`Stuck in the Room Full of Mirrors´

Autore disco:

Ultraviolet Makes Me Sick

Etichetta:

Urtovox (I)

Link:

www.uvmms.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2007

Titoli:

1) Reflecting Hope 2) Sever 3) Crash (Staring at cars crashing as pure musical) 4) Blues for S.B. 5) Having a bee in one`s bonnet 6) Floodland 7) Like a weed 8) Can you pass the Acid Test? 9) Evening stops, heart beats, ghosts catch fire

Durata:

37:09

Con:

Alberto Anadone, Davide Impellizzeri, Gianmaria Aprile, Umberto Provenzani, Andrea Girelli, Andrea Ferraris, Sara Poma, Simone Fratti

Se i Death Cab for Cuties suonassero seventies e jazzati...

x Matteo Uggeri

Non escludo che l`occhiello qui sopra farà arrabbiare gli autori di questo disco, dato che si parte da un gruppetto di pop leggero (ma per coloro cui piace si potrebbe dire leggiadro, e già la connotazione si svela positiva), mettendo enfasi su uno dei - tanti - elementi che caratterizzano la musica di questo combo (difficile parlare di gruppo vista la mole di collaboratori che compare nel disco, ad arricchire la miscela con tastiere, cori ed altro ancora). Essendo io rimasto allo scarno e forse troppo embrionale “Soundproof” del 2001, sono rimasto spiazzato dall`ascolto (prima live poi su disco) di questa nuova, più ricca e completa forma degli UVMMS, dove gli strumenti vedono finalmente comparire il basso in pianta stabile, a volte addirittura doppio, una chitarra sempre piuttosto graffiante e dissonante `il giusto`, nonchè una batteria dal sapore molto jazzato. Il loro suono, che già affonda in parte le radici nella musica dei settanta, risulta quindi moderno e complesso, con un occhio al post rock meno malinconico e banale, in favore di cambi di tempo, atmosfera, luogo, mood. Su tutto, una voce (quasi sempre di Umberto Provenzani) che fa di tanto in tanto capolino a riportare quel gusto pop di cui si diceva in apertura.
C`è chi apprezzerà molto le quasi Zorniane svisate jazz blues dei densi due minuti di Blues for S.B., ma io voto per la conclusiva e deliziosa Evening stops, heart beats, ghosts catch fire. Di certo ce n`è per molti gusti, ma non illudetevi: il disco non si presta ad ascolti distratti, anche perchè coloro che lo suonano e lo producono ci sanno davvero fare, anche tecnicamente. Quindi impegnatevi anche voi: ascoltate anche in cuffia e godetevi ogni strato della stanza degli specchi.


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Data Recensione: 22/12/2008

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