rialtosantambrogio    A cura della redazione di Sands-Zine

La stragrande maggioranza degli adepti di sands-zine avrà sentito almeno una volta tintinnare il nome chiesastico del rialtosantambrogio in relazione alla rassegna extrasonora Scatole Sonore, che per 4 stagioni si è snodata nelle cavità metropolitane di un piccolo gigante della cultura indipendente, «il più centrale dei centri sociali di Roma». Sempre parecchi di voi avranno notato il primo piano di sands tuttora visibile. L’estate romana non ha visto fare neanche un giorno di meritato riposo le forze dell’ordine capitoline che riescono dopo anni di posta a centrare il cuore della loro preda – di turno. L’epilogo vede l’apposizione il 28 Luglio dei sigilli presso gli ultimi luoghi rimasti indenni; postazioni già ansimanti ma comunque vive e attive. La sala teatro e il cortile interno: «gli unici spazi rimasti ancora liberi dal sequestro già eseguito con lo sproporzionato blitz del 20 marzo scorso».
A seguire fugace intervista redatta a cavallo del ferragosto con Luigi Tamborrino, fra i fondatori del rialtosantambrogio e di altri centri sociali orbitanti nella caput mundi, sperando così di poter dare almeno quella – giustissima - dose di visibilità che una faccenda oscurantista del genere merita.

Come immaginerai la conoscenza fra sands e il rialto porta a Scatole Sonore. Prima di passare al dettaglio i fatti sulla chiusura, discutiamo di vita vissuta pericolosamente sin’ora dal centro sociale: nascita, attività, filosofia?
Il Rialto nasce dall'occupazione di uno stabile abbandonato del Comune di Roma in Via IV Novembre, proprio sopra il cinema Rialto, nel gennaio 1999. Sin da subito ci siamo dati come obiettivo il superamento dell'idea un po' pasoliniana del centro sociale periferico, luogo di socializzazione alternativo, ma comunque funzionalmente similare alla parrocchia e alla sezione di partito. Il Rialto nasce e vuole essere struttura centrale, dinamica e contemporanea. Vuole sperimentare col fare nuove forme di comunicazione e di trasmissione di saperi, guardando al di là delle mura aureliane e tessendo incessantemente relazioni e sinergie con la cittadinanza tutta. Un luogo complesso che pensa e agisce cercando di innovare e innovarsi continuamente anche, e soprattutto, nelle forme dell'agire politico che per noi è prioritariamente un agire politico-culturale. Con questo spirito abbiamo affrontato trattative complesse che ci hanno portato nel marzo del 2000 all'assegnazione di parte del Complesso Monumentale del Sant'Ambrogio alla Massima e che, speriamo presto, comporteranno di delocalizzare l'intervento all'ex Autoparco dei vigili urbani a Porta Portese.

L’epilogo del 28 Luglio ha tranciato di fatto ogni possibilità di fruizione dell’intero stabile. Ci fai un resoconto dell’intera faccenda, e di come si è arrivanti all’epilogo del 28 Luglio, per giunta inatteso. Come mai tanta ostilità sciabolata dalle istituzioni per anni contro di voi?
È chiaro che il Rialto in dieci anni di attività ha sviluppato una tale capacità di produzione e fruizione di cultura indipendente da diventare un problema per coloro che vivono e si alimentano di appartenenze, subalternità, affari e poteri consolidati.
Alla base degli innumerevoli interventi di Vigili Urbani, Asl, Questura, Commissariato Campo Marzio, Comune di Roma, etc. c'è solo l'intento di porre fine ad un'esperienza politico-culturale indipendente molto forte a Roma.
Questi ultimi sigilli, addirittura al teatro, danno chiaramente il peso specifico della nostra forza e delle loro paure. Chiudere tutto con i sigilli, far intervenire magistrati e ingenti unità di polizia, per impedire quale reato?
L'indipendenza culturale. Allora sì, siamo colpevoli.

Dunque sono 10 anni di vita… sudata?
Certo. Ma ne eravamo consapevoli. Anche perché in questi anni nessuno, a destra e a sinistra, ha mai voluto affrontare veramente il tema degli spazi indipendenti. È chiaro che questa classe dirigente, per anni abbarbicata al potere, non ha mai voluto “cedere sovranità” volontariamente. Infatti ancora oggi la delibera che assegna il patrimonio del Comune di Roma ad associazioni culturali è la delibera 26 del 1995, nata con la lotta e la mobilitazione del coordinamento dei centri sociali, e voluta fortemente dalla città in quei anni.
Ma da lì ad oggi nessun passo in avanti si è fatto, lasciando nelle mani del dirigente e/o questurino di turno la possibilità di intervenire qualsiasi volta ne senta la necessità, per bloccare strutture importanti, aggrappandosi a normative tecniche, permessi asl, etc.. Tutti gli spazi assegnati con tale strumento non sono a norma e tutti lo sanno. Allora cosa si fà? Si chiude tutto o si affronta il problema?

Mani oscurantiste e proibitive creano fastidio anche ad altre realtà del dissenso capitolino? Allo stesso tempo non penso si tratti di un fenomeno locale…
Diciamo che è una spada di Damocle che viene agitata quando qualcuno decide che venga agitata. Guarda che a situazioni simili non corrisponde mai un atteggiamento eguale da parte di chi detiene il potere.
È chiaro poi che in tutto ciò c'è anche chi ci mette del suo. L'ignoranza e l'ottusità di chi è chiamato ad agire senza pensare giocano un ruolo importante.
Su Roma ci sono elementi contraddittori: da una parte vi è l'aggressione al Rialto, all'Horus e al Teatro del Lido, mentre dall'altra si concludono positivamente le trattative per Esc e finalmente si riapre l'Angelo Mai. Quindi non mi pare esservi un disegno preciso.
Sul quadro nazionale quello che salta agli occhi è il taglio al FUS.
Ma io voglio portarvi invece l'esempio di Napoli: il Museo d'Arte Contemporanea “Madre” è stato recentemente sottoposto inspiegabilmente dai Vigili Urbani ad art.100 TULPS (stesso procedimento che abbiamo subito noi l'anno scorso) solo perché il suo direttore aveva deciso di fare ciò che si fa in tutto il mondo: aprire il museo contemporaneo alla contemporaneità. Questo è quello che mi fa più paura: una classe dirigente incapace e inadeguata.

Che tipo di controazione avete pianificato per controbattere al nemico? Il vostro mood per il futuro?
Credo che la chiusura anche del teatro del Rialto abbia avuto una notevole risonanza non solo a Roma. Tieni presente che abbiamo lanciato in pieno Agosto un appello a sostegno (http://www.rialto.roma.it/news/dettaglio/23/la-cultura-indipendente-non-si-arresta) e in pochi giorni abbiamo raccolto oltre mille adesioni di artisti, operatori culturali, semplici fruitori.
Voglio anche sottolineare che l'atto che impone l'ampliamento dei sigilli al teatro del Rialto porta come data il 18 Maggio; viene eseguito invece a fine Luglio. Proprio per depotenziare la capacità di risposta della struttura.
Noi da parte nostra continueremo a fare il Rialto, con o senza i sigilli.







On web:
www.rialto.roma.it http://www.myspace.com/rialtosantambrogio http://www.myspace.com/luigitamborrino

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