`Thrīe Thrēo Drī ´

Autore disco:

Ab Baars, Meinrad Kneer & Bill Elgart

Etichetta:

Jazzwerkstatt (D)

Link:

www.jazzwerkstatt.eu

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2021

Titoli:

1) Verticality 2) High Rider 3) Boulder Clay Movement No.1 4) The Duck Stays Between The Teeth 5) Alternative Experimental Assembly X 6) A Day Like Any Other 7) All Other Forms Of Matter And Energy 8) Aerolith

Durata:

71:28

Con:

Ab Baars, Meinrad Kneer, Bill Elgart

un trio ormai consolidato

x mario biserni (no ©)

La formazione a tre sax – contabbasso – batteria può essere considerata, per il jazz, il corrispettivo di ciò che il power trio è stato per il rock. Credo che per un sassofonista poter dare fiato libero alla propria creatività all’interno di una formazione simile possa rappresentare un buon punto d’arrivo, e Baars ne ha fatto un fulcro della sua arte che lo accompagna da lungo tempo, dapprima attraverso l’Ab Baars Trio (con Martin Van Duynhoven e Wilbert De Joode) e poi con questo terzetto internazionale e multi generazionale che raggiunge adesso il traguardo del terzo disco. Sicuramente in “Thrīe Thrēo Drī” c’è il mestiere, e viste le premesse non potrebbe essere altrimenti, ma pure c’è lo stupore di musicisti che non cessano di spingersi un passo più avanti ogni volta che prendono gli strumenti in mano. Sono soprattutto Alternative Experimental Assembly X e Aerolith a lasciare stupefatti, con il flauto di bambù e l’archetto a friggere un dialogo surreal-primitivo sui tocchi rarefatti di Elgard. Il lirismo delicato di All Other Forms Of Matter And Energy, un brano che ricorda le pagine più libere di Ornette Coleman, non è comunque da meno nell’estorcere emozioni, così come la dolente marcia funebre Boulder Clay Movement No.1. In The Duck Stays Between The Teeth i suoni sono spinti ai limiti del rumore, con trilli, soffi e vocalizzi, in un crescendo di dialoghi molto serrati. L’insieme è comunque sempre improntato a una compattezza priva di passi falsi e indecisioni, frutto di anni passati a condividere interessi e passioni comuni.
Alcune di tali formazioni hanno marchiato a fuoco la storia stessa del jazz (i trii di Sonny Rollins, Ornette Coleman, Albert Ayler, Peter Brötzmann, David Murray e i chicagoani Air, per citare i primi che mi sovvengono) e di seguito vi riporto un piccolo elenco di dischi storici in trio del jazz moderno (sta per essere pubblicato un doppio LP di Peter Brötzmann, William Parker e Milford Graves registrato nel 2002, in campana!):
Sonny Rollins: “Freedom Suite”
Albert Ayler: “Spiritual Unity”
Ornette Coleman: “The Empty Foxhole”
Ornette Coleman: “At The Golden Circle Volume 1 e 2”
Byron Allen: “The Byron Allen Trio”
Sam Rivers: “Streams”
Peter Brötzmann: “For Adolphe Sax”
Peter Brötzmann: “Opened, But Hardly Touched”
David Murray: “Low Class Conspiracy”
Air: “Air Time”
Air: “Air Lore”.

Prossimamente / next: “Mother Afrika” del Roberto Zanetti Quartet; “Music For A Different Room” di Tommaso Rolando; “Parallelism” dei Central Unit; “Beats The Plague” degli Spinifex; “Eris I Dysnomia” // “Ixtlahuaca” // “Box Of Black” di Jeff Surak // Orasique // Ypsmael; “Cirrus” di Manuel Mota; “Approximately Grids With A Plan” del Luca Perciballi Organic Gestures; “Saca Los Cuernos al Sol” di Ernesto Diaz-Infante; “Post Jazz Chamber Music” di Francesco Baiguera; “Totale!” di Totale!; “Fernweh” di Danilo Ligato …


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Data Recensione: 27/1/2022

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