (molto più grezzi e pressapochisti di quello visto a Mindelo). Di fronte al Po di Terra c’è il più classico Esplanada che, proponendo musica dalle caratteristiche languido-melodiche, si rivolge ad un tipo di turista meno ‘alternativo’. Molto consigliato è J. Banana (Joe Banana), un ristorante che si trova un po’ fuori mano (chiunque riesce ad indicarvi dov’è) e che, per gli stessi prezzi, offre porzioni più abbondanti, e meglio cucinate, degli altri in un ambiente tipicamente familiare.

Sarebbe pretenzioso cercare di fare un panorama di Lisbona basandosi sui soli due giorni trascorsi nella capitale portoghese, mi limiterò a dire che è molto piacevole vagabondare per le strade della città vecchia, guardando passeggiare affascinanti vecchiette old style o assistendo al concerto dei buskers di turno, di varia natura e valore. Può anche capitarvi di assistere ad un’esibizione estemporanea dei Les Aminches che, due sere dopo, si esibiscono in veste ufficiale nella sala del Mercato da Ribeira.
È una sciccheria fare colazione nella vecchia Pastels de Belém e incamminarsi poi lungo il Tago, senza saper decidere se le acque che vedi sono mare o sono fiume. Così com’è piacevole mangiare nei ristorantini tipici la cui rete si estende per tutto il Bairro Alto.
È commovente ritrovare ancora tracce della rivoluzione dei garofani che, nell’aprile del 1974, pose fine in modo incruento alla dittatura salazariana. Si mangia bene al ristorante República, che si trova nello stesso locale dov'era stampato, in clandestinità, l’omonimo giornale che lottò duramente contro la dittatura fascista e fu in prima fila nell’appoggiare la rivoluzione dei garofani... e, poco distante da lì, si può ancora vedere, scritto su un muro, il titolo della canzone che diede il segnale convenuto per quella sommossa, Grândola Vila Morena di José Afonso.
Quello che posso fare con una certa precisione, oltre a ciò, è tracciare una mappa musicale di Lisbona e del Portogallo, una ricerca, nella quale mi è stato di grande aiuto Nuno Moita della Grain Of Sound, che sarà sicuramente gradita da più d’un lettore.
Iniziamo dalla stampa. L’unico giornale musicale portoghese un po’ specializzato è il settimanale Blitz, che è ricalcato sul modello dei giornali inglesi. Blitz sta in bilico fra mainstream e rock indipendente, mentre limitato è lo spazio che concede alla musica sperimentale. In Portogallo sono in ogni caso reperibili i maggiori giornali inglesi, nelle edicole o nei negozi specializzati, compreso The Wire.
Piuttosto frequenti sono i concerti mainstream e numerosissimi i locali in cui viene suonato il fado, una musica dalle caratteristiche molto tradizionali, senza segni di rinnovamento o contaminazione. Il fado, in pratica, sta ancora aspettando i suoi profeti (si chiamino essi Bob Dylan o John Zorn).
Anche la scena rock portoghese appare eccessivamente derivativa, fanno eccezione i geniali Pop Dell’Arte, un gruppo di cui, agli esordi, ha fatto parte anche Rafael Toral. Il titolo del loro disco d’esordio, “Free Pop” (del 1988 e con Toral in formazione), è tutto un programma. L’ultimo disco del gruppo, guidato dal cantante João Peste, è del 2002 ed è un mini-CD intitolato “So Goodnight”. Nell’entourage dei Pop Dell'Arte è passato anche Sei Miguel.
La scena sperimentale è invece molto più attiva, a partire da musicisti storici come Carlos Zingaro, Osso Exotico, Rafael Toral e Nuno Canavarro, ed è concentrata intorno alle città di Lisbona e Porto. I locali dove si può ascoltare musica sperimentale sono la ZDB Gallery a Lisbona, nel Bairro Alto, e Maus Hábitos a Porto. Nelle due città si svolgono anche i festival Sonic Scope e Blue Spot. Il primo, giunto nel 1993 alla terza edizione, si tiene a Lisbona ed è curato dallo stesso Moita, mentre il secondo viene fatto a Porto. Ci sono sicuramente altre occasioni di cui lo stesso Nuno non è a conoscenza (come l’EME festival, dove sono stati registrati alcuni brani dell’ultimo disco di Paolo Angeli, o come l’Aveiro Síntese Festival citato nel sito web della Crónica).
A proposito delle etichette, Nuno mi ha invece parlato del ruolo precursore svolto da Ananana (a Lisbona) e Audeo (a Porto). Seppure il loro ruolo sia oggi ridimensionato, restano tuttavia entrambe attive come negozio, accanto a Flur e Matéria Prima, che funziona anche come distributore. Ananana si trova nella Traversa da Agua-da-flor N° 29 R/C nel Bairro Alto e l’orario d'apertura va dalle 16 alle 20 (lunedì - giovedì) con riapertura dalle 21,30 alle 24 (venerdì e sabato). Flur si trova invece lungo il Tago, nei pressi della stazione di Santa Apolónia. Matéria Prima è a Porto, in Rua Miguel Bombarda 457.
Ci sono poi altri negozi d’impostazione più classica come FNAC (all’interno dell’Armazéns do Chiado) e un negozietto di dischi da collezione (nella scalinata che dal Rossio porta al Bairro Alto – Calçada do Duque). Di quest’ultimo ho visto l’ingresso, ma non sono entrato perché tutte le volte che ci sono passato davanti era chiuso (mi sembra che apra nel tardo pomeriggio).

L’attiva scena portoghese ruota oggi intorno a sei etichette. Scorrendo il dito sui cataloghi è evidente lo spirito di collaborazione che esiste fra i musicisti delle varie etichette, oltre all’ottica di tipo internazionale con cui esse sono gestite. Questi due elementi, uniti alla qualità delle proposte musicali, rendono la scena portoghese odierna una cosa affatto speciale e, se non avete già provveduto, è arrivato il momento di fare conoscenza con i musicisti che la animano. Nomi che ormai non dovrebbero avere bisogno di presentazioni, come lo stesso Nuno Moita, Paulo Raposo, Sei Miguel, Manuel Mota, Margarida Garcia, Ernesto Rodrigues, José Oliveira, Carlos Santos, Durán Vázquez e João Castro Pinto, oltre ad un nutrito sottobosco di figure meno conosciute fra le quali Moita mi ha parlato molto bene dei Soundtrap (Pedro Lourenço e Nuno Leão) come particolarmente interessanti.




Creative Sources (www.geocities.com/creativesources_rec)
È l’etichetta che fa capo al violinista Ernesto Rodrigues, al violoncellista Guilherme Rodrigues e al percussionista / chitarrista José Oliveira, musicisti dediti ad un tipo d’improvvisazione piuttosto classica, che potremmo definire alla AMM. Finora ha pubblicato una decina di titoli, fra i quali ci sono dei lavori a cui partecipano anche Manuel Mota e Margarida Garcia. L’etichetta si sta allargando verso una produzione sempre meno legata ai nomi dei tre musicisti e sempre più di tipo internazionale, come dimostra il recente “No Furniture” del trio Boris Baltschun / Axel Dörner / Kai Fagaschinski. Nel sito dell’etichetta è già annunciata una serie interessante di prossime uscite - in una di esse c’è di nuovo la partecipazione di Manuel Mota e in un’altra quella di Alessandro Bosetti - fra cui anche un CD in solitudine del fisarmonicista Alfredo Costa Monteiro.



Crónica (www.cronicaelectronica.org)
La rampante etichetta di Porto, dopo aver esordito l’hanno scorso con “Hard Disk” di @c, ha aggiunto, in breve tempo, altri sette titoli al proprio catalogo. La Crónica, con le sue confezioni eleganti e raffinate, è l’etichetta in grado di lanciare in orbita la scena portoghese (per quanto riguarda il livello delle vendite). Il disco più recente pubblicato dall’etichetta è “Further Consequences Of Reinterpretation” di Paulo Raposo & Marc Behrens, ma già è annunciato un nuovo capitolo: “Product” di Ran Slavin.






Grain Of Sound (www.grainofsound.com)
Peccato che l’etichetta guidata da Nuno Moita debba subire l’ostracismo - messo in atto da stampa, distributori e pure da un gran numero di appassionati - nei confronti del formato CD-R, poiché i dischi pubblicati dalla sua Grain Of Sound non hanno nulla da invidiare alle altre produzioni portoghesi. In catalogo, oltre ad alcuni dei migliori dischi della sperimentazione portoghese, ci sono anche titoli di Sawako, tu m’ e Quiet American.






Headlights (www.geocities.com/headlighsrecordings)
La Headlights è in pratica l’etichetta di Manuel Mota, Margarida Garcia e Sei Miguel. Fra tutte le etichette sperimentali portoghesi è quella a carattere più personale e anche quella dal catalogo più limitato. Esteticamente fa un po’ da ponte fra l’impostazione più tradizionale della Creative Sources e quella più innovativa di Grain Of Sound e SIRR.ecords.








SIRR.ecords (www.sirr-ecords.com)
La SIRR è l’etichetta gestita da Paulo Raposo e Carlos Santos, in pratica i Vitriol, e può ormai esibire un catalogo da fare invidia anche ai più agguerriti marchi internazionali. Fra i nomi che hanno pubblicato su SIRR ci sono Steve Roden, Toshiya Tsunoda, Janek Schaefer, Arg, Marc Behrens, René Bertholo (un precursore della sperimentazione elettronica) e Carlos Zingaro. Il disco di quest’ultimo, “Cage Of Sand”, è stato manomesso dal collettivo [des]integração che comprende la crema degli sperimentatori lusitani (“Permute” è il frutto di quest’intervento al massacro). In uscita ci sono CD di Brandon Labelle e Jason Kahn, oltre al nuovo lavoro del tandem Raposo / Santos (“Insula Dulcamara”, un titolo assai portoghese).



Variz (il sito segnalato nella copertina dei dischi non è attivo, si può trovare in ogni caso un articolo sull’etichetta all’indirizzo www.bodyspace.net/artigos.php?rub_id=28)
“Portuguese Electr(o)domestic Tracks 1.0”, il disco con cui la Variz aprì i battenti nel 2001, è un monumento alla nuova sperimentazione di stampo più elettronico. Fra i 22 nomi che partecipano alla compilation ci sono @c, Stapletape, Miguel Soares, Soundtrap e João Pinto. Dopo tre o quattro altri dischi dell’etichetta si sono perse le tracce, ma ho la forte impressione che la sua esperienza sia sfociata direttamente nella Crónica.






Altre informazioni sulla musica sperimentale portoghese, che seguiamo da sempre con particolare interesse, potete trovarle sparse all’interno delle recensioni. Oppure su http://www.kathodik.it, per alcune cose che hanno preceduto la nascita di sands-zine, spulciando fra gli articoli e le recensioni firmate da Marco Carcasi, Alfredo Rastelli, etero genio e Sergio Eletto.

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