`Triad´ // `Mokita´

Autore disco:

Fujii, Fonda & Mimmo // Mokita

Etichetta:

Long Song Records (I) // Creative Sources (P)

Link:

www.longsongrecords.com
www.sands-zine.com/articoli.php?id=4500
www.creativesourcesrec.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2018

Titoli:

1) Available Gravity 2) Birthday Girl 3) Accidental Partner 4) No More Bugs 5) Joe Melts The Water Boiler // 1) Prosopis Ferox 2) Tepú 3) Persea Lingue 4) Inga

Durata:

56:28 // 46:21

Con:

Satoko Fujii, Joe Fonda, Gianni Mimmo // Cecilia Quinteros, Christoph Gallio, Alex Elgier, Marcelo Von Schultz

(altre) connessioni internazionali: dai quattro punti cardinali

x mario biserni (no ©)

Ecco a voi due CD realizzati da un trio e da un quartetto con strumentisti provenienti da Giappone e Stati Uniti, Svizzera e Argentina e, naturalmente, Italia. Fra i due gruppi esistono altre condivisioni, oltre a queste caratteristiche internazionali, quali la presenza di sassofonisti, Gianni Mimmo e Christoph Gallio, dichiaratamente discepoli di Steve Lacy. Un altro punto in comune è la disposizione a cimentarsi sia sulle brevi sia sulle lunghe distanze (Birthday Girl, Persea Lingue e Inga durano rispettivamente qurantadue, venti e quindici minuti).
Oltre a una così ampia escursione geografica, è palpabile pure un’escursione di tipo esperenziale. Joe Fonda, in particolare, proviene da lontano e vanta una miriade pazzesca di associazioni, fra le quali quelle con i chicagoani Anthony Braxton e Leo Smith (nel suo sito joefonda.com potete prendere visione di una discografia pressoché sterminata).
Quasi illimitata appare pure la discografia della Fujii, con numerose collaborazioni che vanno da quella con il batterista Tatsuya Yoshida a quella con Carla Kihlstedt. Particolare rilevanza, dacché conducono dritti a questo trio, assumono le sue recenti esperienze in duo con Joe Fonda. Il suo tocco, dalle forti reminescenze classiche, può essere ricondotto soprattutto a pianisti come Paul Bley e Bill Evans.
Ritengo inutile soffermarmi nuovamente su un Mimmo che è già stato trattato in numerose recensioni e, in tempi piuttosto recenti, in una lunga intervista (la trovate al link riportato sopra).
Queste note, comunque ristrette, già possono far intendere la sostanza di un disco che raccoglie nei suoi solchi la tradizione delle musiche improvvisate giapponesi, nordamericane ed europee. Non solo, in “Triad” è possibile cogliere più nello specifico influenze che vanno dalla creative music chicagoana alla new music colemaniana in un percorso che, passando per il connubio anglo-tedesco fra Evan Parker e Alex Von Schlippenbach, porta inevitabilmente alla figura basilare di Thelonious Monk.
Quello che più colpisce, oltre alla coesione da manuale mostrata dai tre, è la notevole tensione melodica che non esce mai affievolita, neppure nei passaggi più dissonanti. “Triad” è un disco che può conquistare sia gli appassionati della sperimentazione più estrema sia coloro che nella musica ricercano quella godibilità tipica della grande composizione classica. Non mi stupisce che, come mi ha riferito lo stesso Mimmo, la prima tiratura sia andata a ruba e sia già in circolazione una prima ristampa.
Influenze molto simili marcano il disco dei Mokita, che però restringono la loro visione in direzione di un free jazz più burbero e più amelodico. In tal caso il sassofonista svizzero Christoph Gallio, che avrete presente per la conduzione da lunga data dei Day & Taxi, è volato a Buenos Aires per incontrare gli argentini Cecilia Quinteros (violoncello), Alex Elgier (pianoforte) e Marcelo Von Schultz (batteria). La differenza con alcuni classici quartetti, tipo quello coltraniano, vige unicamente per la presenza del violoncello in vece del contrabbasso. Differenza non di poco conto, direi, in quanto il violoncello è ben più duttile e propenso ad abbandonare ruoli di accompagnamento ritmico per elevarsi allo status di elemento solista in grado di dialogare da pari a pari con i sax di Gallio. Al di là della musica contenuta, estremamente riuscita e in grado di appagare gli appassionati del free jazz più atavico, “Mokita” apre uno spiraglio su una scena musicale che conoscevamo solo di striscio attraverso l’incontro con alcuni transfughi nella vecchia Europa (Lucio Capece in particolare).
Oltre ai punti in comune enormi paiono quindi anche le differenze, già riassumibili dalle immagini riportate nelle due confezioni: a colori e panoramiche quelle di “Triad” e, viceversa, in b/n e focalizzate quelle di “Mokita”.
Comunque si tratta di due dischi che, pur per motivi diversi, gli appassionati di jazz sperimentale dovrebbero ascoltare.


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Data Recensione: 13/9/2018

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`Triad´ // `Mokita´  

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