`Inscapes´

Autore disco:

Omawi

Etichetta:

De Platenbakkerij (NL)

Link:

www.doek.org
www.toondist.nl

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2017

Titoli:

1) Stir 2) Star 3) tatata-di-di-,-dididum 4) Stem 5) Stone

Durata:

40:09

Con:

Marta Warelis, Wilbert De Joode, Onno Govaert

paesaggi interiori dall’Electric Monkey di Amsterdam

x mario biserni (no ©)

Omawi è l’ensemble del 2 a 1: due maschi e una femmina, due giovani e un veterano della scena jazz olandese.
“Inscapes”, titolo traducibile con paesaggi interiori, è un disco con 5 composizioni istantanee registrato presso lo studio Electric Monkey di Amsterdam.
Iniziamo dall’ensemble.
Il contrabbassista Wilbert De Joode, nato nel 1955, è un pezzo da novanta della seconda generazione jazzistica olandese, quella che ha fatto seguito ai Bennink, Mengelberg, Altena & co. Ha alle spalle la frequentazione di praticamente tutti i musicisti di quella scena e, nell’occasione, mette la sua esperienza al servizio dei suoi più giovani, ma non per questo meno scafati, compagni.
Marta Warelis, di origini polacche, aggiunge il suo nome al nugolo di api regine impegnate a collocare il pianoforte nella contemporaneità della musica improvvisata (Sophie Agnel, Magda Mayas, Andrea Neumann, Ingrid Schmoliner, Kaja Draksler …). Il suo tocco raffinato e tipicamente femminile si cala in uno stile onnivoro che passa con nonchalance da soluzioni melodiche a pratiche dissonanti, da rarefatte aritmie monkiane a grappoli di note, da approcci classicissimi a preparazioni cageane, dalla tastiera alle corde interne della cassa armonica, muovendosi sempre con una grazia angelica.
Onno Govaert è, insieme a René Aquarius e Teun Verbruggen, uno dei batteristi più attivi in quell’area che viene definita come new wave of jazz. L’influenza di Han Bennink nel suo drumming è evidente, soprattutto nei frequenti cambi di passo, ma quanto in Bennink era artigianato in Govaert è pura filosofia. Del maestro vanno persi anche gli eccessi teatral-dadaisti, e la sua impostazione è sostanzialmente più sobria.
Dall’interazione fra i tre, quasi sempre un dialogo dialettico e paritario, nascono le affascinanti strutture di questo disco, perse fra fraseggi monkevansiani e funamboliche destrutturazioni free. Se non sopportate quello che oggi i grandi media vi presentano come jazz comprate questo disco e sarete costretti a ricredervi.


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Data Recensione: 18/3/2018

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